Biografia di Jacopo Vittorelli

Jacopo Vittorelli
Nazione: Italia    
Jacopo Vittorelli nacque a Bassano del Grappa (VI) il 10 novembre 1749 e morì sempre a Bassano del Grappa il 12 giugno 1835. Fu poeta, librettista e letterato.

Proveniente da una famiglia di antica nobiltà locale, fu educato nel prestigioso collegio dei gesuiti di Brescia, riservato ai rampolli delle famiglie nobili, dove rimase dal 1761 al 1770, anni in cui ricevette una solida formazione classica e letteraria destinata a improntare tutta la sua futura produzione poetica, di stampo arcadico e formalmente assai curata. Terminati gli studi, Vittorelli visse poi tra Bassano, Venezia e Padova, ricoprendo ora nessun incarico, ora modesti uffici pubblici, giungendo a essere nominato magistrato durante il periodo trascorso a Venezia.

La sua esistenza fu sostanzialmente tranquilla e appartata, trascorsa quasi interamente lontano dai grandi rivolgimenti storici e politici che attraversarono l'Europa e l'Italia nel corso della sua lunghissima vita: pur vivendo dal 1749 al 1835 e attraversando epoche di profondi mutamenti, Vittorelli rimase sempre un letterato di vecchio stampo settecentesco, chiuso nel proprio mondo di convenzioni poetiche, quasi estraneo alla realtà, senza lasciarsi coinvolgere in questioni storiche, sociali o politiche, conducendo così una vita povera di eventi clamorosi.

Fu sereno e soddisfatto durante l'ozio della vecchia Repubblica di Venezia finché questa rimase in vita, mentre si mostrò scontento quando i burrascosi rivolgimenti rivoluzionari e napoleonici minacciarono il vecchio ordine sociale e religioso a cui era affezionato, trovando infine pia consolazione nella lunga vecchiaia.

Sotto il dominio napoleonico fu comunque chiamato a ricoprire un incarico presso il ministero dell'istruzione a Milano, mentre con il ritorno del dominio austriaco sul Veneto si ritirò nella natia Bassano, dove ottenne un modesto incarico burocratico, senza mai abbandonare il proprio interesse per la poesia, coltivato per tutta la vita.

Negli ultimi decenni della sua esistenza Vittorelli si stabilì per lunghi periodi nella campagna di Fellette, presso Bassano, dove non gli dispiacque dedicarsi anche alla cura dell'orto e del giardino, in un otium letterario che gli permise di attendere alla revisione delle proprie Rime, pubblicate in una nuova edizione nel 1815, comprendente la sequenza di ventiquattro liriche delle sue celebri Anacreontiche ad Irene.

Nel 1819 diede alle stampe a Venezia una nuova edizione delle Anacreontiche, riveduta e corretta personalmente dall'autore, mentre nel 1820 tornò a stabilirsi definitivamente a Bassano, in una casa in affitto nel borgo di Angarano. Qui consegnò infine alle stampe i due volumi delle Rime edite ed inedite, pubblicati a Padova tra il 1825 e il 1826, ultima edizione integrale della propria opera da lui approvata, comprendente la versione definitiva delle Anacreontiche ad Irene in venticinque liriche, e impreziosita da una prefazione in endecasillabi sciolti composta in suo onore dal poeta Ippolito Pindemonte, oltre che da una traduzione in lingua latina.

Vittorelli fu legato da amicizia e collaborazione a importanti figure del mondo culturale ed editoriale del proprio tempo e della propria terra: strinse infatti solida amicizia con l'editore Giuseppe Remondini e con il letterato e bibliografo Bartolomeo Gamba, dovendo anche a loro, e al genio imprenditoriale della celebre tipografia bassanese dei Remondini, la larga diffusione a stampa delle proprie opere, sia in Italia sia all'estero.

La sua opera poetica, di gusto arcadico e rococò, fu celebre soprattutto per la raccolta delle già citate Anacreontiche ad Irene, composta attorno al 1784, caratterizzata da un verseggiare estremamente musicale e da un delicato trattamento dei temi amorosi tipici della poesia arcadica settecentesca, qualità che rese i suoi versi particolarmente adatti a essere musicati.

La lirica Guarda che bianca luna fu infatti messa in musica, tra gli altri, da Franz Schubert e da Vincenzo Bellini, mentre la sua composizione forse più celebre, Non t'accostare all'urna, fu musicata sia da Schubert sia da Giuseppe Verdi, quest'ultimo riprendendo il tema di un'arietta popolare veneta.

Nel corso dell'Ottocento anche altri grandi compositori, tra cui Gaetano Donizetti, si unirono alla lunga schiera di musicisti che misero in musica i versi di Vittorelli, dimostrando quanto la sua poesia si prestasse naturalmente alla trasposizione musicale e all'insegnamento del canto.

Sensibile e mite di carattere, Vittorelli seppe essere sincero anche nei sonetti d'occasione, un genere spesso convenzionale, ma si mostrò ancora più spontaneo e chiaro in altri componimenti di soggetto vario, come quelli dedicati a Bassano e a Sirmione, e soprattutto negli ultimi cinque sonetti dedicati alla Vergine, pervasi di confidente pietà e di caldo affetto religioso, testimonianza della crescente vena spirituale che caratterizzò la sua produzione poetica negli ultimi anni di vita.

Vittorelli morì all'età di ottantacinque anni. La città natale ne ha sempre conservato viva la memoria, intitolandogli una via con delibera comunale del 1900 e la storica scuola media cittadina, fondata nel 1922, mentre i suoi discendenti hanno in seguito disposto un generoso lascito a favore della formazione dei giovani bassanesi.

Universalmente noto come il poeta di Bassano, Vittorelli resta una delle voci più rappresentative della poesia arcadica italiana a cavallo tra Settecento e Ottocento, capace di conquistarsi fama duratura non tanto per un impegno intellettuale rivolto alle vicende del proprio tempo, quanto per la squisita musicalità dei propri versi, che ispirarono alcuni tra i più grandi compositori europei dell'epoca.


Frasi di Jacopo Vittorelli

Per ora abbiamo un totale di 3 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Al pianto di un poeta
resistere chi può?


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