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Savio è chi d'or in or, non d'anno in anno
scudi, rimedi, antidoti raguna
contr'a' colpi di morte e di fortuna.
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Più fatica è tacer, che parlare;
quantunque alle ignoranti genti stolte
strana proposta questa forse pare.
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Perché qualunque ha tempo, e tempo aspetta,
spesso se trova vuota aver la mano,
come al presente a lui venne a incontrare,
che perse un gran piacer per aspettare.
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Perduto è sol chi se stesso abandona.
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Chi vuole aver soggetti che obbediscano,
convien, che prima sappia comandare.
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Chi vuol senza giustizia governare
si dimostra Tiranno.
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Chi così visse al mondo, visse assai,
se ben nel fior de gli anni il suo fin colse;
ché più assai quel campa che ben vive.
Passata zoglia non se lassa mai;
ma chi poté ben vivere, e non volse,
par che anzi tempo la sua vita arive.
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La roba non fa mai l'uomo beato.
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Atto regale è intender la ragione.
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Donate al mio fallir, donne mie, pace;
chè a tacer tanto duolo è cosa dura,
e poco ha doglia chi, dolendo, tace.
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Chi morir può onorato, de' morire,
ché spesse volte aviene e de legiero,
che, per durar in questa vita trista,
morte e vergogna ad un tratto s'acquista.
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Ma chi è richiesto e indugia il suo servire,
servendo poi, fa il guiderdon perire.
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Ché qualunche nel mondo è più orgoglioso,
è da Amor vinto, al tutto subiugato;
né forte braccio, né ardire animoso,
né scudo o maglia, né brando affilato,
né altra possanza può mai far diffesa,
che al fin non sia da Amor battuta e presa.
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Ché, sanza amore, è un core sanza spene,
uno arbor sanza rame e sanza foglia,
fiume sanza unde, e fonte sanza vene.
Amore ogni tristeza a l'alma toglie,
e quanto la natura ha in sé di bene
nel core inamorato se racoglie.