Biografia di Giovannino Guareschi

Giovannino Guareschi
Nazione: Italia    
Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi nacque a Fontanelle di Roccabianca (PR) il giorno 1 maggio 1908 e morì a Cervia (RA) il 22 luglio 1968. Fu scrittore, giornalista, umorista e caricaturista.

Il mondo della pianura emiliana, con i suoi paesi, il fiume, le campagne e le rivalità tra parrocchia e sezione di partito, rimase il serbatoio da cui trasse tutte le sue storie più note. Studiò a Parma e iniziò presto a lavorare come cronista e come disegnatore.

Prima della guerra si affermò nel giornalismo umoristico e satirico, un ambiente in cui conobbe altri autori, come Giovanni Mosca, collaboratore del periodico milanese Bertoldo e poi del Candido. Si sposò con Ennia Pallini, che chiamava "la Margherita" nei suoi racconti, e dai figli Alberto e Carlotta furono curati in seguito venti dei trentatré libri che portano il suo nome. La vita in famiglia è la materia di opere come Vita con Gio' e delle raccolte dedicate alla "famiglia Guareschi".

La guerra segnò una svolta nella sua biografia, non solo letteraria. Era monarchico e, fatto prigioniero dai tedeschi dopo l'8 settembre, preferì restare in un lager fino alla fine della guerra piuttosto che accettare di entrare nelle forze armate della Repubblica Sociale. Sopravvisse alla prigionia nei lager nazisti rimanendo in quei campi per due anni.

Dalla prigionia nacquero testi come Il grande diario 1943-1945, pubblicato in forma ampia dai figli, e una trilogia della prigionia ripubblicata nel 2018. Il lager gli lasciò una vena di riflessione morale e di fede semplice che attraversa anche i suoi lavori più comici.

Il periodo postbellico fu quello della grande fama. Nel 1945-46 rilanciò la sua attività giornalistica a Milano e fondò il settimanale satirico Candido, dove nacquero i racconti di Don Camillo. La prima puntata uscì alla vigilia del Natale 1946. Secondo una ricostruzione, il racconto introduttivo era stato scritto per un'altra pubblicazione e lui lo spostò all'ultimo momento sul Candido per riempire uno spazio.

Don Camillo è un battagliero parroco di campagna che si scontra con il sindaco comunista Peppone per il controllo della vita sociale, politica e morale dei loro paesani. Nel loro rapporto si specchia l'Italia divisa del dopoguerra: il grande quadro politico diventa, in miniatura, il "piccolo mondo" di Don Camillo. Il parroco parla con il Cristo dell'altare maggiore, che ne commenta le azioni.

Il successo fu rapido e internazionale. Le storie furono adattate per la radio, la televisione e il cinema, in particolare nella serie di film con Fernandel nel ruolo di Don Camillo. Dopo il successo del primo film arrivò Il ritorno di Don Camillo, e il terzo nacque da una sceneggiatura scritta durante la detenzione. La notizia rimanda a un altro episodio centrale, quello del carcere.

Dopo aver attaccato Alcide De Gasperi, Guareschi fu mandato in prigione. Nel 1954 fu condannato per diffamazione, rifiutò di fare appello e scontò la pena a Parma. L'episodio mostra l'indipendenza e l'intransigenza del suo carattere: sul Candido sostenne con orgoglio posizioni reazionarie, per esempio contro la riforma agraria e l'istituzione delle regioni.

Negli anni Sessanta il suo ruolo si ridusse. Il 22 ottobre 1961 si congedò dai lettori con l'ultimo numero del Candido, perché ormai, nel clima del tempo, non c'era più spazio per un Guareschi in circolazione. L'editore Rizzoli si sentiva a disagio con il settimanale, perché era impossibile intervenire su di lui.

Continuò a scrivere racconti di Don Camillo fino alla fine, e il ciclo includeva titoli come Don Camillo e i giovani d'oggi (1969), poi ripubblicato come Don Camillo e don Chichì. La produzione complessiva è vasta: una fonte parla di 347 storie su Don Camillo, e i curatori scoprirono dopo il 1980 che gli editori inglesi avevano tagliato molti testi: su 347 ne erano stati pubblicati solo 132.

Guareschi morì il 22 luglio 1968. Fu colpito da un infarto improvviso a Cervia, e il funerale ebbe luogo il 24 luglio a Roncole Verdi, la frazione di Busseto dove abitava. Aveva la fama di uomo molto resistente: dopo aver superato i lager nazisti, diceva di non poter morire neppure se lo ammazzavano.

Dopo la morte il suo lavoro fu rivalutato e la bibliografia critica crebbe, per esempio con le biografie di Alessandro Gnocchi (1998 e una nuova nel 2024-2025) e di Giovanni Lugaresi. Oggi è letto come uno scrittore a tutto tondo, e non più solo come l'autore di storie comiche: secondo Vittorio Messori solo uno scrittore vero, con un sospetto di grandezza, può creare un mondo intero, per quanto piccolo.


Frasi di Giovannino Guareschi

Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no.


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