Biografia di Gianni Agnelli
Nazione: Italia
Giovanni Agnelli nacque a Torino il 12 marzo 1921 e morì sempre a Torino il 24 gennaio 2003. Fu imprenditore, dirigente sportivo e politico.
Nacque come primogenito di Edoardo Agnelli e di Virginia Bourbon del Monte, ma rimase orfano del padre in un incidente aereo all'età di otto anni e della madre quattro anni dopo, crescendo sotto la guida amorevole del nonno Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, e della nonna Anna.
Visse in un ambiente privilegiato, tra le ville di famiglia a Villar Perosa e Stupinigi, che gli instillò fin da ragazzo un senso di responsabilità dinastica verso l'azienda ma anche un desiderio di libertà spensierata, tanto che studiò al Collegio Cavour e all'Università di Torino senza laurearsi, preferendo viaggi e sport acquatici come canottaggio e vela, passione che lo portò a vincere medaglie olimpiche nel 1952.
Durante la Seconda guerra mondiale prestò servizio come ufficiale di cavalleria alpina sul fronte russo, esperienza che ne temprò il carattere e lo segnò con un senso di disciplina pragmatica, tornando in Italia nel 1945 per entrare gradualmente nella Fiat.
Qui, il nonno e il manager Vittorio Valletta gli concessero una "lunga giovinezza" di party mondani in Costa Azzurra, Monaco e Saint-Moritz, frequentando il jet-set con figure come i Kennedy, David Rockefeller, André Meyer e Porfirio Rubirosa, fino a quando, alla morte del nonno nel 1945, assunse il controllo effettivo del gruppo a soli 24 anni, diventando vicepresidente nel 1966 dopo aver delegato la gestione operativa a Valletta.
Negli anni '60 consolidò l'impero Fiat espandendola in Europa e America con modelli iconici come la 500 e la 128, affrontando crisi petrolifere e sindacali con negoziati diretti come quello del 1980 con Luciano Lama della CGIL sul punto unico di contingenza.
Intanto stringeva rapporti con statisti italiani quali Aldo Moro, Ugo La Malfa, Sandro Pertini, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, e internazionali come Henry Kissinger, papa Giovanni Paolo II e il maresciallo Tito.
Parallelamente alla sua azione imprenditoriale, Gianni Agnelli fu un mecenate e collezionista appassionato, ammassando una vasta raccolta d'arte moderna con capolavori di Picasso, Bacon, de Chirico, Balla, Monet e Balthus che condivise con la moglie Marella Caracciolo, sposata nel 1953.
Questa sua passione culminò nella fondazione della Pinacoteca Agnelli al Lingotto nel 2002 su progetto di Renzo Piano, mentre come presidente della Juventus dal 1971 ereditò da Giampiero Boniperti una dinastia calcistica vincente con telefonate mattutine leggendarie per imporre strategie, conquistando scudetti, Coppe dei Campioni e trofei che resero il club un simbolo globale.
Pur non autore di opere letterarie strutturate, contribuì con discorsi, interviste e incontri con personalità del Novecento, influenzando la cultura italiana attraverso il suo stile inconfondibile di completo sartoriale, orologio Patek Philippe sul polsino e sigaretta eternamente accesa.
Negli anni '90 affrontò scandali familiari come la morte del figlio Edoardo nel 2000 e diversificò gli investimenti in IFI-IFIL verso Juventus, Ferrero, Worms e RCS, mantenendo un ruolo carismatico fino alla morte. Venne sepolto a Villar Perosa, lasciando alla nipote Susanna e a John Elkann l'eredità di un'icona italiana che incarnò il miracolo economico, il glamour e la resilienza industriale.
Nacque come primogenito di Edoardo Agnelli e di Virginia Bourbon del Monte, ma rimase orfano del padre in un incidente aereo all'età di otto anni e della madre quattro anni dopo, crescendo sotto la guida amorevole del nonno Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, e della nonna Anna.
Visse in un ambiente privilegiato, tra le ville di famiglia a Villar Perosa e Stupinigi, che gli instillò fin da ragazzo un senso di responsabilità dinastica verso l'azienda ma anche un desiderio di libertà spensierata, tanto che studiò al Collegio Cavour e all'Università di Torino senza laurearsi, preferendo viaggi e sport acquatici come canottaggio e vela, passione che lo portò a vincere medaglie olimpiche nel 1952.
Durante la Seconda guerra mondiale prestò servizio come ufficiale di cavalleria alpina sul fronte russo, esperienza che ne temprò il carattere e lo segnò con un senso di disciplina pragmatica, tornando in Italia nel 1945 per entrare gradualmente nella Fiat.
Qui, il nonno e il manager Vittorio Valletta gli concessero una "lunga giovinezza" di party mondani in Costa Azzurra, Monaco e Saint-Moritz, frequentando il jet-set con figure come i Kennedy, David Rockefeller, André Meyer e Porfirio Rubirosa, fino a quando, alla morte del nonno nel 1945, assunse il controllo effettivo del gruppo a soli 24 anni, diventando vicepresidente nel 1966 dopo aver delegato la gestione operativa a Valletta.
Negli anni '60 consolidò l'impero Fiat espandendola in Europa e America con modelli iconici come la 500 e la 128, affrontando crisi petrolifere e sindacali con negoziati diretti come quello del 1980 con Luciano Lama della CGIL sul punto unico di contingenza.
Intanto stringeva rapporti con statisti italiani quali Aldo Moro, Ugo La Malfa, Sandro Pertini, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, e internazionali come Henry Kissinger, papa Giovanni Paolo II e il maresciallo Tito.
Parallelamente alla sua azione imprenditoriale, Gianni Agnelli fu un mecenate e collezionista appassionato, ammassando una vasta raccolta d'arte moderna con capolavori di Picasso, Bacon, de Chirico, Balla, Monet e Balthus che condivise con la moglie Marella Caracciolo, sposata nel 1953.
Questa sua passione culminò nella fondazione della Pinacoteca Agnelli al Lingotto nel 2002 su progetto di Renzo Piano, mentre come presidente della Juventus dal 1971 ereditò da Giampiero Boniperti una dinastia calcistica vincente con telefonate mattutine leggendarie per imporre strategie, conquistando scudetti, Coppe dei Campioni e trofei che resero il club un simbolo globale.
Pur non autore di opere letterarie strutturate, contribuì con discorsi, interviste e incontri con personalità del Novecento, influenzando la cultura italiana attraverso il suo stile inconfondibile di completo sartoriale, orologio Patek Philippe sul polsino e sigaretta eternamente accesa.
Negli anni '90 affrontò scandali familiari come la morte del figlio Edoardo nel 2000 e diversificò gli investimenti in IFI-IFIL verso Juventus, Ferrero, Worms e RCS, mantenendo un ruolo carismatico fino alla morte. Venne sepolto a Villar Perosa, lasciando alla nipote Susanna e a John Elkann l'eredità di un'icona italiana che incarnò il miracolo economico, il glamour e la resilienza industriale.
Frasi di Gianni Agnelli
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Un uomo che non piange, non potrà mai fare grandi cose.
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