Biografia di Domenico Gnoli

Domenico Gnoli
Nazione: Italia    
Domenico Gnoli nacque a Roma il 3 maggio 1933 e morì a New York il 17 aprile 1970. Fu scenografo, pittore e illustratore.

Nacque in una famiglia profondamente immersa nel mondo dell'arte: il padre, Umberto Gnoli, era uno storico dell'arte e ricopriva il ruolo di soprintendente alle Belle Arti dell'Umbria, mentre la madre, Annie de Garrou, era una pittrice e ceramista.

Fu proprio il padre a indirizzare fin dall'infanzia Domenico verso lo studio della pittura, presentandogliela quasi come l'unica strada possibile, e la sua educazione visiva si nutrì dei racconti e dei libri paterni sull'arte del Rinascimento italiano, contro cui il giovane Domenico avrebbe poi reagito cercando un linguaggio proprio, pur senza mai dimenticarne del tutto la lezione.

Trascorse l'infanzia tra Roma e Spoleto, dove il padre lavorava, e già da adolescente, spinto questa volta dalla madre, iniziò a frequentare i corsi privati di disegno e incisione tenuti da Carlo Alberto Petrucci, figura legata alla Secessione romana e alla Calcografia Nazionale di Roma, che ne riconobbe rapidamente il talento e lo incoraggiò a esporre per la prima volta le proprie opere a Roma nel 1950 (l'anno seguente espose anche a Bruxelles). Approfondì la propria formazione anche accanto al pittore Fabrizio Clerici.

Tra il 1949 e il 1952, ancora giovanissimo, Gnoli si dedicò alla realizzazione di scenografie, avvicinandosi al mondo del teatro: nel corso degli anni cinquanta lavorò infatti come scenografo e costumista in Italia, ma anche a Londra e a Parigi, disegnando inoltre locandine e collaborando come illustratore con diverse testate.

Fu in quel periodo, praticando soprattutto l'incisione, che cominciò a farsi conoscere anche all'estero. Dal 1955 al 1960 si trasferì a New York, dove si dedicò più intensamente alla pittura vera e propria e dove in seguito lavorò come illustratore per riviste importanti come Sports Illustrated e Fortune, guadagnandosi l'apprezzamento dell'art director Leo Lionni.

Fu però a partire dal 1964 che Gnoli mise a punto il proprio linguaggio più originale e riconoscibile, quello per cui viene ricordato ancora oggi: dipinti di grande formato, realizzati con acrilico e sabbia su tela, che isolavano e ingrandivano in modo quasi iperrealista dettagli e oggetti della vita quotidiana, un colletto, una suola di scarpa, un letto disfatto, ciocche di capelli, trasformandoli in soggetti assoluti della composizione. Questo suo stile, per certi versi vicino ai temi e al gusto della Pop Art, gli portò un rapido riconoscimento internazionale.

Nel 1965 prese parte alla mostra collettiva De Metaphisica, organizzata dalla Galerie Jan Krugier di Ginevra, esponendo accanto a opere di Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi e Carlo Carrà; sempre dallo stesso anno tornò a vivere stabilmente a Roma, dove frequentò tra gli altri Giosetta Fioroni, Mario Schifano, lo stesso Fabrizio Clerici, il pittore Balthus, lo scrittore Alberto Moravia e Dacia Maraini. Nel 1968, dopo aver esposto al salone parigino dei Grands et Jeunes d'Aujourd'hui, intraprese un viaggio nei paesi dell'Europa orientale.

Alla fine del 1969 inaugurò a New York, presso la Sidney Janis Gallery, un'ampia mostra personale con quaranta dipinti e cinque sculture in bronzo, cui fece seguito, agli inizi del 1970, un'esposizione alla galleria Schmela di Düsseldorf. Proprio a New York, tuttavia, Domenico Gnoli morì prematuramente a soli trentasei anni.

Dopo la sua scomparsa, la sua opera fu oggetto di numerose retrospettive in tutto il mondo, comprese diverse edizioni della Biennale di Venezia, e la sua originale ricerca sull'oggetto quotidiano ingrandito e isolato è oggi considerata un riferimento importante per la pittura, la fotografia, il design e persino la moda contemporanea.


Frasi di Domenico Gnoli

Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Giace anemica la musa
sul giaciglio de' vecchi metri.
A noi, giovani, apriamo i vetri,
rinnoviamo l'aria chiusa!


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