51/67
Il merto di ubbidir perde chi chiese
la ragion del comando.
52/67
So che la gloria perde
d'un ubbidir sincero,
nell'eseguir l'impero
chi esaminando il va.
53/67
Quando ti porge il crine
la sorte, allor nol vuoi;
e la richiami poi
quando da te partì.
54/67
Come rapida si vede
onda in fiume, in aria strale,
fugge il tempo, e mai non riede
per le vie che già passò:
e a chi perde il buon momento
che gli offerse il tempo amico,
è castigo il pentimento
che fuggendo ei gli lasciò.
55/67
Non merta fé chi non la serba altrui.
56/67
Come dell'oro il fuoco
scopre le masse impure,
scoprono le sventure
de' falsi amici il cor.
57/67
Chi vive amante, sai che delira;
spesso si lagna, sempre sospira,
né d'altro parla che di morir.
58/67
Quanto è breve il sentiero,
che dal finto in amor conduce al vero.
59/67
Amor non vive,
quando muor la speranza.
60/67
Passò quel tempo, Enea,
che Dido a te pensò. Spenta è la face,
è sciolta la catena,
e del tuo nome or mi rammento appena.
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So ch'è fanciullo Amore,
né conversar gli piace
con la canuta età.
Di scherzi ei si compiace;
si stanca del rigore:
e stan di rado in pace
rispetto e libertà.
62/67
Un'alma grande
è teatro a se stessa. Ella in segreto
s'approva e si condanna,
e placida e sicura
del volgo spettator l'aura non cura.
63/67
Di se stessa tiranna la mente
agli affanni materia ritrova,
or gelosa d'un ben ch'è presente,
or presaga d'un mal che non ha.
64/67
Ognor doppio affanno
mi trovo nel petto:
v'è quello che provo,
v'è l'altro che aspetto;
e al pari del danno
mi affligge il timor.
65/67
Se a ciascun l'interno affanno
si leggesse in fronte scritto,
quanti mai, che invidia fanno,
ci farebbero pietà!
Si vedria che i lor nemici
hanno in seno; e si riduce
nel parere a noi felici
ogni lor felicità.
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Quell'onda che ruina
dalla pendice alpina,
balza, si frange e mormora,
ma limpida si fa.
Altra riposa, è vero
in cupo fondo ombroso:
ma perde in quel riposo
tutta la sua beltà.
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Fu troppo audace, è vero,
chi primo il mar solcò,
e incogniti cercò
lidi remoti.
Ma senza quel nocchiero
sì temerario allor,
quanti tesori ancor
sariano ignoti!