Biografia di Daniello Bartoli
Nazione: Italia
Daniello Bartoli nacque a Ferrara il 12 febbraio 1608 e morì a Roma il 13 gennaio 1685. Fu gesuita, storico e scrittore.
Nacque da una famiglia modesta e rimase orfano di padre da bambino. Fu accolto e educato dai gesuiti del locale collegio che ne riconobbero le doti intellettuali eccezionali, avviandolo presto agli studi umanistici e teologici in un ambiente di rigore religioso e disciplina classica.
A soli quindici anni entrò novizio nella Compagnia di Gesù nel collegio di Sant'Andrea a Roma, completando il percorso formativo tra Napoli e Roma con maestri come il teologo Mutio Vitelleschi, futuro generale dell'Ordine, che respinse però la sua richiesta di entrare nei missionari per non sprecare le sue doti letterarie superiori.
Ordinato sacerdote intorno al 1635, insegnò retorica e filosofia nei collegi gesuiti di Ferrara, Siena e Lucca, distinguendosi come predicatore eloquente che attirava folle numerose, mentre iniziava a pubblicare opere erudite come la traduzione dei Dialoghi della divina Provvidenza di santa Caterina da Siena nel 1640.
Nel 1650, Vitelleschi lo nominò storiografo ufficiale della Compagnia di Gesù: si trasferì quindi stabilmente a Roma dove dedicò la vita alla scrittura monumentale, producendo un corpus vastissimo che spaziava dalla storia alla morale, dalla scienza alla retorica, celebrato da Giacomo Leopardi come "Dante della prosa italiana" per lo stile barocco colmo di concettismi, metafore ardite e un ritmo musicale paragonabile alla Divina Commedia.
Tra le prime opere spicca la Vita e Istituto di Santo Ignazio (1650-1653), biografia ufficiale del fondatore dei gesuiti in sette volumi che mescola narrazione epica e analisi psicologica, seguita dalla monumentale Istoria della Compagnia di Gesù (1653-1675), enciclopedia in oltre 10.000 pagine divisa in parti continentali come L'Asia (1653-1663) con sezioni sulla Cina e sul Giappone, L'Europa e L'Africa, che catalogava missioni, santi e fatti con erudizione enciclopedica.
Nelle opere morali e apologetiche compose La povertà contenta (1650), dedicata ai ricchi per esaltare la serenità francescana, L'uomo al punto (1657) sulla preparazione alla morte come inizio dell'eternità, e La ricreazione del savio (1659), dialogo contemplativo con natura e Dio che univa ascetismo e sensibilità estetica.
Fu anche scienziato, sempre riconoscendo nella natura l'opera creatrice di Dio. Osservò le macchie di Marte e le fasce di Giove, studiò il delta del Nilo e animali come il ragno saltatore e fu ammiratore di Galileo nonostante fosse stato condannato dalla Chiesa.
Dal 1671 al 1674 ricoprì l'incarico di rettore del Collegio Romano, prestigioso riconoscimento al suo prestigio internazionale, mentre produceva biografie gesuite come quella di Vincenzo Carafa (1651) e Stanislao Kostka, trattati scientifici su pressione, suono e coagulazione, e opere retoriche come Della geografia trasportata al morale (1669) che applicava categorie geografiche alla morale cristiana.
Infaticabile nonostante l'età, negli ultimi anni compilò le Morali (1684), raccolta di riflessioni spirituali, e Pensieri sacri pubblicato postumo; morì a Roma il 13 gennaio 1685 all'età di 76 anni, lasciando un'eredità barocca che influenzò la prosa seicentesca con la sua vastità erudita e il suo virtuosismo linguistico.
Nacque da una famiglia modesta e rimase orfano di padre da bambino. Fu accolto e educato dai gesuiti del locale collegio che ne riconobbero le doti intellettuali eccezionali, avviandolo presto agli studi umanistici e teologici in un ambiente di rigore religioso e disciplina classica.
A soli quindici anni entrò novizio nella Compagnia di Gesù nel collegio di Sant'Andrea a Roma, completando il percorso formativo tra Napoli e Roma con maestri come il teologo Mutio Vitelleschi, futuro generale dell'Ordine, che respinse però la sua richiesta di entrare nei missionari per non sprecare le sue doti letterarie superiori.
Ordinato sacerdote intorno al 1635, insegnò retorica e filosofia nei collegi gesuiti di Ferrara, Siena e Lucca, distinguendosi come predicatore eloquente che attirava folle numerose, mentre iniziava a pubblicare opere erudite come la traduzione dei Dialoghi della divina Provvidenza di santa Caterina da Siena nel 1640.
Nel 1650, Vitelleschi lo nominò storiografo ufficiale della Compagnia di Gesù: si trasferì quindi stabilmente a Roma dove dedicò la vita alla scrittura monumentale, producendo un corpus vastissimo che spaziava dalla storia alla morale, dalla scienza alla retorica, celebrato da Giacomo Leopardi come "Dante della prosa italiana" per lo stile barocco colmo di concettismi, metafore ardite e un ritmo musicale paragonabile alla Divina Commedia.
Tra le prime opere spicca la Vita e Istituto di Santo Ignazio (1650-1653), biografia ufficiale del fondatore dei gesuiti in sette volumi che mescola narrazione epica e analisi psicologica, seguita dalla monumentale Istoria della Compagnia di Gesù (1653-1675), enciclopedia in oltre 10.000 pagine divisa in parti continentali come L'Asia (1653-1663) con sezioni sulla Cina e sul Giappone, L'Europa e L'Africa, che catalogava missioni, santi e fatti con erudizione enciclopedica.
Nelle opere morali e apologetiche compose La povertà contenta (1650), dedicata ai ricchi per esaltare la serenità francescana, L'uomo al punto (1657) sulla preparazione alla morte come inizio dell'eternità, e La ricreazione del savio (1659), dialogo contemplativo con natura e Dio che univa ascetismo e sensibilità estetica.
Fu anche scienziato, sempre riconoscendo nella natura l'opera creatrice di Dio. Osservò le macchie di Marte e le fasce di Giove, studiò il delta del Nilo e animali come il ragno saltatore e fu ammiratore di Galileo nonostante fosse stato condannato dalla Chiesa.
Dal 1671 al 1674 ricoprì l'incarico di rettore del Collegio Romano, prestigioso riconoscimento al suo prestigio internazionale, mentre produceva biografie gesuite come quella di Vincenzo Carafa (1651) e Stanislao Kostka, trattati scientifici su pressione, suono e coagulazione, e opere retoriche come Della geografia trasportata al morale (1669) che applicava categorie geografiche alla morale cristiana.
Infaticabile nonostante l'età, negli ultimi anni compilò le Morali (1684), raccolta di riflessioni spirituali, e Pensieri sacri pubblicato postumo; morì a Roma il 13 gennaio 1685 all'età di 76 anni, lasciando un'eredità barocca che influenzò la prosa seicentesca con la sua vastità erudita e il suo virtuosismo linguistico.
Frasi di Daniello Bartoli
Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
Leggi le frasi di Daniello Bartoli
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
Le spine sono a cento per una delle rose.
Leggi le frasi di Daniello Bartoli