Biografia di Salvatore Di Giacomo
Nazione: Italia
Salvatore Di Giacomo nacque a Napoli il 12 marzo 1860 e morì sempre a Napoli il 5 aprile 1934. Fu saggista, poeta, drammaturgo e giornalista.
Figlio primogenito di Francesco Saverio Di Giacomo, medico abruzzese, e di Patrizia Buongiorno, figlia di un insegnante del Conservatorio di San Pietro a Maiella, crebbe in una famiglia colta dove la musica e la cultura, molto presenti, forgiarono la sua formazione artistica.
Frequentò il Liceo Vittorio Emanuele di Napoli e su volere della famiglia si iscrisse alla Facoltà di Medicina, ma nel 1886, al terzo anno, abbandonò gli studi dopo aver assistito a una lezione in cui il docente anatomizzava il corpo di un vecchio deceduto, un'esperienza che lo turbò profondamente e lo convinse a non seguire la carriera medica.
Si diede ben presto al giornalismo e alla poesia, collaborando a diversi quotidiani napoletani: esordì come giornalista sul Corriere del Mattino di Martino Cafiero, sul Pungolo, e poi sul Corriere di Napoli, al Pro Patria e alla Gazzetta, dove pubblicò articoli di cronaca, novelle e soprattutto poesie in dialetto napoletano che lo resero ben presto popolare.
Fu tra i fondatori, nel 1892, della rivista di topografia ed arte napoletana Napoli nobilissima, che divenne un punto di riferimento per la cultura partenopea dell'epoca; dal 1893 ricoprì l'incarico di bibliotecario presso varie istituzioni culturali cittadine, tra cui la Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Maiella, la Biblioteca universitaria e la Biblioteca nazionale di Napoli.
Nel 1902 divenne direttore della Sezione autonoma Lucchesi-Palli della Biblioteca nazionale di Napoli, e dal 1925 al 1932 ricoprì la qualifica di bibliotecario capo, dedicandosi alla conservazione e alla ricerca storica e artistica napoletana.
Fu autore di molte notissime poesie in lingua napoletana, molte delle quali furono successivamente musicate e costituiscono una parte importante della cultura popolare partenopea; insieme a Ernesto Murolo, Libero Bovio ed E.A. Mario fu un artefice della cosiddetta epoca d'oro della canzone napoletana, e scrisse i versi di oltre duecentocinquanta brani musicati, tra cui Napulitanata, Era de maggio, Luna nova, Marechiare, 'E spingule frangese, frutto della collaborazione con i maggiori compositori dell'epoca.
Fu anche molto apprezzato come novelliere nero, autore di racconti gotici e di una malinconia d'amore e di una profonda pietà umana che a volte raggiungevano il tragico, e scrisse diverse opere teatrali, tra cui la celebre Assunta Spina (1910), dramma in tre atti che lo rese celebre anche come drammaturgo.
Aderì al Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925 e fu nominato Accademico d'Italia nel 1929, riconoscimenti che testimoniano il prestigio che aveva raggiunto nella cultura italiana del suo tempo.
Salvatore Di Giacomo è ricordato come uno dei più intimi poeti napoletani, che ha contribuito a fondare e a diffondere la canzone napoletana classica, lasciando un'impronta indelebile nella cultura partenopea e italiana.
Figlio primogenito di Francesco Saverio Di Giacomo, medico abruzzese, e di Patrizia Buongiorno, figlia di un insegnante del Conservatorio di San Pietro a Maiella, crebbe in una famiglia colta dove la musica e la cultura, molto presenti, forgiarono la sua formazione artistica.
Frequentò il Liceo Vittorio Emanuele di Napoli e su volere della famiglia si iscrisse alla Facoltà di Medicina, ma nel 1886, al terzo anno, abbandonò gli studi dopo aver assistito a una lezione in cui il docente anatomizzava il corpo di un vecchio deceduto, un'esperienza che lo turbò profondamente e lo convinse a non seguire la carriera medica.
Si diede ben presto al giornalismo e alla poesia, collaborando a diversi quotidiani napoletani: esordì come giornalista sul Corriere del Mattino di Martino Cafiero, sul Pungolo, e poi sul Corriere di Napoli, al Pro Patria e alla Gazzetta, dove pubblicò articoli di cronaca, novelle e soprattutto poesie in dialetto napoletano che lo resero ben presto popolare.
Fu tra i fondatori, nel 1892, della rivista di topografia ed arte napoletana Napoli nobilissima, che divenne un punto di riferimento per la cultura partenopea dell'epoca; dal 1893 ricoprì l'incarico di bibliotecario presso varie istituzioni culturali cittadine, tra cui la Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Maiella, la Biblioteca universitaria e la Biblioteca nazionale di Napoli.
Nel 1902 divenne direttore della Sezione autonoma Lucchesi-Palli della Biblioteca nazionale di Napoli, e dal 1925 al 1932 ricoprì la qualifica di bibliotecario capo, dedicandosi alla conservazione e alla ricerca storica e artistica napoletana.
Fu autore di molte notissime poesie in lingua napoletana, molte delle quali furono successivamente musicate e costituiscono una parte importante della cultura popolare partenopea; insieme a Ernesto Murolo, Libero Bovio ed E.A. Mario fu un artefice della cosiddetta epoca d'oro della canzone napoletana, e scrisse i versi di oltre duecentocinquanta brani musicati, tra cui Napulitanata, Era de maggio, Luna nova, Marechiare, 'E spingule frangese, frutto della collaborazione con i maggiori compositori dell'epoca.
Fu anche molto apprezzato come novelliere nero, autore di racconti gotici e di una malinconia d'amore e di una profonda pietà umana che a volte raggiungevano il tragico, e scrisse diverse opere teatrali, tra cui la celebre Assunta Spina (1910), dramma in tre atti che lo rese celebre anche come drammaturgo.
Aderì al Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925 e fu nominato Accademico d'Italia nel 1929, riconoscimenti che testimoniano il prestigio che aveva raggiunto nella cultura italiana del suo tempo.
Salvatore Di Giacomo è ricordato come uno dei più intimi poeti napoletani, che ha contribuito a fondare e a diffondere la canzone napoletana classica, lasciando un'impronta indelebile nella cultura partenopea e italiana.
Frasi di Salvatore Di Giacomo
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Sapete chi è veramente libero, felice, padrone di se stesso? Chi nun è nzurato.
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