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Come trovasti o scolorata e brutta
invenzion, mai loco in uman core?
Per te la militar gloria è distrutta,
per te il mestier de l'arme è senza onore; per te è il valore e la virtù ridutta,
che spesso par del buon il rio migliore:
non più l'ardire
per te può in campo al paragon venire.
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S'un medesimo ardor, s'un desir pare
inchina e sforza l'uno e l'altro sesso
a quel suave fin d'amore, che pare
all'ignorante vulgo un grave eccesso;
perché si de' punir donna o biasimare,
che con uno o più d'uno abbia commesso
quel che l'uom fa con quante n'ha appetito,
e lodato ne va, non che impunito?
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Ah sfortunata plebe,
che dove del tiranno utile appare,
sempre è in conto di pecore e di zebe!
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Che non pur per cittadi e per castella,
ma per tuguri ancora e per fenili
spesso si trovan gli uomini gentili.
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Natura il fece e poi ruppe la stampa.
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Chi fa sua vendetta, oltra che offende chi offeso l'ha, da molti si difende.
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Come raccende il gusto il mutar esca,
così mi par che la mia istoria, quanto
or qua ora là più variata sia,
mano a chi l'udirà noiosa fia.
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E più mi piace di posar le poltre
membra, che di vantarle che a gli Sciti
sien state, a gli Indi, a gli Etiopi, et oltre.
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Fu il vincer sempre mai laudabil cosa,
vincasi o per fortuna o per ingegno.
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Mai donne pudiche
non si trovaro, o povere o di conto;
e s'una casta più de l'altre parse,
venìa, perché più accorta era a celarse.
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Che tosto o buona o ria che la fama esce
fuor d'una bocca, in infinito cresce.
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Non fu sì santo né benigno Augusto,
come la tuba di Virgilio suona.
L'aver avuto in poesia buon gusto
la proscrizion iniqua gli perdona.
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Cristo ha lasciato nei precetti suoi:
"non far altrui quel che patir non vuoi."
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Ma fortuna anco più bisogna assai;
che senza, val virtù raro o non mai.
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Quanto più su l'instabil ruota vedi
di Fortuna ire in alto il miser uomo,
tanto più tosto hai da vedergli i piedi
ove ora ha il capo. e far cadendo il tomo.
Così all'incontro, quanto più depresso,
quanto è più l'uom di questa ruota al fondo,
tanto a quel punto più si trova appresso,
c'ha da salir, se de' girarsi in tondo.
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Oh sommo Dio, come i giudicii umani
spesso offuscati son da un nembo oscuro!
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Degli uomini son vari gli appetiti:
a chi piace la chierca, a chi la spada,
a chi la patria, a chi gli strani liti.
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Fa che la povertà meno me incresca,
e fa che la ricchezza sì non ami
che di mia libertà per suo amor esca.
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In casa mia mi sa meglio una rapa,
ch'io cuoca, e cotta su 'n stecco me inforco,
e mondo, e spargo poi di aceto e sapa, che a l'altrui mensa tordo, starna o porco
selvaggio; e così sotto una vil coltre,
come di seta o d'oro, ben mi corco.
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Non si adatta una sella o un basto solo
ad ogni dosso: ad un non par che l'abbia,
a l'altro preme e stringe e gli dà duolo.
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Molti consigli de le donne sono
meglio improviso, ch'a pensarvi, usciti;
che questo è speziale e proprio dono
fra tanti e tanti lor dal ciel largiti.
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Quantunque il simular sia le più volte
ripreso, e dia di mala mente indici,
si truova pur in molte cose e molte
aver fatti evidenti benefici,
e danni e biasmi e morti aver già tolte;
che non conversiam sempre con gli amici
in questa assai più oscura che serena
vita mortal, tutta d'invidia piena.
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Ma saria forse, mentre che diletta
il mio cantar, consiglio utile e sano
di finirlo più tosto che seguire
tanto, che v'annoiasse il troppo dire.
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Fingon costor, che parlan de la morte,
un'effigie ad udirla troppo ria;
ed io che so che di summa bellezza,
per mia felice sorte,
a poco a poco nascerà la mia,
colma d'ogni dolcezza,
sì bella me la formo nel desio
che 'l pregio d'ogni vita è 'l morir mio.