Biografia di Agrippa d'Aubigné

Agrippa d'Aubigné
Nazione: Francia    
Théodore Agrippa d'Aubigné nacque a Pons, Francia il giorno 8 febbraio 1552 e morì Ginevra il 9 maggio 1630. Fu scrittore e poeta.

Nacque nell'hôtel Saint-Maury, nella regione del Saintonge, figlio di un gentiluomo calvinista, Jean d'Aubigné, e di Catherine de l'Estang, che morì mettendolo al mondo; fu proprio a causa di questo parto difficile che gli venne dato il nome di Agrippa, dal latino aegre partus, "nato con affanno".

Fu un bambino straordinariamente precoce, capace di leggere latino, greco ed ebraico fin dalla più tenera età, al punto da tradurre il Critone di Platone quando aveva soltanto sette o al più dieci anni, secondo le diverse testimonianze. In realtà, questa precocità fu dovuta anche alle "cure" di un maestro definito duro, arcigno e impietoso.

Il padre non trascurò nulla per formarlo agli studi più severi e per educarlo come sincero ugonotto, e fu proprio lui, passando per Amboise nel 1560 all'indomani della fallita congiura ordita dai protestanti contro i Guisa, a mostrargli le teste dei congiurati appese al patibolo, facendogli giurare di vendicarne un giorno la morte.

Proseguì gli studi a Parigi sotto la guida del dotto Béroalde, ma la guerra civile che presto sconvolse il paese costrinse maestro e allievi alla fuga; nei pressi di Orléans il giovane Agrippa cadde nelle mani dei cattolici e fu minacciato del rogo, supplizio che, si narra, gli ispirava meno orrore della messa, tanto che si mise a danzare in attesa dell'esecuzione, salvandosi tuttavia all'ultimo momento.

Poco dopo fu colpito dalla peste, che gli costò la vita di alcuni compagni ma dalla quale egli stesso riuscì a guarire. Nel 1563 perse il padre e fu affidato alla guida di un tutore, completando la propria formazione a Ginevra, dove si perfezionò in teologia alla scuola di Théodore de Bèze.

Tornato in Saintonge, non tardò a raggiungere i combattenti ugonotti, distinguendosi per il proprio coraggio nei combattimenti di Jarnac, della Roche-l'Abeille e di Pons a partire dal 1568. Sopravvisse per puro caso al massacro della notte di San Bartolomeo del 1572, avendo lasciato Parigi tre giorni prima dell'eccidio in seguito a un duello in cui aveva ferito un sergente; braccato e ferito a sua volta in un agguato, riuscì comunque a fuggire per raggiungere l'amata Diane Salviati.

Fu proprio tra il 1571 e il 1573 che, innamorato di questa giovane, compose una raccolta di versi di ispirazione petrarchesca, Le printemps, sebbene il progetto di matrimonio tra i due, al quale il padre di lei aveva acconsentito, naufragasse a causa della differenza di religione.

Nel 1573 divenne scudiero di Enrico di Navarra, condividendo con lui per anni le sorti incerte delle guerre di religione e contribuendo a preparare la sua fuga dalla corte di Francia nel 1576; fu un'amicizia fedele, che proseguì attraverso innumerevoli vicissitudini fino a quando Enrico, divenuto re di Francia con il nome di Enrico IV, abiurò il protestantesimo nel 1593 per motivi di ragion di stato, spingendo d'Aubigné a rompere pubblicamente con lui.

Fu proprio durante uno dei periodi di forzata immobilità dovuti a una ferita di guerra che iniziò a comporre la sua opera più celebre, Les tragiques, un poema di oltre novemila versi suddiviso in sette libri, nel quale raccontava con veemenza le persecuzioni subite dai protestanti francesi attingendo ai propri stessi ricordi.
L'opera, portata avanti nell'arco di decenni, vide la luce soltanto nel 1616, e incontrò allora un successo piuttosto modesto, dovendo attendere i romantici dell'Ottocento per essere pienamente riscoperta e apprezzata.

Negli stessi anni si dedicò anche alla prosa storica e satirica, componendo la sua Histoire universelle, pubblicata tra il 1616 e il 1630, e Les avantures du baron de Faeneste, un racconto satirico contro la corte e la nobiltà del tempo. Verso la fine della vita scrisse inoltre, per i propri figli, un'autobiografia intitolata Sa vie à ses enfants, pubblicata postuma nel 1630.

Ottenuto il governatorato di Maillezais, in Vandea, si oppose con veemenza all'editto di Nantes, anche se tollerava il culto riformato, giudicandolo troppo debole verso i cattolici, pur restando fedele alla corona; da vecchio militante instancabile, riprese ancora una volta le armi sotto il regno di Luigi XIII.

Condannato infine all'esilio nel 1620, si ritirò definitivamente a Ginevra, dove si risposò con Renée Burlamacchi e dove morì il 9 maggio 1630. Personaggio violento e appassionato, incarnazione della smisuratezza e della fede combattiva del proprio secolo e più volte miracolato, essendo scampato alla morte da malattie, ferite e attentati, avrebbe lasciato tra i propri discendenti anche la nipote Françoise d'Aubigné, che sotto il nome di Madame de Maintenon sarebbe divenuta in seguito la seconda moglie di Luigi XIV.


Frasi di Agrippa d'Aubigné

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