Frasi di Salvatore Quasimodo



1/23

Ed è morte
uno spazio nel cuore.

2/23

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

3/23

Avara pena, tarda il tuo dono
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.

4/23

Si china il giorno
e colgo ombre dai cieli:
che tristezza il mio cuore
di carne!

5/23

E quel gettarmi alla terra,
quel gridare alto il nome del silenzio,
era dolcezza di sentirmi vivo.

6/23

La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta ritiene interiore e personale, ma che il lettore riconosce come suo.

7/23

Thus, the poet's word is beginning to strike forcefully upon the hearts of all men, while absolute men of letters think that they alone live in the real world.

8/23

Abbiamo scritto versi che ci hanno condannato, senza speranza di perdono, alla più amara solitudine.

9/23

Ed è subito sera.

10/23

Dalla notte, dalla sua solitudine, il poeta trova il giorno e inizia un diario che è letale per gli inerti. Il paesaggio oscuro produce un dialogo.

11/23

Anche una polemica ha una sua giustificazione se si considera che i miei primi esperimenti poetici iniziarono durante una dittatura e segnarono l'origine del movimento ermetico.

12/23

Per un po' d'ironia si perde tutto.

13/23

I miei lettori a quel tempo erano ancora uomini di lettere; ma dovevano esserci altre persone in attesa di leggere le mie poesie.

14/23

Lo scrittore di racconti o di romanzi si sofferma sugli uomini e li imita; esaurisce le possibilità dei suoi personaggi.

15/23

O neppure la morte ora consola
più i vivi, la morte per amore?

16/23

E la vita è qui,
in ogni no che pare una certezza.

17/23

Le parole ci stancano,
risalgono da un'acqua lapidata;
forse il cuore ci resta; forse il cuore.

18/23

Ma come è sempre tardi per amare.

19/23

Balbetterà qualcuno sulle scorie,
inventerà tutto ancora
o nulla nella sorte uniforme.

20/23

Tu ridi che per sillabe mi scarno
e curvo cieli e colli, azzurra siepe
a me d'intorno e stormir d'olmi
e voci d'acque trepide;
che giovinezza inganno
con nuvole e colori
che la luce sprofonda.

21/23

I filosofi, i nemici naturali dei poeti, e gli schedatori fissi del pensiero critico affermano che la poesia (e tutte le arti), come le opere della natura, non subiscono mutamenti né attraverso né dopo una guerra. Illusione; perché la guerra muta la vita morale d'un popolo e l'uomo, al suo ritorno, non trova più misure di certezza in un modus di vita interno, dimenticato o ironizzato durante le sue prove con la morte.

22/23

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze.

23/23

Un poeta si aggrappa alla propria tradizione ed evita l'internazionalismo.




Biografia di Salvatore Quasimodo