Frasi di Jorge Luis Borges



1/37

I sogni costituiscono il più antico e certo non il meno complesso genere letterario.

2/37

Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto;
io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

3/37

Non c'è piacere più complesso del pensiero.

4/37

Ma anche il giocatore è prigioniero
di un'altra scacchiera
di nere notti e di bianche giornate.

5/37

Ogni persona che passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un po' di sé e si porta via un po' di noi.

6/37

Se potessimo capire un solo fiore
sapremmo chi siamo
e cos'è il mondo.

7/37

E impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno. E la compagnia non è sicurezza.

8/37

La terra è un paradiso. L'inferno è non accorgersene.

9/37

Noi siamo la nostra memoria,
noi siamo questo museo chimerico di forme incostanti,
questo mucchio di specchi rotti.

10/37

Dormire è distrarsi dal mondo.

11/37

C'è tanta solitudine in quell'oro.
La luna delle notti non è la luna che vide il primo Adamo.
I lunghi secoli della veglia umana l'hanno colmata di antico pianto.
Guardala. È il tuo specchio.

12/37

Da quando ti allontanasti
quanti luoghi sono diventati vani
e senza senso.

13/37

Io non parlo di vendette né di perdoni; la dimenticanza è l'unica vendetta e l'unico perdono.

14/37

Gli specchi e la copula sono abominevoli, perché moltiplicano e propagano il numero degli uomini.

15/37

L'amicizia fra un uomo e una donna è sempre un poco erotica, anche se inconsciamente.

16/37

Siamo il nostro ricordo, siamo museo immaginario di mutevoli forme, mucchio di specchi rotti.

17/37

Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere.

18/37

Un grande scrittore crea i propri precursori. Li crea e li giustifica. Che sarebbe di Marlowe senza Shakespeare?

19/37

Ogni scrittore crea i propri precursori. La sua opera modifica la nostra concezione del passato, come modificherà l'avvenire.

20/37

È più facile morire per una religione che viverla assolutamente.

21/37

Essere poveri implica un più immediato possesso della realtà, uno scontrarsi con il primo gusto aspro delle cose: modo di conoscere che sembra mancare ai ricchi, come se ogni cosa giungesse loro filtrata.

22/37

In un romanzo un solo personaggio male inventato può contaminare di irrealtà quelli che lo accompagnano.

23/37

Forse la storia universale è la storia di alcune metafore.

24/37

Parlano di umanità.
La mia umanità sta nel sentire che siam voci
di una comune indigenza.

25/37

La vita è piena di pudori come un delitto.

26/37

È arrischiato pensare che una coordinazione di parole, le filosofie, possa somigliare all'universo. È arrischiato anche pensare che qualcuna fra quelle coordinazioni illustri somigli, sia pure in misura infinitesimale, un po' più delle altre.

27/37

Non v'è esercizio intellettuale che non sia finalmente inutile. Una dottrina filosofica è dapprincipio una descrizione verosimile dell'universo; passano gli anni, e si riduce a un capitolo, o magari un paragrafo o un nome, nella storia della filosofia.

28/37

I tratti essenziali di ogni gioco: la simmetria, le leggi arbitrarie, il tedio.

29/37

La gloria è una forma d'incomprensione; forse la peggiore.

30/37

Essere immortale è cosa da poco, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte.

31/37

C'è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato impero è l'etica; parlo dell'infinito.

32/37

Il vero intellettuale rifugge dai dibattiti contemporanei: la realtà è sempre anacronistica

33/37

Correggere una pagina è facile, ma scriverla è assai più difficile.

34/37

Forse è un errore credere che le metafore si possano inventare. Quelle vere, che formulano intimi legami fra due immagini, sono sempre esistite; quelle che possiamo ancora inventare sono le false, e d'inventarle non mette conto.

35/37

Noi, la indivisa divinità che opera in noi, abbiamo sognato il mondo. Lo abbiamo sognato resistente, misterioso, visibile, ubiquo nello spazio e fermo nel tempo; ma abbiamo ammesso nella sua architettura tenui ed eterni interstizi di assurdità, per sapere che è finito.

36/37

La notte ci piace perché, come il ricordo, sopprime i particolari oziosi.

37/37

L'opera che perdura è sempre capace di un'infinita e plastica ambiguità; è tutto per tutti; è uno specchio che svela tratti del lettore ed è insieme una mappa del mondo.




Biografia di Jorge Luis Borges