Biografia di Tommaso da Celano
Nazione: Italia
Tommaso da Celano nacque a Celano (AQ) nel 1190 circa e morì nel convento di Tagliacozzo (AQ), nella Val de' Varri, nel 1265 circa. Fu frate francescano, poeta e scrittore.
Il suo luogo di nascita, all'epoca, faceva parte del contado dei Marsi, sebbene le notizie sulla sua famiglia e sulla sua giovinezza siano estremamente scarse e in gran parte ricostruite per via indiretta attraverso le fonti francescane successive.
Si ritiene che appartenesse a una famiglia di condizione sociale elevata, forse legata alla piccola nobiltà locale, e che abbia ricevuto un'istruzione di buon livello, cosa che gli permise in seguito di padroneggiare con notevole abilità la lingua latina, sia in prosa sia in versi, come dimostrano le opere a lui attribuite.
Il momento decisivo della sua vita fu l'incontro con san Francesco d'Assisi, avvenuto verosimilmente attorno al 1213 o negli anni immediatamente successivi, quando Tommaso entrò a far parte del nascente ordine dei Frati Minori, diventando così uno dei primi seguaci del poverello di Assisi in un periodo in cui il movimento francescano si stava appena strutturando e diffondendo.
Nel 1221 fu inviato in Germania al seguito di frate Elia da Cortona e successivamente di Cesario di Spira, partecipando attivamente alla diffusione dell'ordine francescano oltre le Alpi, e ricoprendo in quella regione, tra il 1223 e il 1225, incarichi di responsabilità come custode e poi come ministro provinciale della Renania, prima di fare ritorno in Italia.
Fu proprio dopo la morte di san Francesco, avvenuta nel 1226, e soprattutto in seguito alla sua canonizzazione, proclamata da papa Gregorio IX nel 1228, che Tommaso ricevette dallo stesso pontefice l'incarico di scrivere una biografia ufficiale del santo, dando così vita nel 1228-1229 alla Vita prima, conosciuta anche come Vita beati Francisci, un testo fondamentale e per lungo tempo considerato la fonte principale e più autorevole sulla vita del fondatore dell'ordine, arricchito peraltro da una qualità letteraria non comune per un'opera agiografica del tempo.
Successivamente, attorno al 1245-1247, su richiesta del ministro generale dell'ordine Crescenzio da Iesi, che aveva sollecitato la raccolta di nuove testimonianze e memorie sulla vita del santo provenienti dai suoi primi compagni, Tommaso compose la Vita secunda (o Memoriale nel desiderio dell'anima), un'opera che integra e in parte corregge la prima biografia alla luce di testimonianze più dirette raccolte presso i compagni superstiti di Francesco, come frate Leone, frate Rufino e frate Angelo.
In seguito scrisse anche il Tractatus de miraculis beati Francisci, dedicato specificamente alla raccolta dei miracoli attribuiti al santo dopo la sua morte, completando così un vero e proprio corpus biografico che rimase per secoli la base della conoscenza storica e agiografica su san Francesco, prima che gli studi successivi valorizzassero anche altre fonti francescane, come la cosiddetta Leggenda dei tre compagni o i Fioretti.
Oltre alla produzione dedicata a san Francesco, a Tommaso da Celano viene tradizionalmente attribuita, sia pure con alcune incertezze critiche circa la paternità certa, la composizione del Dies irae, una delle più celebri e potenti sequenze liturgiche della tradizione cristiana, dedicata al tema del Giudizio universale e successivamente incorporata nella liturgia funebre della Chiesa cattolica, testo che, qualora l'attribuzione fosse confermata, rappresenterebbe il suo contributo più universalmente noto alla cultura occidentale, ben al di là degli ambienti specificamente francescani.
Si ritiene inoltre che abbia composto una vita di santa Chiara d'Assisi, la Legenda Sanctae Clarae virginis, scritta dopo la canonizzazione della santa nel 1255, su incarico di papa Alessandro IV.
Le notizie sugli ultimi anni della sua vita restano incerte quanto quelle sulla sua giovinezza, ma si ritiene che Tommaso da Celano sia morto attorno al 1260 presso il convento di Tagliacozzo, in Abruzzo, dove secondo la tradizione locale sarebbe stato sepolto, lasciando alla storia della letteratura religiosa medievale un'opera fondamentale per la conoscenza della figura di san Francesco d'Assisi e, se l'attribuzione fosse esatta, uno dei testi poetici più intensi e duraturi dell'intera tradizione liturgica cristiana.
Il suo luogo di nascita, all'epoca, faceva parte del contado dei Marsi, sebbene le notizie sulla sua famiglia e sulla sua giovinezza siano estremamente scarse e in gran parte ricostruite per via indiretta attraverso le fonti francescane successive.
Si ritiene che appartenesse a una famiglia di condizione sociale elevata, forse legata alla piccola nobiltà locale, e che abbia ricevuto un'istruzione di buon livello, cosa che gli permise in seguito di padroneggiare con notevole abilità la lingua latina, sia in prosa sia in versi, come dimostrano le opere a lui attribuite.
Il momento decisivo della sua vita fu l'incontro con san Francesco d'Assisi, avvenuto verosimilmente attorno al 1213 o negli anni immediatamente successivi, quando Tommaso entrò a far parte del nascente ordine dei Frati Minori, diventando così uno dei primi seguaci del poverello di Assisi in un periodo in cui il movimento francescano si stava appena strutturando e diffondendo.
Nel 1221 fu inviato in Germania al seguito di frate Elia da Cortona e successivamente di Cesario di Spira, partecipando attivamente alla diffusione dell'ordine francescano oltre le Alpi, e ricoprendo in quella regione, tra il 1223 e il 1225, incarichi di responsabilità come custode e poi come ministro provinciale della Renania, prima di fare ritorno in Italia.
Fu proprio dopo la morte di san Francesco, avvenuta nel 1226, e soprattutto in seguito alla sua canonizzazione, proclamata da papa Gregorio IX nel 1228, che Tommaso ricevette dallo stesso pontefice l'incarico di scrivere una biografia ufficiale del santo, dando così vita nel 1228-1229 alla Vita prima, conosciuta anche come Vita beati Francisci, un testo fondamentale e per lungo tempo considerato la fonte principale e più autorevole sulla vita del fondatore dell'ordine, arricchito peraltro da una qualità letteraria non comune per un'opera agiografica del tempo.
Successivamente, attorno al 1245-1247, su richiesta del ministro generale dell'ordine Crescenzio da Iesi, che aveva sollecitato la raccolta di nuove testimonianze e memorie sulla vita del santo provenienti dai suoi primi compagni, Tommaso compose la Vita secunda (o Memoriale nel desiderio dell'anima), un'opera che integra e in parte corregge la prima biografia alla luce di testimonianze più dirette raccolte presso i compagni superstiti di Francesco, come frate Leone, frate Rufino e frate Angelo.
In seguito scrisse anche il Tractatus de miraculis beati Francisci, dedicato specificamente alla raccolta dei miracoli attribuiti al santo dopo la sua morte, completando così un vero e proprio corpus biografico che rimase per secoli la base della conoscenza storica e agiografica su san Francesco, prima che gli studi successivi valorizzassero anche altre fonti francescane, come la cosiddetta Leggenda dei tre compagni o i Fioretti.
Oltre alla produzione dedicata a san Francesco, a Tommaso da Celano viene tradizionalmente attribuita, sia pure con alcune incertezze critiche circa la paternità certa, la composizione del Dies irae, una delle più celebri e potenti sequenze liturgiche della tradizione cristiana, dedicata al tema del Giudizio universale e successivamente incorporata nella liturgia funebre della Chiesa cattolica, testo che, qualora l'attribuzione fosse confermata, rappresenterebbe il suo contributo più universalmente noto alla cultura occidentale, ben al di là degli ambienti specificamente francescani.
Si ritiene inoltre che abbia composto una vita di santa Chiara d'Assisi, la Legenda Sanctae Clarae virginis, scritta dopo la canonizzazione della santa nel 1255, su incarico di papa Alessandro IV.
Le notizie sugli ultimi anni della sua vita restano incerte quanto quelle sulla sua giovinezza, ma si ritiene che Tommaso da Celano sia morto attorno al 1260 presso il convento di Tagliacozzo, in Abruzzo, dove secondo la tradizione locale sarebbe stato sepolto, lasciando alla storia della letteratura religiosa medievale un'opera fondamentale per la conoscenza della figura di san Francesco d'Assisi e, se l'attribuzione fosse esatta, uno dei testi poetici più intensi e duraturi dell'intera tradizione liturgica cristiana.
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