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La letteratura non permette di camminare ma permette di respirare.
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Essere gelosi è essere conformi alle regole.
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La sapienza è nessun potere, un po' di sapere, un po' di intelligenza e quanto più sapore possibile.
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Per sfuggire all'alienazione della società presente non rimane che questa via: la fuga in avanti.
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Scrivere significa scuotere il senso del mondo, disporvi un'interrogazione indiretta alla quale lo scrittore, con un'ultima sospensione, si astiene dal rispondere.
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Essendo la lettura una traversata di codici, niente ne può arrestare il viaggio.
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La letteratura è in fondo un'attività tautologica.
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Lo specchio non capta altro se non altri specchi e questo infinito riflettere è il vuoto stesso (che, lo si sa, è la forma).
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Chi è innamorato alla maniera romantica, conosce l'esperienza della follia. Ora, per questo folle, non c'è nessuna parola moderna, ed è proprio in questo che si sente folle: nessun linguaggio da rubare, tranne uno molto vecchio.
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La massima è la più arrogante, e spesso la più idiota, delle forme di linguaggio.
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Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia.
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Le parole non sono mai pazze, è la sintassi che è pazza.
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Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l'altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri.