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Il ricordo è un compromesso: gli uomini si difendono con quello.
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La sincerità sì è possibile, che è il massimo della verità di fronte a sé stessi, ma questa non serve a nessuno, meno che mai al sincero!
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E del resto che diamine ci può importare che la terra gira attorno al sole, domando e dico? Se non per il nostro basso piacere?
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Al mondo non sempre i buoni e i generosi hanno la ricompensa che si meritano.
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Il diritto divino era pure un'idea: come potrebbe esserlo la sovranità popolare, che nel migliore dei casi è dell'ordine delle volgari necessità? Necessità non fa idea.
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È possibile fare checchessia senza recar danno a qualcuno? Sfido chi si voglia a dimostrarlo possibile. Il nostro bene è dunque un male, quand'anche fosse il minore.
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Che la voce umana sia il più perfetto degli strumenti musicali, è un'insulsa battuta. La voce umana sarà casomai lo strumento più sensibile, e precisamente, insinuo, a motivo della sua imperfezione.
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Daemonium nobis haec otia fecit.
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Questa pigrizia ci ha resi demoni.
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L'uomo decade e involgarisce, si fa grosso ed ottuso, secondo o quando decade in lui il senso religioso delle parole.
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Un nome qualunque non esiste, per così dire non si dà in natura: ogni nome reca una certa carica di destino.
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La parola altro non è che forma, atto della potenza, carne del sacrificio.
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C'è qualcosa di impavido nel sonno dei morti.
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L'arte, si afferma, crea una nuova e più congrua realtà: sì certo, quella appunto dell'arte, che non si dà chi non sarebbe disposto a barattare contro un minuzzolo di quest'altra vile e spregiata.
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È costume degli uomini tenere se possibile in gabbia l'oggetto del proprio amore.