Frasi di Giorgio Manganelli



1/26

Il delitto rende ma è difficile.

2/26

La vita è e deve essere un negativo dei sogni.

3/26

Un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere.

4/26

In generale, gli scrittori sono convinti segretamente di essere letti da Dio.

5/26

L'uomo vive di pane e pigiama.

6/26

Lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile.

7/26

Dio non c'è. Puoi cavare le viscere a tua sorella, puoi limare il cranio d'una bambina fino a fare spiccinare il cervello, puoi cuocere il tuo migliore amico, cavare le unghie, i denti, gli occhi, il fegato di tuo padre, puoi giacere - se ci riesci - con tutte le tue consanguinee e nemmeno la scriminatura si muoverà a quel lucido, correttissimo, urbanissimo niente che è Iddio.

8/26

Sono libero di credere o non credere in Dio, ma devo salire sul tram dalla parte destra, portiera di fondo.

9/26

Le parole usate per servire a qualcosa si vendicano.

10/26

Io amo i poveri, e soffrirei in un mondo senza poveri; i poveri sono le brioches dell'anima.

11/26

"Aver ragione" è la naturale vocazione della follia.

12/26

I re umili, ce ne sono sa, i re umili hanno un loro modo di fare, come se fossero amici personali di Dio, e pensassero: Sì, certo, tu sei Dio, ma io sono un re, e un re che si umilia è assai più umile di un qualunque pezzente, che umile e umiliato lo è già.

13/26

Già il fatto che un libro sia un romanzo non depone a suo favore, è un connotato lievemente losco, come i berretti dei ladruncoli, i molli feltri dei killers, gli impermeabili delle spie.

14/26

In generale, gli scrittori sono convinti segretamente di essere letti da Dio e non mancano di lasciar cadere delle giudiziose osservazioni che possano essere utili al Grande Vecchio.

15/26

Forse la storia umana è un faticoso, inconcluso tentativo di "vestire l'universo", lavarlo, disimparargli i rutti, educarlo alla discrezione sessuale, assisterlo nella scelta delle cravatte.

16/26

Quale follia partorire fanciulli in una società che ha perso il gusto dell'antropofagia.

17/26

Finché c'è al mondo un bimbo che muore di fame, fare letteratura è immorale.

18/26

Gli intellettuali, questo risibile quinto stato.

19/26

Signori e signore, l'importante è proporre delle ipotesi. Nessuna attività è più nobile di questa, più degna dell'uomo.

20/26

L'elemento folcloristico eravamo noi.

21/26

Non v'è dubbio: la letteratura è cinica. Non v'è lascivia che non le si addica, non sentimento ignobile, odio, rancore, sadismo che non la rallegri, non tragedia che gelidamente non la ecciti, e solleciti la cauta, maliziosa intelligenza che la governa. E si veda, per contro, quanto peritosamente, con quale ingegnoso sarcasmo maneggi gli indizi dell'onesto.

22/26

La letteratura quando getta via la propria anima trova il proprio destino.

23/26

Un linguaggio è un gigantesco "come se": una legislazione ipotetica che in primo luogo inventa i propri sudditi: i luoghi, gli eventi.

24/26

Un amore che non comincia, non finisce nemmeno, sebbene sia riconoscibile, nel suo non nascere, un poco della futile amarezza di una possibile conclusione.

25/26

Ogni viaggio comincia con un vagheggiamento e si conclude con un invece.

26/26

In definitiva, ha qualcosa da insegnare solo chi non vuole insegnare.




Biografia di Giorgio Manganelli