Biografia di Libero Bovio

Libero Bovio
Nazione: Italia    
Libero Bovio nacque a Napoli il giorno 8 giugno 1883 e morì sempre a Napoli il 26 maggio 1942. Fu poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista.

Figlio di Giovanni Bovio, celebre filosofo, uomo politico e drammaturgo di ideologie repubblicane (da cui il nome "Libero"), e di Bianca Nicosia, una brava pianista, nacque in una famiglia colta e culturalmente prestigiosa; il padre, noto avvocato e professore di Filosofia e di Diritto all'Università di Napoli, fu Deputato della sinistra storica, presidente della Camera e primo ministro, autore del codice penale che porta il suo nome in cui fu abolita la pena di morte.

Non seguì le orme del padre: si iscrisse alla Facoltà di Medicina, ma non portò a termine gli studi, abbandonandoli alla morte del padre, perché aveva tutt'altri interessi, soprattutto il teatro e la letteratura; per cercare un impiego che gli consentisse di sostentarsi, iniziò a lavorare prima come giornalista sul quotidiano locale Don Marzio e poi al Museo Nazionale di Napoli, dove divenne direttore dell'Ufficio Esportazioni, lavori che gli permisero di scrivere molto e di alternare il lavoro alla sua vera passione, la musica e il teatro.

Intraprese la carriera giornalistica molto giovane e la sua precoce attività drammaturgica e letteraria ne fece presto un protagonista della Napoli post-umbertina, vivace e allegra, segnata dal vigoreggiare della festa di Piedigrotta, della sceneggiata e del café-chantant, importato da Parigi e ribattezzato "caffè-concerto"; in questo contesto esordì giovanissimo con due fortunate commedie, Chitarrata e Mala nova!, rappresentate con grande successo al Teatro Mercadante nel 1902.

Libero Bovio è considerato l'autore più bravo a comporre versi da mettere in musica e firmò i più grandi successi della canzone napoletana, collaborando con i migliori musicisti della sua epoca; amava il dialetto profondamente, ma non disdegnò la produzione in lingua, legando il suo nome, oltre che alla celebre Signorinella, anche ad Amor di pastorello, Canzone garibaldina, Cara piccina e molte altre.

È considerato un capostipite delle cosiddette canzoni "di giacca", brani solitamente in tre parti che raccontano storie intrise di pathos dal mondo della malavita o da realtà disagiate socialmente e economicamente; scrisse diversi brani in italiano, offrendo un contributo decisivo alla nascente canzone nazionale.

Divenuto un vero e proprio vate della canzone napoletana, Bovio lavorò con la Poliphone e diresse le case editrici musicali Santa Lucia e La Canzonetta; nel 1934 fondò anche una casa editrice propria, La bottega dei quattro, insieme ai musicisti Valente, Tagliaferro e Lama; al termine della Prima guerra mondiale si sposò con Maria Di Furia, dalla quale ebbe due figli.
Insieme a Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo ed E.A. Mario fu uno degli artefici dell'epoca d'oro della canzone napoletana.

Ammalatosi nel 1941, morì l'anno successivo nella sua casa di via Duomo nel centro storico di Napoli, dopo aver rivolto con la commovente lirica Addio a Maria, l'ultimo pensiero a Napoli e alla compagna della sua vita; la sua eredità è quella di uno dei più grandi poeti della canzone napoletana, un autore che ha saputo cogliere l'anima della sua gente e trasformarla in versi immortali.


Frasi di Libero Bovio

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Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

I dialetti sono eterni.


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