Biografia di Gerald White Johnson
Nazione: Stati Uniti d'America
Gerald White Johnson nacque a Riverton, North Carolina il 6 agosto 1890 e morì a Baltimora, Maryland il 22 marzo 1980. Fu scrittore, giornalista, redattore, saggista, storico e biografo.
Figlio di un uomo che dirigeva una rivista battista, crebbe in un ambiente familiare improntato a una solida educazione religiosa e a una notevole familiarità con la Bibbia e la mitologia classica, conoscenze che gli sarebbero rimaste per tutta la vita e che i contemporanei avrebbero poi ricordato come leggendarie, insieme alla sua memoria prodigiosa.
Si iscrisse al Wake Forest College, dove fu membro delle società letterarie Philomathesian ed Euzelian, laureandosi nel 1910 o, secondo altre fonti, l'anno seguente.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale prestò servizio in Francia come membro dell'American Expeditionary Force, l'esperienza militare che segnò il passaggio dalla giovinezza alla vita adulta. Tornato in patria, divenne il primo professore di giornalismo dell'Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, e fu proprio in questo periodo che pubblicò il suo primo libro, The story of man's work, una difesa del capitalismo liberale; in questi stessi anni, in pieno clima da "processo della scimmia" contro l'insegnamento dell'evoluzionismo, prese posizione contro il movimento antievoluzionista che agitava il dibattito pubblico americano.
Lasciata l'università, divenne redattore associato del Greensboro Daily News, dove si distinse per gli attacchi al Ku Klux Klan e per la denuncia delle ingiustizie sociali e politiche del proprio tempo, un atteggiamento battagliero che gli sarebbe costato, nel corso della carriera, più di un contrasto con i propri datori di lavoro.
Nel 1922 sposò Kathryn Dulsinea Hayward, dalla quale ebbe due figlie, Kathryn e Dorothy. Nel 1926 si trasferì a Baltimora per lavorare al Baltimore Evening Sun, passando poi al Baltimore Sun vero e proprio dal 1939, e vi rimase come editorialista e columnist fino al 1943, anno in cui lasciò il giornale, in termini comunque amichevoli, a causa delle proprie posizioni liberali e umaniste, ritenute troppo scomode dalla direzione.
Fu in quegli anni che, per l'arguzia e la profondità dei propri editoriali, venne soprannominato il "secondo saggio di Baltimora", un chiaro riferimento a Henry Louis Mencken, il celebre "saggio di Baltimora" con cui Johnson strinse una lunga amicizia personale nonostante le due figure incarnassero sensibilità quasi opposte: cinico, pessimista e sprezzante delle masse il primo, patriottico, ottimista, umanista e liberale il secondo.
Lasciato il giornalismo quotidiano, Johnson si dedicò per il resto della vita soprattutto alla scrittura di libri, pubblicandone complessivamente più di quaranta tra biografie, saggi, romanzi, gialli firmati sotto lo pseudonimo di Charles North, storie e commenti sulla società americana, oltre a due trilogie di storia e istituzioni americane scritte pensando al proprio giovane nipote Peter.
Tra i suoi titoli più noti figurano This American people (1951), un'analisi della libertà di parola e della paranoia anticomunista dell'epoca maccartista, The lunatic fringe (1957), un elogio del pensiero anticonformista, e America is born (1959), forse la sua opera più celebre. Fu anche autore di articoli per riviste importanti come Harper's, tra cui uno pubblicato nel 1950 sul tema del comunismo, e nel 1949 presiedette a titolo onorario un comitato che si batteva contro l'imposizione dei giuramenti di fedeltà anticomunisti nel pubblico impiego.
Negli anni Cinquanta la sua attività si estese anche alla radiotelevisione: sostituì per un periodo Lewis Gannett sul New York Herald Tribune mentre questi era corrispondente di guerra in Europa, fu commentatore americano per il London Sunday Express nel 1947 e, tra il 1952 e il 1954, commentatore della domenica sera per un'emittente televisiva di Baltimora, ottenendo per questa attività il prestigioso Alfred I. duPont-Columbia University Award nel 1952, il Peabody Award e l'Hillman Prize nel 1953. Fu inoltre autore di discorsi per la campagna presidenziale di Adlai Stevenson e collaborò come editorialista settimanale a The New Republic per ben ventisei anni, fino alla propria morte.
Johnson non si considerò mai propriamente uno storico, ma sempre un giornalista, distinguendo i due ruoli con una frase che gli fu cara: mentre lo storico scrive con autorevolezza per i posteri, il giornalista scrive in maniera speculativa per l'oggi. Pubblicò libri con regolarità dal 1925 fino al 1976, restando attivo praticamente fino alla fine di una carriera che attraversò quasi ottant'anni e che secondo i suoi biografi produsse complessivamente circa quindici milioni di parole scritte.
Morì a Baltimora nel 1980, ricordato da un editoriale del Greensboro Daily News come "un agitatore, uno scrittore capace di guardare oltre il proprio tempo, una voce progressista in un deserto spesso conservatore".
Figlio di un uomo che dirigeva una rivista battista, crebbe in un ambiente familiare improntato a una solida educazione religiosa e a una notevole familiarità con la Bibbia e la mitologia classica, conoscenze che gli sarebbero rimaste per tutta la vita e che i contemporanei avrebbero poi ricordato come leggendarie, insieme alla sua memoria prodigiosa.
Si iscrisse al Wake Forest College, dove fu membro delle società letterarie Philomathesian ed Euzelian, laureandosi nel 1910 o, secondo altre fonti, l'anno seguente.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale prestò servizio in Francia come membro dell'American Expeditionary Force, l'esperienza militare che segnò il passaggio dalla giovinezza alla vita adulta. Tornato in patria, divenne il primo professore di giornalismo dell'Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, e fu proprio in questo periodo che pubblicò il suo primo libro, The story of man's work, una difesa del capitalismo liberale; in questi stessi anni, in pieno clima da "processo della scimmia" contro l'insegnamento dell'evoluzionismo, prese posizione contro il movimento antievoluzionista che agitava il dibattito pubblico americano.
Lasciata l'università, divenne redattore associato del Greensboro Daily News, dove si distinse per gli attacchi al Ku Klux Klan e per la denuncia delle ingiustizie sociali e politiche del proprio tempo, un atteggiamento battagliero che gli sarebbe costato, nel corso della carriera, più di un contrasto con i propri datori di lavoro.
Nel 1922 sposò Kathryn Dulsinea Hayward, dalla quale ebbe due figlie, Kathryn e Dorothy. Nel 1926 si trasferì a Baltimora per lavorare al Baltimore Evening Sun, passando poi al Baltimore Sun vero e proprio dal 1939, e vi rimase come editorialista e columnist fino al 1943, anno in cui lasciò il giornale, in termini comunque amichevoli, a causa delle proprie posizioni liberali e umaniste, ritenute troppo scomode dalla direzione.
Fu in quegli anni che, per l'arguzia e la profondità dei propri editoriali, venne soprannominato il "secondo saggio di Baltimora", un chiaro riferimento a Henry Louis Mencken, il celebre "saggio di Baltimora" con cui Johnson strinse una lunga amicizia personale nonostante le due figure incarnassero sensibilità quasi opposte: cinico, pessimista e sprezzante delle masse il primo, patriottico, ottimista, umanista e liberale il secondo.
Lasciato il giornalismo quotidiano, Johnson si dedicò per il resto della vita soprattutto alla scrittura di libri, pubblicandone complessivamente più di quaranta tra biografie, saggi, romanzi, gialli firmati sotto lo pseudonimo di Charles North, storie e commenti sulla società americana, oltre a due trilogie di storia e istituzioni americane scritte pensando al proprio giovane nipote Peter.
Tra i suoi titoli più noti figurano This American people (1951), un'analisi della libertà di parola e della paranoia anticomunista dell'epoca maccartista, The lunatic fringe (1957), un elogio del pensiero anticonformista, e America is born (1959), forse la sua opera più celebre. Fu anche autore di articoli per riviste importanti come Harper's, tra cui uno pubblicato nel 1950 sul tema del comunismo, e nel 1949 presiedette a titolo onorario un comitato che si batteva contro l'imposizione dei giuramenti di fedeltà anticomunisti nel pubblico impiego.
Negli anni Cinquanta la sua attività si estese anche alla radiotelevisione: sostituì per un periodo Lewis Gannett sul New York Herald Tribune mentre questi era corrispondente di guerra in Europa, fu commentatore americano per il London Sunday Express nel 1947 e, tra il 1952 e il 1954, commentatore della domenica sera per un'emittente televisiva di Baltimora, ottenendo per questa attività il prestigioso Alfred I. duPont-Columbia University Award nel 1952, il Peabody Award e l'Hillman Prize nel 1953. Fu inoltre autore di discorsi per la campagna presidenziale di Adlai Stevenson e collaborò come editorialista settimanale a The New Republic per ben ventisei anni, fino alla propria morte.
Johnson non si considerò mai propriamente uno storico, ma sempre un giornalista, distinguendo i due ruoli con una frase che gli fu cara: mentre lo storico scrive con autorevolezza per i posteri, il giornalista scrive in maniera speculativa per l'oggi. Pubblicò libri con regolarità dal 1925 fino al 1976, restando attivo praticamente fino alla fine di una carriera che attraversò quasi ottant'anni e che secondo i suoi biografi produsse complessivamente circa quindici milioni di parole scritte.
Morì a Baltimora nel 1980, ricordato da un editoriale del Greensboro Daily News come "un agitatore, uno scrittore capace di guardare oltre il proprio tempo, una voce progressista in un deserto spesso conservatore".
Frasi di Gerald White Johnson
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In epoche rivoluzionarie i ricchi sono sempre i più spaventati.
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