Biografia di Arthur Rubinstein

Arthur Rubinstein
Nazione: Polonia    
Artur Rubinstein nacque a Łódź, Polonia il 28 gennaio 1887 e morì a Ginevra il 20 dicembre 1982. Fu un pianista.

Era l'ultimo di sette figli di una famiglia ebraica. Il padre, Izaak, possedeva una piccola fabbrica tessile e non aveva alcun legame con la musica, ma il bambino mostrò un talento straordinario fin dai primi anni, tanto da rivelare un orecchio assoluto e una memoria prodigiosa. Si racconta che a tre anni riconoscesse e riproducesse al pianoforte ciò che sentiva suonare dalla sorella maggiore.

I genitori, colpiti dalla precocità, cercarono di fargli ricevere una formazione adeguata e, quando aveva circa dieci anni, lo condussero a Berlino, dove il violinista Joseph Joachim, tra le massime autorità musicali del tempo, lo ascoltò e si interessò alla sua educazione.

A Berlino il giovane Rubinstein studiò con Heinrich Barth e ricevette lezioni di composizione, mentre Joachim vigilava sul suo percorso e lo presentò in pubblico poco più che bambino. Fece il suo esordio berlinese nel 1898 e si esibì pochi anni dopo anche con l'orchestra sotto la guida del suo protettore.

Il successo precoce però non si trasformò subito in una carriera solida. Poco più che adolescente si trasferì a Parigi, dove nei primi anni del Novecento entrò in contatto con l'ambiente musicale della capitale, conoscendo tra gli altri Maurice Ravel, Paul Dukas e Camille Saint-Saëns. Nel 1906 compì un primo viaggio negli Stati Uniti, con un debutto alla Carnegie Hall che ebbe un'accoglienza tiepida, e il suo stile di vita disordinato, fatto di spese eccessive, debiti e una certa indolenza nello studio, gli impedì di consolidare la reputazione.

Il periodo più difficile arrivò intorno al 1908, quando, oppresso dai debiti e da una forte crisi personale, tentò il suicidio a Berlino. Sopravvissuto, visse l'episodio come una rinascita e dichiarò di aver deciso di accettare la vita con maggiore gratitudine.

Negli anni seguenti continuò a vivere tra Parigi e Londra, stringendo amicizie profonde con musicisti come il compositore polacco Karol Szymanowski, il violinista Paul Kochanski e, più tardi, con Pablo Casals ed Eugène Ysaÿe, con i quali suonò spesso in duo.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale si stabilì a Londra e, grazie a lunghe tournée in Spagna e in America Latina, trovò un pubblico entusiasta e un repertorio che avrebbe fatto suo: la musica spagnola di Albéniz, Granados e Manuel de Falla, e quella di Villa-Lobos, che lo avrebbe poi ringraziato dedicandogli opere importanti.

Tra le due guerre Rubinstein divenne una figura sempre più nota nei circoli artistici europei, frequentando Stravinskij, Picasso e molti altri protagonisti della vita culturale. Nel 1932 sposò Nela Młynarska, figlia del direttore d'orchestra polacco Emil Młynarski, con cui ebbe quattro figli, e la nascita dei bambini lo spinse a rivedere in profondità il proprio modo di lavorare.

Egli stesso raccontò che negli anni Trenta decise di impegnarsi con disciplina molto maggiore, riprendendo lo studio dei brani con rigore e rinnovando la propria tecnica. Fu in quel periodo che la sua interpretazione di Chopin, oggi considerata una delle più autorevoli del Novecento, raggiunse una maturità caratterizzata da un fraseggio nobile, da un suono caldo e da un'inconfondibile naturalezza.

Con l'avvicinarsi della Seconda guerra mondiale si trasferì negli Stati Uniti nel 1939 e ne ottenne la cittadinanza nel 1946, anglicizzando il proprio nome in Arthur. Gli orrori della guerra segnarono profondamente la sua coscienza: molti dei suoi familiari rimasti in Polonia scomparvero nella Shoah, e da allora rifiutò sempre di esibirsi in Germania, mantenendo questa decisione per il resto della vita.

Gli anni Cinquanta e Sessanta furono quelli del grande trionfo internazionale: registrò per la RCA Victor una vastissima discografia, comprendente l'intera opera pianistica di Chopin, i concerti di Beethoven, Brahms, Schumann e Grieg e molta musica da camera, divenne una presenza regolare nelle sale di tutto il mondo e conquistò anche un pubblico non specialistico grazie al suo carisma, al suo humour e al suo gusto per la vita. Nel 1969 il documentario Arthur Rubinstein - The love of life vinse l'Oscar come miglior documentario.

Negli ultimi decenni pubblicò due volumi di memorie, My young years nel 1973 e My many years nel 1980, in cui raccontò con brio e ironia la propria vita, gli incontri con i grandi del suo tempo e le avventure sentimentali e artistiche. Fu insignito della Medaglia presidenziale della libertà negli Stati Uniti nel 1976 e ricevette il riconoscimento dei Kennedy Center Honors nel 1978.

Il 1976 fu anche l'anno del suo ritiro dalle scene: tenne il recital d'addio alla Wigmore Hall di Londra a quasi novant'anni, quando la vista, ormai gravemente compromessa, gli impediva di continuare. Morì a Ginevra il 20 dicembre 1982, a novantacinque anni, e le sue ceneri furono sepolte a Gerusalemme, in una foresta alle porte della città. Il suo nome resta legato a un pianismo di grande generosità espressiva e a una vitalità rimasta intatta fino alla fine.


Frasi di Arthur Rubinstein

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