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A che ti giova insegnare agli altri se intanto tu per primo non ascolti te stesso?
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Il saggio muta consiglio, ma lo stolto resta della sua opinione.
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Quegli cui non è castigo sufficiente una moglie, è degno di averne parecchie.
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Quem una uxor non castigat, dignus est pluribus.
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I' vo pensando e nel penser m'assale
una pietà sì forte di me stesso.
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Et io son un di quei che 'l pianger giova;
e par ben ch'io m'ingegni
che di lagrime pregni
sien gli occhi miei, sì come 'l cor di doglia.
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Seguite i pochi e non la volgar gente.
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Videbis poetas raros quidem, natura rerum disponente ut rara quae libet cara simul et clara.
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Veramente siam noi polvere ed ombra.
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Zefiro torna e'l bel tempo rimena
e i fiori e l'erbe, sua dolce famiglia,
e garrir Progne e pianger Filomena,
e primavera candida e vermiglia.
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La rividi più bella e meno altera.
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Onde più volte sospirando indietro,
dissi: Oimè, il giogo e le catene e i ceppi
eran più dolci che l'andare sciolto.
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Infinita è la schiera degli sciocchi.
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Solo e pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
e gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman la rena stampi.
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Che fan qui tante pellegrine spade?
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Dicemi spesso il mio fidato speglio,
l'animo stanco e la cangiata scorza
e la scemata mia destrezza e forza:
"Non ti nasconder più, tu se' pur veglio:
obedir a natura in tutto è il meglio."
17/36
Miser chi speme in mortal cosa pone.
18/36
Lo spirito è pronto, ma la carne è stanca.
19/36
Passan vostre grandezze e vostre pompe,
passan le signorie, passano i regni:
ogni cosa mortal Tempo interrompe.
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Or cognosco io che mia fera ventura
vuol che vivendo e lagrimando impari
come nulla qua giù diletta e dura!
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Virtù contra furore
prenderà l'arme e fia 'l combatter corto:
ché l'antico valore
ne l'italici cor non è ancor morto.
22/36
E del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto
e 'l pentersi, e 'l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.
23/36
I vecchi stanchi
ch'anno sé in odio e la soverchia vita.
24/36
Ma 'l vento ne portava le parole.
25/36
Tutto vince e ritoglie il Tempo avaro;
chiamasi Fama ed è morir secondo,
né più che contra 'l primo è alcun riparo.
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Che debb'io far, che mi consigli, Amore?
27/36
O ciechi, e 'l tanto affaticar che giova?
Tutti tornate a la gran madre antica
e 'l vostro nome a pena si ritrova.
28/36
Et or di quel ch'i' ò letto mi sovene,
che 'nanzi al dì de l'ultima partita
uom beato chiamar non si convene.
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"Povera e nuda vai Filosofia,"
dice la turba al vil guadagno intesa.
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Da' be' rami scendea,
dolce ne la memoria,
una pioggia di fior sovra 'l suo grembo
qual fior cadea sul lembo,
qual su le trecce bionde,
ch'oro forbito e perle
eran quel dì a vederle;
qual si posava in terra e qual su l'onde,
qual con un vago errore
girando parea dir: "Qui regna amore".
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Vedi, segnor cortese
di che lievi cagion che crudel guerra.
32/36
Io parlo per ver dire,
non per odio d'altrui né per disprezzo.
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Che, chi prende diletto di far frode,
non si de' lamentar s'altri lo 'nganna.
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Il bel paese
ch'Appennin parte e 'l mar circonda e l'Alpe.
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Salve, a Dio cara, terra santissima salve,
terra sicura ai buoni, temibile ai superbi.