Frasi di Eugenio Montale



1/33

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

2/33

Io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo.

3/33

La più vera ragione è di chi tace.

4/33

Milano è un enorme conglomerato di eremiti.

5/33

Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere.

6/33

L'arte largisce le sue consolazioni soprattutto agli artisti falliti.

7/33

L'uomo d'oggi guarda, ma non contempla, vede ma non pensa.

8/33

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.

9/33

Con orrore
la poesia rifiuta
le glosse degli scoliasti.
Ma non è certo che la troppo muta
basti a se stessa
o al trovarobe che in lei è inciampato
senza sapere di esserne
l'autore.

10/33

Ricomincerà? Nulla ricomincia.

11/33

Memoria
non è peccato fin che giova. Dopo
è letargo di talpe, abiezione
che funghisce su sé...

12/33

Le rime sono più noiose delle
dame di San Vincenzo: battono alla porta
e insistono. Respingerle è impossibile.

13/33

Il piacere di vivere nasce dalla ripetizione di certi gesti e di certe abitudini, dal fatto di potersi dire: "rifarò quello che ho fatto e sarà press'a poco lo stesso, ma non proprio esattamente lo stesso." Nasce dal diverso nell'identico.

14/33

Essere sempre tra i primi a sapere, ecco ciò che conta, anche se il perché della rappresentazione ci sfugge.

15/33

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

16/33

La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

17/33

Voi, mie parole, tradite invano il morso
secreto, il vento che nel cuore soffia.
La più vera ragione è di chi tace.

18/33

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

19/33

La vita è questo scialo
di triti fatti, vano
più che crudele.

20/33

Occorrono troppe vite per farne una.

21/33

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

22/33

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.

23/33

Il genio purtroppo non parla
per bocca sua.
Il genio lascia qualche traccia di zampetta
come la lepre sulla neve.

24/33

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire di tinte:
queste in musiche.
Svanire è dunque la ventura delle venture.

25/33

Nei tempi più gloriosi dell'arte, gli artisti si esprimevano imitando i grandi artisti del passato, e imitando trovavano se stessi. Un capolavoro era un'imitazione mal riuscita.

26/33

L'uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione sine qua non di piccole e intermittenti felicità.

27/33

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono.

28/33

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti.

29/33

"E il Paradiso? Esiste un paradiso?"
"Credo di sì, signora, ma i vini dolci
non li vuol più nessuno."

30/33

Le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c'è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari.

31/33

L'uomo dell'avvenire dovrà nascere fornito di un cervello e di un sistema nervoso del tutto diversi da quelli di cui disponiamo noi, esseri ancora tradizionali, copernicani, classici.

32/33

Ho imparato una verità che pochi conoscono: che l'arte largisce le sue consolazioni soprattutto agli artisti falliti.

33/33

Ma in attendere è gioia più compita.




Biografia di Eugenio Montale