Biografia di Pitagora

 Pitagora
Nazione: Grecia    
Pitagora nacque a Samo, Grecia intorno al 570 a.C. e morì a Metaponto (MT) nel 495 a.C. circa. Fu filosofo, matematico, scienziato e legislatore.

Le fonti antiche, tutte molto tarde, non concordano su quasi nulla della sua vita, e per questo la sua figura è avvolta da un alone leggendario.

Il padre, Mnesarco, era secondo la tradizione un incisore di gemme o un mercante originario di Tiro, e la madre si chiamava Pitaide. Una leggenda raccontata più tardi lo faceva figlio del dio Apollo, e la stessa Pizia di Delfi, il cui nome sarebbe all'origine del suo, ne avrebbe annunciato la nascita. Crebbe in un'isola ricca e cosmopolita, governata dal tiranno Policrate, in un'epoca in cui la Ionia era il centro della speculazione intellettuale greca.

Da giovane avrebbe frequentato i maggiori sapienti del tempo. Le fonti ricordano il suo incontro con Talete di Mileto, che lo avrebbe incoraggiato a recarsi in Egitto per studiare la matematica e l'astronomia, e con il suo allievo Anassimandro, oltre a Ferecide di Siro, considerato il suo primo maestro.

Intorno al 550 a.C., secondo molte tradizioni, intraprese lunghi viaggi: sarebbe stato in Egitto, dove i sacerdoti gli avrebbero trasmesso conoscenze geometriche e religiose, in Fenicia e in Babilonia, dove avrebbe appreso le dottrine dei Caldei e dei magi persiani. Gli storici moderni considerano molti di questi viaggi più simbolici che reali, ma ritengono verosimile un contatto con il mondo orientale, che avrebbe lasciato una traccia nelle sue idee.

Verso il 532 a.C., si trasferì a Crotone, una ricca colonia achea dell'Italia meridionale, forse per sfuggire alla tirannide di Policrate. In quella città, alla fine del VI secolo a.C., fondò la comunità che prese il suo nome, una scuola filosofica e religiosa, ma anche una confraternita con regole severe.

Gli aderenti, uomini e donne, vivevano secondo una disciplina comune che comprendeva norme alimentari, pratiche di purificazione e un lungo periodo di silenzio per i novizi. Tra le donne più note della scuola ci furono Teano, che la tradizione dice moglie o allieva di Pitagora, e le sue figlie. I discepoli si dividevano in due gruppi, i matematici, che approfondivano le dottrine, e gli acusmatici, che ascoltavano i precetti senza discuterli.

L'insegnamento di Pitagora combinava elementi religiosi e scientifici. Egli sosteneva la dottrina della metempsicosi, secondo la quale l'anima è immortale e si reincarna in corpi diversi, anche di animali, e di essa si riteneva fosse stato testimone diretto, perché affermava di ricordare le proprie vite precedenti.

Da questa credenza derivava il rispetto per gli animali e in genere un'ascesi alimentare, che comprendeva l'astensione da certi cibi, come le fave. Alla base dell'interpretazione pitagorica del mondo stava poi l'idea che il numero fosse il principio di tutte le cose e che l'universo fosse un cosmo ordinato secondo rapporti matematici.

Alla scuola pitagorica si attribuiscono importanti scoperte matematiche e musicali, anche se è impossibile distinguere quanto spetti al maestro e quanto ai suoi seguaci. Il celebre teorema sul triangolo rettangolo, che porta il suo nome, era in realtà noto ai Babilonesi molti secoli prima, e la dimostrazione generale potrebbe essere stata elaborata successivamente.

È invece plausibile che i pitagorici abbiano scoperto che gli intervalli musicali corrispondono a rapporti semplici tra numeri interi, come 2:1 per l'ottava e 3:2 per la quinta, e ne abbiano tratto l'idea di un'"armonia delle sfere", per cui i corpi celesti, muovendosi, produrrebbero una musica che l'orecchio umano non percepisce. A loro viene anche attribuita la scoperta dei numeri irrazionali, con la dimostrazione che la diagonale del quadrato non è commensurabile con il lato, che avrebbe prodotto una crisi nella loro concezione. Una leggenda racconta che Ippaso di Metaponto, che l'aveva divulgata, sarebbe stato punito con la morte per annegamento.

La comunità pitagorica ebbe anche un ruolo politico. I suoi membri appartenevano in prevalenza all'aristocrazia e governarono Crotone, esercitando una forte influenza sulla città. La caduta di Sibari, distrutta dai crotoniati intorno al 510 a.C., rafforzò il loro prestigio, ma generò anche forti resistenze.

Intorno al 508-500 a.C. la scuola subì un attacco: secondo la tradizione, un cittadino di nome Cilone, che era stato respinto dai pitagorici, guidò una rivolta democratica contro di loro e incendiò la casa in cui si riunivano. Pitagora riuscì a fuggire e si rifugiò a Metaponto, dove, secondo la maggior parte delle fonti, morì verso il 495 a.C., a circa settantacinque anni. Altri raccontano che morì nell'incendio, o che si lasciò morire di fame.

Dopo la sua scomparsa, la scuola si disperse in varie città della Magna Grecia, e il pitagorismo continuò per generazioni. Tra gli esponenti principali vi furono Filolao, che per primo mise per iscritto la dottrina, e Archita di Taranto, matematico e uomo di Stato.

L'influenza delle idee pitagoriche fu profonda: lasciò un segno evidente nel pensiero di Platone, soprattutto nell'importanza data alla matematica e nella dottrina dell'immortalità dell'anima, e ispirò per secoli la filosofia, la musica e la scienza, fino a rinascere nel neopitagorismo di età ellenistica e romana.

Poiché Pitagora non lasciò scritti e gli antichi biografi, come Diogene Laerzio, Porfirio e Giamblico, ne scrissero solo secoli dopo la sua morte, non è facile distinguere la realtà storica dalle leggende. Per questa ragione, le date di nascita e morte sono alquanto incerte, così come la modalità della sua scomparsa.


Frasi di Pitagora

Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

La geometria è conoscenza di ciò che esiste in eterno.


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