Biografia di Aleksandr Griboedov
Nazione: Russia
Aleksandr Sergeevič Griboedov nacque a Mosca il 4 gennaio 1795 e morì a Teheran il 30 gennaio 1829. Fu drammaturgo, poeta, compositore e diplomatico.
Nacque in una famiglia nobile, ma impoverita, di origini polacche, secondo figlio di Nikolaj Ivanovič, ufficiale in congedo, e di Anastasija Fëdorovna, una madre possessiva che ne coltivò precocemente i talenti come bambino prodigio.
Gli fece studiare pianoforte con il maestro John Field e gli impartì lezioni private di lingue e letteratura già all'età di sei anni, quando entrò all'Università di Mosca per corsi universitari nonostante la giovane età.
Durante la giovinezza, interrotti gli studi nel 1812 dall'invasione napoleonica che lo spinse a un breve esilio volontario, manifestò un'intelligenza poliglotta imparando francese, inglese, italiano, tedesco, persiano e arabo, e compose le sue prime opere musicali e letterarie, tra cui romanze e un tentativo di dramma.
Nel frattempo frequentava i circoli mondani moscoviti e stringeva amicizia con Puškin, che lo definì un brillante enciclopedista, e con letterati come Aleksandr Bestužev, con cui collaborò a scenette teatrali satiriche.
Nel 1815 si arruolò volontario nel reggimento ussaro durante le campagne antibonapartiste, senza vedere combattimenti veri, e nel 1816 si congedò per entrare al Ministero degli Esteri a San Pietroburgo, dove entrò in massoneria nella loggia Gli amici riuniti fondata da Aleksandr Jerebtsov e frequentò società segrete decabriste, legandosi a figure come il generale Aleksej Ermolov, sotto cui servì come segretario a Tbilisi dal 1818, e iniziando la sua carriera diplomatica in Persia e Georgia.
Tra il 1818 e il 1823 scrisse il suo capolavoro indiscusso, la commedia in versi Gore ot uma ("Guai all'intelligenza", o Che disgrazia l'ingegno), completata tra il 1823 e il 1825 durante una licenza a Mosca e San Pietroburgo, un'opera satirica che denuncia l'ipocrisia e il conformismo della burocrazia zarista attraverso il protagonista Čackij, circolata clandestinamente per la censura fino al 1833 e lodata da Puškin come immortale.
Altre opere minori includono la commedia Student del 1817, panteistica e influenzata da Schiller, e Il giovane verginio messa in scena nel 1819, mentre compose anche musica per piano e romanze su testi di Puškin, dedicandosi parallelamente a pamphlet diplomatici come il trattato di pace di Turkmenčaj del 1828 tra Russia e Persia.
Rientrato dalla missione caucasica, nel 1828 sposò a Tbilisi la sedicenne principessa georgiana Nina Čavčavadze, figlia del poeta Aleksandr Čavčavadze, e fu nominato plenipotenziario a Teheran, dove negoziò con successo il trattato ma fu accusato di provocazioni dai clericali locali, culminando nel massacro del 30 gennaio 1829 durante un attacco alla legazione russa. Morì eroicamente difendendo la moglie incinta insieme a gran parte del personale, all'età di soli 33 anni, lasciando un'eredità di genio poliedrico interrotto tragicamente che influenzò generazioni di scrittori russi.
Nacque in una famiglia nobile, ma impoverita, di origini polacche, secondo figlio di Nikolaj Ivanovič, ufficiale in congedo, e di Anastasija Fëdorovna, una madre possessiva che ne coltivò precocemente i talenti come bambino prodigio.
Gli fece studiare pianoforte con il maestro John Field e gli impartì lezioni private di lingue e letteratura già all'età di sei anni, quando entrò all'Università di Mosca per corsi universitari nonostante la giovane età.
Durante la giovinezza, interrotti gli studi nel 1812 dall'invasione napoleonica che lo spinse a un breve esilio volontario, manifestò un'intelligenza poliglotta imparando francese, inglese, italiano, tedesco, persiano e arabo, e compose le sue prime opere musicali e letterarie, tra cui romanze e un tentativo di dramma.
Nel frattempo frequentava i circoli mondani moscoviti e stringeva amicizia con Puškin, che lo definì un brillante enciclopedista, e con letterati come Aleksandr Bestužev, con cui collaborò a scenette teatrali satiriche.
Nel 1815 si arruolò volontario nel reggimento ussaro durante le campagne antibonapartiste, senza vedere combattimenti veri, e nel 1816 si congedò per entrare al Ministero degli Esteri a San Pietroburgo, dove entrò in massoneria nella loggia Gli amici riuniti fondata da Aleksandr Jerebtsov e frequentò società segrete decabriste, legandosi a figure come il generale Aleksej Ermolov, sotto cui servì come segretario a Tbilisi dal 1818, e iniziando la sua carriera diplomatica in Persia e Georgia.
Tra il 1818 e il 1823 scrisse il suo capolavoro indiscusso, la commedia in versi Gore ot uma ("Guai all'intelligenza", o Che disgrazia l'ingegno), completata tra il 1823 e il 1825 durante una licenza a Mosca e San Pietroburgo, un'opera satirica che denuncia l'ipocrisia e il conformismo della burocrazia zarista attraverso il protagonista Čackij, circolata clandestinamente per la censura fino al 1833 e lodata da Puškin come immortale.
Altre opere minori includono la commedia Student del 1817, panteistica e influenzata da Schiller, e Il giovane verginio messa in scena nel 1819, mentre compose anche musica per piano e romanze su testi di Puškin, dedicandosi parallelamente a pamphlet diplomatici come il trattato di pace di Turkmenčaj del 1828 tra Russia e Persia.
Rientrato dalla missione caucasica, nel 1828 sposò a Tbilisi la sedicenne principessa georgiana Nina Čavčavadze, figlia del poeta Aleksandr Čavčavadze, e fu nominato plenipotenziario a Teheran, dove negoziò con successo il trattato ma fu accusato di provocazioni dai clericali locali, culminando nel massacro del 30 gennaio 1829 durante un attacco alla legazione russa. Morì eroicamente difendendo la moglie incinta insieme a gran parte del personale, all'età di soli 33 anni, lasciando un'eredità di genio poliedrico interrotto tragicamente che influenzò generazioni di scrittori russi.
Frasi di Aleksandr Griboedov
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
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Le case sono nuove, ma i pregiudizi son vecchi.
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