Frasi di Ugo Foscolo



1/37

Noi chiamiamo pomposamente virtù tutte quelle azioni che giovano alla sicurezza di chi comanda e alla paura di chi serve.

2/37

E l'armonia vince
di mille secoli il silenzio.

3/37

Sarei perduto s'io vivessi un solo momento senza di te.

4/37

L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità.

5/37

Gli uomini non hanno che due freni,
il pudore e la forca.

6/37

Gli schiavi non sono, generalmente parlando, fatti dai tiranni, ma bensì gli schiavi fanno i tiranni.

7/37

Quaggiù la povertà è vergogna che nessun merito lava.

8/37

Se gli uomini si conducessero sempre al fianco la morte, non servirebbero sì vilmente.

9/37

Forse perché della fatal quiete
tu sei l'imago a me sì cara vieni
o sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zefiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

10/37

Sacro è il silenzio a' vati, e vi fa belle
più del sorriso.

11/37

Gli occhi dell'uom cercan morendo
il Sole; e tutti l'ultimo sospiro
mandano i petti alla fuggente luce.

12/37

Anche la speme,
ultima dea, fugge i sepolcri.

13/37

O Italiani, io vi esorto alle storie.

14/37

Ne' tempi licenziosi e tirannici i governi sono sempre ubbriachi di lodi e sempre di lodi assetati.

15/37

A egregie cose il forte animo accendono
l'urne de' forti, o Pindemonte..

16/37

Questo è Vincenzo Monti, cavaliero
gran traduttor de' traduttor d'Omero.

17/37

Le nate a vaneggiar menti mortali.

18/37

Sdegno il verso che suona e che non crea.

19/37

O nati al pianto
e alla fatica, se virtù vi è guida,
dalla fonte del duol sorge il conforto.

20/37

Ma sciagurati coloro che, per non essere scellerati, hanno bisogno della religione!

21/37

Il dotto e il ricco ed il patrizio vulgo.

22/37

A chi altamente oprar non è concesso
fama tentino almeno libere carte.

23/37

Coloro che non furono mai sventurati, non sono degni della loro felicità.

24/37

La forza siegue la forza. È più difficile, diceva Fabio Massimo, adunare nelle avverse guerre la prima coorte che tutto un esercito.

25/37

Il genio s'impenna contro ogni sorta di servitù; e quando la libertà e l'altezza d'animo indispensabili a ogni scrittore si prostrano sotto il bisogno del pane, i geni diventano scribacchiatori.

26/37

Lavoro eterno!
Paga il Governo.

27/37

Lettori miei, era opinione del reverendo Lorenzo Sterne, parroco in Inghilterra, che "un sorriso possa aggiungere un filo alla trama brevissima della vita"; ma pare ch'egli inoltre sapesse che ogni lagrima insegna a' mortali una verità.

28/37

Perch'io cultor di pochi libri vivo.

29/37

Quaggiù la povertà è vergogna che nessun merito lava; è delitto non punito dalle leggi, ma perseguitato più crudelmente dal mondo.

30/37

Morte, tu mi darai fama e riposo.

31/37

O bella Musa, ove sei tu? Non sento
spirar l'ambrosia, indizio del tuo Nume,
fra queste piante ov'io siedo e sospiro.

32/37

La noia proviene o da debolissima coscienza dell'esistenza nostra, per cui non ci sentiamo capaci di agire; o da coscienza eccessiva, per cui vediamo di non poter agire quanto vorremmo.

33/37

L'odio è la catena più grave insieme e più abbietta, con la quale l'uomo possa legarsi all'uomo.

34/37

Sente assai poco la propria passione, o lieta o triste che sia, chi sa troppo minutamente descriverla.

35/37

Le sciocche e laide abitudini sono le corruzioni della nostra natura.

36/37

Gioia promette e manda pianto Amore.

37/37

Siedon custodi de' sepolcri e quando
il tempo con sue fredde ali vi spazza
fin le rovine, le Pimplée fan lieti
di lor canto i deserti, e l'armonia
vince di mille secoli il silenzio.




Biografia di Ugo Foscolo