1/28
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
2/28
Io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo.
3/28
La più vera ragione è di chi tace.
4/28
Milano è un enorme conglomerato di eremiti.
5/28
Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere.
6/28
L'arte largisce le sue consolazioni soprattutto agli artisti falliti.
7/28
L'uomo d'oggi guarda, ma non contempla, vede ma non pensa.
8/28
Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.
9/28
Con orrore
la poesia rifiuta
le glosse degli scoliasti.
Ma non è certo che la troppo muta
basti a se stessa
o al trovarobe che in lei è inciampato
senza sapere di esserne
l'autore.
10/28
Ricomincerà? Nulla ricomincia.
11/28
Memoria
non è peccato fin che giova. Dopo
è letargo di talpe, abiezione
che funghisce su sé...
12/28
Le rime sono più noiose delle
dame di San Vincenzo: battono alla porta
e insistono. Respingerle è impossibile.
13/28
Il piacere di vivere nasce dalla ripetizione di certi gesti e di certe abitudini, dal fatto di potersi dire: "rifarò quello che ho fatto e sarà press'a poco lo stesso, ma non proprio esattamente lo stesso." Nasce dal diverso nell'identico.
14/28
Essere sempre tra i primi a sapere, ecco ciò che conta, anche se il perché della rappresentazione ci sfugge.
15/28
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
16/28
La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
17/28
Voi, mie parole, tradite invano il morso
secreto, il vento che nel cuore soffia.
La più vera ragione è di chi tace.
18/28
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
19/28
La vita è questo scialo
di triti fatti, vano
più che crudele.
20/28
Occorrono troppe vite per farne una.
21/28
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
22/28
Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.
23/28
Il genio purtroppo non parla
per bocca sua.
Il genio lascia qualche traccia di zampetta
come la lepre sulla neve.
24/28
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire di tinte:
queste in musiche.
Svanire è dunque la ventura delle venture.
25/28
Nei tempi più gloriosi dell'arte, gli artisti si esprimevano imitando i grandi artisti del passato, e imitando trovavano se stessi. Un capolavoro era un'imitazione mal riuscita.
26/28
L'uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione sine qua non di piccole e intermittenti felicità.
27/28
Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono.
28/28
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti.