51/72
Il merto di ubbidir perde chi chiese
la ragion del comando.
52/72
So che la gloria perde
d'un ubbidir sincero,
nell'eseguir l'impero
chi esaminando il va.
53/72
Quando ti porge il crine
la sorte, allor nol vuoi;
e la richiami poi
quando da te partì.
54/72
Come rapida si vede
onda in fiume, in aria strale,
fugge il tempo, e mai non riede
per le vie che già passò:
e a chi perde il buon momento
che gli offerse il tempo amico,
è castigo il pentimento
che fuggendo ei gli lasciò.
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Non merta fé chi non la serba altrui.
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Come dell'oro il fuoco
scopre le masse impure,
scoprono le sventure
de' falsi amici il cor.
57/72
Chi vive amante, sai che delira;
spesso si lagna, sempre sospira,
né d'altro parla che di morir.
58/72
Quanto è breve il sentiero,
che dal finto in amor conduce al vero.
59/72
Amor non vive,
quando muor la speranza.
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Passò quel tempo, Enea,
che Dido a te pensò. Spenta è la face,
è sciolta la catena,
e del tuo nome or mi rammento appena.
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So ch'è fanciullo Amore,
né conversar gli piace
con la canuta età.
Di scherzi ei si compiace;
si stanca del rigore:
e stan di rado in pace
rispetto e libertà.
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Un'alma grande
è teatro a se stessa. Ella in segreto
s'approva e si condanna,
e placida e sicura
del volgo spettator l'aura non cura.
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Di se stessa tiranna la mente
agli affanni materia ritrova,
or gelosa d'un ben ch'è presente,
or presaga d'un mal che non ha.
64/72
Ognor doppio affanno
mi trovo nel petto:
v'è quello che provo,
v'è l'altro che aspetto;
e al pari del danno
mi affligge il timor.
65/72
Se a ciascun l'interno affanno
si leggesse in fronte scritto,
quanti mai, che invidia fanno,
ci farebbero pietà!
Si vedria che i lor nemici
hanno in seno; e si riduce
nel parere a noi felici
ogni lor felicità.
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Quell'onda che ruina
dalla pendice alpina,
balza, si frange e mormora,
ma limpida si fa.
Altra riposa, è vero
in cupo fondo ombroso:
ma perde in quel riposo
tutta la sua beltà.
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Fu troppo audace, è vero,
chi primo il mar solcò,
e incogniti cercò
lidi remoti.
Ma senza quel nocchiero
sì temerario allor,
quanti tesori ancor
sariano ignoti!
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Sembra gentile
nel verno un fiore
che in sen d'aprile
si disprezzò.
Fra l'ombra è bella
l'istessa stella
che in faccia al sole
non si mirò.
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Quando al pubblico giova,
è consiglio prudente
la perdita d'un solo, anche innocente.
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È folle quel nocchiero
che cerca un'altra stella,
e non si fida a quella
che in porto lo guidò.
Va sconsigliato errando
lo stolto passaggiero che, altro cammin cercando,
l'usato abbandonò.
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Variano i saggi
a seconda de' casi i lor pensieri.
72/72
Costanza è spesso il variar pensiero.
S'io vo con la sorte
cangiando sembianza,
virtù l'incostanza
diventa per me.