Biografia di Maine de Biran
Nazione: Francia
Marie-François-Pierre Gonthier de Biran nacque a Bergerac, Francia il 29 novembre 1766 e morì a Parigi il 20 luglio 1824. Fu filosofo e psicologo.
Assunse il nome con cui è passato alla storia dalla proprietà di famiglia chiamata Le Maine, situata nei pressi di Mouleydier. Ricevette la sua istruzione presso il collegio di Périgueux, un ambiente dominato da orientamenti moderati e monarchico-costituzionali, dove si distinse particolarmente nello studio della matematica.
Nel 1784 entrò a far parte della guardia reale del re Luigi XVI, e nel 1789, durante i tumultuosi eventi rivoluzionari, fu ferito a Versailles mentre difendeva il sovrano da una folla in rivolta, un episodio che segnò profondamente la sua giovinezza in un momento di grande instabilità politica per la Francia.
Con lo scioglimento della sua compagnia militare, nel 1791 abbandonò definitivamente la carriera delle armi e per sfuggire al clima di terrore che si andava diffondendo si ritirò nella sua tenuta di famiglia nel 1793, dedicandosi da quel momento a intense ricerche di natura psicologica e filosofica che avrebbero costituito il nucleo della sua futura opera di pensatore.
Nel 1797 fu eletto al Consiglio dei Cinquecento, e in seguito venne nominato amministratore del dipartimento della Dordogna, ma le sue simpatie moderatamente monarchiche gli procurarono non pochi problemi con il potere del tempo; risiedette a Parigi fino al 1798, anno in cui si allontanò dall'attività politica per fare ritorno alla sua terra natale in Dordogna.
Fu proprio in quel periodo di raccoglimento che iniziò a coltivare rapporti intellettuali con alcuni dei più importanti esponenti della corrente degli idéologues, in particolare Pierre Jean Georges Cabanis e Antoine Destutt de Tracy, dai quali però finì per distaccarsi abbastanza presto, rifiutandone il sensismo e gli obiettivi riduzionisti che caratterizzavano il loro pensiero.
Nel 1802 la sua riflessione filosofica ottenne un primo importante riconoscimento quando il suo saggio Influence de l'habitude sur la faculté de penser vinse il premio bandito dall'Institut de France, un'istituzione allora dominata proprio dagli idéologues, e nel 1805 fu eletto membro dello stesso Institut grazie soprattutto al valore del suo lavoro Décomposition de la pensée. A partire dal 1803 riprese anche l'attività politica, che da quel momento in poi affiancò costantemente ai suoi studi filosofici, ricoprendo dopo la restaurazione borbonica importanti cariche pubbliche, tra cui quella di deputato e di consigliere di Stato.
Sul piano del pensiero, la sua opera attraversò tre fasi distinte: una prima fase più vicina al sensismo di Condillac e Locke, una seconda, definita filosofia della volontà, sviluppata tra il 1804 e il 1818, nella quale elaborò la sua dottrina più originale imperniata sul concetto di sforzo volontario, ossia sull'idea che l'uomo conosca se stesso attraverso la resistenza che il proprio sforzo incontra nell'agire sul mondo esterno, distinguendo così l'io dal non-io. Infine una terza fase, successiva al 1818, di carattere più propriamente religioso e mistico, nella quale aggiunse alla rappresentazione e alla volontà una terza dimensione dell'esistenza umana, quella dell'amore inteso come unione con Dio.
Tra le sue opere principali, oltre a quelle già citate, si ricordano De l'aperception immédiate del 1807, Nouvelles considérations sur les rapports du physique et du moral de l'homme del 1811, Essai sur les fondements de la psychologie del 1812, e i Nouveaux essais d'anthropologie, ou de la science de l'homme intérieur del 1824, oltre al celebre Journal intime, pubblicato postumo nel 1857, che raccoglie le sue riflessioni più intime e personali.
Grazie all'originalità della sua opposizione agli idéologues, nonostante gli attriti personali e filosofici che questa gli causò, Maine de Biran finì per essere riconosciuto come uno dei padri fondatori dello spiritualismo francese, esercitando un'influenza determinante su Victor Cousin, che lo definì il primo metafisico francese della sua epoca, e più in generale su tutta la corrente dell'eclettismo filosofico ottocentesco. Morì a Parigi nel 1824, ma il suo pensiero continuò a nutrire la riflessione filosofica francese sulla coscienza e sulla vita interiore ben oltre la sua epoca.
Assunse il nome con cui è passato alla storia dalla proprietà di famiglia chiamata Le Maine, situata nei pressi di Mouleydier. Ricevette la sua istruzione presso il collegio di Périgueux, un ambiente dominato da orientamenti moderati e monarchico-costituzionali, dove si distinse particolarmente nello studio della matematica.
Nel 1784 entrò a far parte della guardia reale del re Luigi XVI, e nel 1789, durante i tumultuosi eventi rivoluzionari, fu ferito a Versailles mentre difendeva il sovrano da una folla in rivolta, un episodio che segnò profondamente la sua giovinezza in un momento di grande instabilità politica per la Francia.
Con lo scioglimento della sua compagnia militare, nel 1791 abbandonò definitivamente la carriera delle armi e per sfuggire al clima di terrore che si andava diffondendo si ritirò nella sua tenuta di famiglia nel 1793, dedicandosi da quel momento a intense ricerche di natura psicologica e filosofica che avrebbero costituito il nucleo della sua futura opera di pensatore.
Nel 1797 fu eletto al Consiglio dei Cinquecento, e in seguito venne nominato amministratore del dipartimento della Dordogna, ma le sue simpatie moderatamente monarchiche gli procurarono non pochi problemi con il potere del tempo; risiedette a Parigi fino al 1798, anno in cui si allontanò dall'attività politica per fare ritorno alla sua terra natale in Dordogna.
Fu proprio in quel periodo di raccoglimento che iniziò a coltivare rapporti intellettuali con alcuni dei più importanti esponenti della corrente degli idéologues, in particolare Pierre Jean Georges Cabanis e Antoine Destutt de Tracy, dai quali però finì per distaccarsi abbastanza presto, rifiutandone il sensismo e gli obiettivi riduzionisti che caratterizzavano il loro pensiero.
Nel 1802 la sua riflessione filosofica ottenne un primo importante riconoscimento quando il suo saggio Influence de l'habitude sur la faculté de penser vinse il premio bandito dall'Institut de France, un'istituzione allora dominata proprio dagli idéologues, e nel 1805 fu eletto membro dello stesso Institut grazie soprattutto al valore del suo lavoro Décomposition de la pensée. A partire dal 1803 riprese anche l'attività politica, che da quel momento in poi affiancò costantemente ai suoi studi filosofici, ricoprendo dopo la restaurazione borbonica importanti cariche pubbliche, tra cui quella di deputato e di consigliere di Stato.
Sul piano del pensiero, la sua opera attraversò tre fasi distinte: una prima fase più vicina al sensismo di Condillac e Locke, una seconda, definita filosofia della volontà, sviluppata tra il 1804 e il 1818, nella quale elaborò la sua dottrina più originale imperniata sul concetto di sforzo volontario, ossia sull'idea che l'uomo conosca se stesso attraverso la resistenza che il proprio sforzo incontra nell'agire sul mondo esterno, distinguendo così l'io dal non-io. Infine una terza fase, successiva al 1818, di carattere più propriamente religioso e mistico, nella quale aggiunse alla rappresentazione e alla volontà una terza dimensione dell'esistenza umana, quella dell'amore inteso come unione con Dio.
Tra le sue opere principali, oltre a quelle già citate, si ricordano De l'aperception immédiate del 1807, Nouvelles considérations sur les rapports du physique et du moral de l'homme del 1811, Essai sur les fondements de la psychologie del 1812, e i Nouveaux essais d'anthropologie, ou de la science de l'homme intérieur del 1824, oltre al celebre Journal intime, pubblicato postumo nel 1857, che raccoglie le sue riflessioni più intime e personali.
Grazie all'originalità della sua opposizione agli idéologues, nonostante gli attriti personali e filosofici che questa gli causò, Maine de Biran finì per essere riconosciuto come uno dei padri fondatori dello spiritualismo francese, esercitando un'influenza determinante su Victor Cousin, che lo definì il primo metafisico francese della sua epoca, e più in generale su tutta la corrente dell'eclettismo filosofico ottocentesco. Morì a Parigi nel 1824, ma il suo pensiero continuò a nutrire la riflessione filosofica francese sulla coscienza e sulla vita interiore ben oltre la sua epoca.
Frasi di Maine de Biran
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Solo i malati si sentono esistere.
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