Biografia di Finley Peter Dunne
Nazione: Stati Uniti d'America
Finley Peter Dunne nacque a Chicago, Ilinois il 10 luglio 1867 e morì a New York il 24 aprile 1936. Fu umorista, giornalista e scrittore.
Quinto di sette figli di una coppia di immigrati irlandesi di religione cattolica ortodossa, nacque con il solo nome di Peter. Il padre lavorava come carpentiere, mentre la madre, donna di solida cultura, trasmise al figlio fin da bambino l'amore per la lettura, in particolare per gli autori classici inglesi.
Quando Peter era ancora al liceo la madre morì, ed egli decise allora, in suo onore, di aggiungere al proprio nome il cognome da nubile di lei, Finley, adottando dapprima la forma "PF Dunne", poi, dal 1888, quella definitiva di "Finley P. Dunne". Sua sorella Amelia Dunne Hookway divenne a sua volta un'apprezzata educatrice e preside di un liceo di Chicago, tanto da vedersi in seguito intitolata una scuola cittadina.
Diplomatosi nel 1884 alla West Division High School di Chicago, Dunne entrò giovanissimo nel mondo del giornalismo: a soli diciassette anni cominciò a lavorare come fattorino e poi cronista presso il Chicago Telegram, per poi passare, negli anni successivi, ad altre testate cittadine come il Chicago Daily News e il Chicago Times, dove a ventun anni divenne caporedattore.
Occupò in seguito posizioni di crescente responsabilità presso diversi altri giornali di Chicago, tra cui il Chicago Journal, il Chicago Tribune e il Chicago Post, specializzandosi progressivamente nel giornalismo politico e negli editoriali. Fu proprio nella redazione dell'Evening Post, nel 1892, che conobbe Mary Ives Abbott, colta recensitrice di libri per il giornale, che seppe riconoscere il talento del giovane Dunne e ne incoraggiò lo sviluppo come scrittore.
Nel 1892 entrò a far parte della redazione del Chicago Evening Post come direttore della pagina editoriale, ed è qui che Dunne diede vita al proprio personaggio più celebre, immaginando la figura di Martin Dooley, barista irlandese immigrato che, con i propri monologhi di circa settecentocinquanta parole, rivolti agli avventori del suo locale, in particolare al politico bonario John McKenna e al taciturno operaio Malachi Hennessy, commentava con arguzia gli eventi politici e sociali del proprio tempo, parlando con lo spiccato accento e il ricco vernacolo tipico di un immigrato irlandese proveniente dalla contea di Roscommon.
Il primo articolo dedicato a Mr. Dooley apparve il 7 ottobre 1893, con il titolo Bridgeport gossip shared with John McKenna, e nella finzione narrativa il personaggio gestiva una taverna nel quartiere di Bridgeport, nel South Side di Chicago. In un primo momento i pezzi vennero pubblicati senza firma o con le sole iniziali, e Dunne veniva pagato dieci dollari per ciascuno di essi, oltre al proprio normale stipendio da giornalista; un contemporaneo osservò come in questi scritti non vi fosse alcuna ricerca di brillantezza o di stile ricercato, ma solo il puro intento di divertire, ed era proprio questa naturalezza e informalità a conquistare il gusto popolare.
Il successo del personaggio crebbe rapidamente nel corso degli anni Novanta dell'Ottocento, tanto che più di trecento articoli dedicati a Mr. Dooley furono pubblicati già in quel decennio, prima che la sindacazione a livello nazionale ne facesse un nome familiare in tutto il paese. Gli sketch di Dunne raggiunsero una diffusione nazionale grazie soprattutto al successo dei commenti satirici di Mr. Dooley sulla vittoria dell'ammiraglio George Dewey nella battaglia navale di Manila del 1898, episodio che segnò la definitiva consacrazione del personaggio presso il grande pubblico americano.
Proprio nel 1898 Dunne raccolse in volume i propri scritti con il titolo Mr. Dooley in Peace and in War, prima di una serie di raccolte pubblicate nel corso degli anni successivi. In totale Dunne scrisse oltre settecento saggi in dialetto, alcuni dei quali furono ripubblicati in otto volumi tra il 1898 e il 1919, e diverse espressioni di Mr. Dooley, come la celebre battuta sulla necessità di fidarsi di tutti pur tagliando sempre le carte da gioco prima di una partita, entrarono a far parte del patrimonio popolare della lingua inglese americana.
Il successo letterario e giornalistico di Dunne gli permise di entrare in contatto con importanti personalità pubbliche del proprio tempo: la sua fama gli valse un'ampia notorietà a livello nazionale, in particolare l'attenzione e l'apprezzamento del presidente Theodore Roosevelt. L'umorismo sottile di Dunne e il suo acume politico gli valsero infatti le simpatie dello stesso Roosevelt, che pure fu spesso bersaglio delle battute pungenti di Mr. Dooley.
Attraverso il personaggio, del resto, Dunne non risparmiò critiche pungenti neppure alla propria città: Dunne fece di Mr. Dooley un veicolo per esprimere la propria critica alla corruzione dilagante a Chicago, nonostante il conservatorismo che caratterizzava la maggior parte degli editori per cui lavorava, e i funzionari disonesti, che non potevano essere apertamente attaccati in un semplice editoriale in lingua inglese, potevano invece essere presi di mira attraverso la voce ironica e apparentemente innocua del barista irlandese.
Nel 1902 Dunne sposò Margaret Abbott, dalla quale ebbe quattro figli, tra cui Philip Dunne, che sarebbe diventato un noto sceneggiatore, regista e produttore cinematografico a Hollywood. Fu proprio Philip a curare in seguito un adattamento teatrale della serie di Mr. Dooley scritta dal padre.
Negli anni successivi Dunne si trasferì a New York, proseguendo la propria attività di giornalista e scrittore e continuando a pubblicare, seppure con minore regolarità, nuovi episodi delle avventure e dei commenti del proprio celebre personaggio, che comparve sulle pagine dei giornali americani tra il 1893 e il 1915, per poi tornare occasionalmente anche nel 1924 e nel 1926, con l'ultimo articolo, dedicato ai problemi degli agricoltori, pubblicato il 3 luglio di quell'anno.
Finley Peter Dunne morì a New York all'età di sessantotto anni. La sua produzione, come giornalista e umorista, resta legata in modo indissolubile alla figura di Mr. Dooley, capace di unire l'osservazione arguta della politica e della società americana di fine Ottocento e inizio Novecento a una scrittura popolare e immediata: voce critica e al tempo stesso affettuosa della comunità degli immigrati irlandesi di Chicago, gli valse una fama duratura come una delle voci satiriche più originali e influenti del giornalismo americano a cavallo tra i due secoli.
Quinto di sette figli di una coppia di immigrati irlandesi di religione cattolica ortodossa, nacque con il solo nome di Peter. Il padre lavorava come carpentiere, mentre la madre, donna di solida cultura, trasmise al figlio fin da bambino l'amore per la lettura, in particolare per gli autori classici inglesi.
Quando Peter era ancora al liceo la madre morì, ed egli decise allora, in suo onore, di aggiungere al proprio nome il cognome da nubile di lei, Finley, adottando dapprima la forma "PF Dunne", poi, dal 1888, quella definitiva di "Finley P. Dunne". Sua sorella Amelia Dunne Hookway divenne a sua volta un'apprezzata educatrice e preside di un liceo di Chicago, tanto da vedersi in seguito intitolata una scuola cittadina.
Diplomatosi nel 1884 alla West Division High School di Chicago, Dunne entrò giovanissimo nel mondo del giornalismo: a soli diciassette anni cominciò a lavorare come fattorino e poi cronista presso il Chicago Telegram, per poi passare, negli anni successivi, ad altre testate cittadine come il Chicago Daily News e il Chicago Times, dove a ventun anni divenne caporedattore.
Occupò in seguito posizioni di crescente responsabilità presso diversi altri giornali di Chicago, tra cui il Chicago Journal, il Chicago Tribune e il Chicago Post, specializzandosi progressivamente nel giornalismo politico e negli editoriali. Fu proprio nella redazione dell'Evening Post, nel 1892, che conobbe Mary Ives Abbott, colta recensitrice di libri per il giornale, che seppe riconoscere il talento del giovane Dunne e ne incoraggiò lo sviluppo come scrittore.
Nel 1892 entrò a far parte della redazione del Chicago Evening Post come direttore della pagina editoriale, ed è qui che Dunne diede vita al proprio personaggio più celebre, immaginando la figura di Martin Dooley, barista irlandese immigrato che, con i propri monologhi di circa settecentocinquanta parole, rivolti agli avventori del suo locale, in particolare al politico bonario John McKenna e al taciturno operaio Malachi Hennessy, commentava con arguzia gli eventi politici e sociali del proprio tempo, parlando con lo spiccato accento e il ricco vernacolo tipico di un immigrato irlandese proveniente dalla contea di Roscommon.
Il primo articolo dedicato a Mr. Dooley apparve il 7 ottobre 1893, con il titolo Bridgeport gossip shared with John McKenna, e nella finzione narrativa il personaggio gestiva una taverna nel quartiere di Bridgeport, nel South Side di Chicago. In un primo momento i pezzi vennero pubblicati senza firma o con le sole iniziali, e Dunne veniva pagato dieci dollari per ciascuno di essi, oltre al proprio normale stipendio da giornalista; un contemporaneo osservò come in questi scritti non vi fosse alcuna ricerca di brillantezza o di stile ricercato, ma solo il puro intento di divertire, ed era proprio questa naturalezza e informalità a conquistare il gusto popolare.
Il successo del personaggio crebbe rapidamente nel corso degli anni Novanta dell'Ottocento, tanto che più di trecento articoli dedicati a Mr. Dooley furono pubblicati già in quel decennio, prima che la sindacazione a livello nazionale ne facesse un nome familiare in tutto il paese. Gli sketch di Dunne raggiunsero una diffusione nazionale grazie soprattutto al successo dei commenti satirici di Mr. Dooley sulla vittoria dell'ammiraglio George Dewey nella battaglia navale di Manila del 1898, episodio che segnò la definitiva consacrazione del personaggio presso il grande pubblico americano.
Proprio nel 1898 Dunne raccolse in volume i propri scritti con il titolo Mr. Dooley in Peace and in War, prima di una serie di raccolte pubblicate nel corso degli anni successivi. In totale Dunne scrisse oltre settecento saggi in dialetto, alcuni dei quali furono ripubblicati in otto volumi tra il 1898 e il 1919, e diverse espressioni di Mr. Dooley, come la celebre battuta sulla necessità di fidarsi di tutti pur tagliando sempre le carte da gioco prima di una partita, entrarono a far parte del patrimonio popolare della lingua inglese americana.
Il successo letterario e giornalistico di Dunne gli permise di entrare in contatto con importanti personalità pubbliche del proprio tempo: la sua fama gli valse un'ampia notorietà a livello nazionale, in particolare l'attenzione e l'apprezzamento del presidente Theodore Roosevelt. L'umorismo sottile di Dunne e il suo acume politico gli valsero infatti le simpatie dello stesso Roosevelt, che pure fu spesso bersaglio delle battute pungenti di Mr. Dooley.
Attraverso il personaggio, del resto, Dunne non risparmiò critiche pungenti neppure alla propria città: Dunne fece di Mr. Dooley un veicolo per esprimere la propria critica alla corruzione dilagante a Chicago, nonostante il conservatorismo che caratterizzava la maggior parte degli editori per cui lavorava, e i funzionari disonesti, che non potevano essere apertamente attaccati in un semplice editoriale in lingua inglese, potevano invece essere presi di mira attraverso la voce ironica e apparentemente innocua del barista irlandese.
Nel 1902 Dunne sposò Margaret Abbott, dalla quale ebbe quattro figli, tra cui Philip Dunne, che sarebbe diventato un noto sceneggiatore, regista e produttore cinematografico a Hollywood. Fu proprio Philip a curare in seguito un adattamento teatrale della serie di Mr. Dooley scritta dal padre.
Negli anni successivi Dunne si trasferì a New York, proseguendo la propria attività di giornalista e scrittore e continuando a pubblicare, seppure con minore regolarità, nuovi episodi delle avventure e dei commenti del proprio celebre personaggio, che comparve sulle pagine dei giornali americani tra il 1893 e il 1915, per poi tornare occasionalmente anche nel 1924 e nel 1926, con l'ultimo articolo, dedicato ai problemi degli agricoltori, pubblicato il 3 luglio di quell'anno.
Finley Peter Dunne morì a New York all'età di sessantotto anni. La sua produzione, come giornalista e umorista, resta legata in modo indissolubile alla figura di Mr. Dooley, capace di unire l'osservazione arguta della politica e della società americana di fine Ottocento e inizio Novecento a una scrittura popolare e immediata: voce critica e al tempo stesso affettuosa della comunità degli immigrati irlandesi di Chicago, gli valse una fama duratura come una delle voci satiriche più originali e influenti del giornalismo americano a cavallo tra i due secoli.
Frasi di Finley Peter Dunne
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I morti godono sempre tutte le simpatie. So di una società che votò un monumento a un uomo e si rifiutò di aiutare la sua famiglia, tutto in una notte.
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