Biografia di Piero Jahier

Nazione: Italia
Piero Jahier nacque a Genova il giorno 11 aprile 1884 e morì a Firenze il 19 novembre 1966. Fu scrittore, traduttore e poeta.
Era figlio di Pier Enrico Jahier, un pastore valdese originario della Val Chisone, e di Giuseppina Danti, una fiorentina. La famiglia si trasferì a Torino e Susa per il lavoro del padre, e successivamente a Firenze dopo il suicidio del padre nel 1897. Jahier crebbe in un ambiente evangelico e protestante, che influenzò profondamente la sua vita e la sua scrittura.
Dopo aver completato gli studi liceali al Liceo "Dante Alighieri" di Firenze, Jahier ottenne una borsa di studio per frequentare la Facoltà valdese di Teologia, ma abbandonò gli studi religiosi due anni dopo a causa di una crisi spirituale. Nel frattempo, iniziò a lavorare presso le ferrovie per sostenere la famiglia, che versava in gravi difficoltà economiche.
Nel 1909, Jahier incontrò Giuseppe Prezzolini, che lo introdusse alla rivista La voce, per la quale iniziò a scrivere recensioni e articoli. Questa collaborazione segnò l'inizio della sua carriera letteraria e giornalistica. Nel 1911, Jahier si laureò in giurisprudenza all'Università di Urbino.
Durante la prima guerra mondiale, Jahier si arruolò come volontario e contribuì al giornale delle trincee L'Astico, che diresse con lo pseudonimo di "Barba Piero". Dopo la guerra, pubblicò Canti di soldati e il poemetto autobiografico Ragazzo nel 1919. Queste opere lo resero noto, tanto che Benito Mussolini gli offrì il ruolo di redattore capo de Il Popolo d'Italia, che rifiutò, attirando su di sé l'ostilità fascista.
Proprio per questo motivo, negli anni '20 si ritirò dalla scena letteraria, e il regime gli impedì di pubblicare le sue opere. Continuò a lavorare come ispettore ferroviario a Bologna, dove visse per molti anni senza poter pubblicare nulla. Nonostante ciò, rimase attivo nell'antifascismo fiorentino e partecipò alla resistenza.
La sua poesia è caratterizzata da forti riferimenti biblici e una sensibilità morale che riflette la sua formazione protestante. Tra le sue opere più note ci sono Resultanze (1915), una satira della burocrazia, e le sue traduzioni di autori come Paul Claudel.
Era figlio di Pier Enrico Jahier, un pastore valdese originario della Val Chisone, e di Giuseppina Danti, una fiorentina. La famiglia si trasferì a Torino e Susa per il lavoro del padre, e successivamente a Firenze dopo il suicidio del padre nel 1897. Jahier crebbe in un ambiente evangelico e protestante, che influenzò profondamente la sua vita e la sua scrittura.
Dopo aver completato gli studi liceali al Liceo "Dante Alighieri" di Firenze, Jahier ottenne una borsa di studio per frequentare la Facoltà valdese di Teologia, ma abbandonò gli studi religiosi due anni dopo a causa di una crisi spirituale. Nel frattempo, iniziò a lavorare presso le ferrovie per sostenere la famiglia, che versava in gravi difficoltà economiche.
Nel 1909, Jahier incontrò Giuseppe Prezzolini, che lo introdusse alla rivista La voce, per la quale iniziò a scrivere recensioni e articoli. Questa collaborazione segnò l'inizio della sua carriera letteraria e giornalistica. Nel 1911, Jahier si laureò in giurisprudenza all'Università di Urbino.
Durante la prima guerra mondiale, Jahier si arruolò come volontario e contribuì al giornale delle trincee L'Astico, che diresse con lo pseudonimo di "Barba Piero". Dopo la guerra, pubblicò Canti di soldati e il poemetto autobiografico Ragazzo nel 1919. Queste opere lo resero noto, tanto che Benito Mussolini gli offrì il ruolo di redattore capo de Il Popolo d'Italia, che rifiutò, attirando su di sé l'ostilità fascista.
Proprio per questo motivo, negli anni '20 si ritirò dalla scena letteraria, e il regime gli impedì di pubblicare le sue opere. Continuò a lavorare come ispettore ferroviario a Bologna, dove visse per molti anni senza poter pubblicare nulla. Nonostante ciò, rimase attivo nell'antifascismo fiorentino e partecipò alla resistenza.
La sua poesia è caratterizzata da forti riferimenti biblici e una sensibilità morale che riflette la sua formazione protestante. Tra le sue opere più note ci sono Resultanze (1915), una satira della burocrazia, e le sue traduzioni di autori come Paul Claudel.
Frasi di Piero Jahier
Abbiamo un totale di 6 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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La miseria non fa guerre, ma semmai rivoluzioni.
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