Biografia di Filippo Giordano Bruno

Filippo Giordano Bruno
Nazione: Italia    
Filippo Bruno nacque a Nola (NA) nel 1548 e morì a Camo de' Fiori, Roma il 17 febbraio 1600. Fu frate domenicano, filosofo e scrittore.

Era figlio di Giovanni Bruno, un soldato di professione, e di Fraulissa Savolino. Proprio dal luogo natale avrebbe in seguito tratto il soprannome con cui amava definirsi, "il Nolano". Nel 1562, all'età di quattordici anni, si trasferì a Napoli per proseguire gli studi, frequentando lezioni pubbliche di umanità, logica e dialettica presso lo Studium cittadino, e ricevendo al contempo un'istruzione privata da un frate agostiniano, Teofilo da Vairano, verso il quale conservò sempre un debito di riconoscenza per l'influenza esercitata sulla sua prima formazione filosofica.

Intorno ai diciassette anni entrò come novizio nel convento domenicano di San Domenico Maggiore a Napoli, lo stesso in cui secoli prima aveva insegnato Tommaso d'Aquino, e in quell'occasione, secondo la consuetudine dell'ordine, assunse il nome religioso di Giordano, in onore del proprio maestro di metafisica.

Proseguì gli studi teologici all'interno del convento, venne ordinato sacerdote nel 1572 e conseguì il dottorato in teologia nel 1575. Fu proprio negli anni napoletani che si distinse per le sue straordinarie capacità mnemoniche, al punto da recarsi a Roma per dimostrare il proprio sistema di memoria artificiale davanti a papa Pio V e al cardinale Rebiba, un'abilità che avrebbe coltivato e teorizzato per tutta la vita, elaborandola in senso filosofico ben oltre la semplice tecnica retorica.

Le sue posizioni, già allora sospette di eterodossia agli occhi dei confratelli, lo costrinsero nel 1576 a lasciare precipitosamente Napoli per sottrarsi a un'accusa di eresia, dando così inizio a un lungo periodo di vita errabonda che lo avrebbe portato a percorrere gran parte dell'Europa.

Passò dapprima per Roma, poi risalì la penisola fino a Ginevra, dove aderì per un breve periodo al calvinismo, salvo esserne a sua volta scomunicato in seguito a un contrasto pubblico con un professore locale. Si spostò quindi a Tolosa, dove insegnò filosofia, e infine a Parigi, dove tenne lezioni sull'arte della memoria che gli valsero l'attenzione e la protezione del re Enrico III di Francia, presso la cui corte pubblicò alcune delle sue prime opere, tra cui il De umbris idearum, dedicato appunto alla mnemotecnica.

Tra il 1583 e il 1585 soggiornò in Inghilterra, ospite per un periodo dell'ambasciatore francese a Londra, e in questi anni entrò in contatto con figure di rilievo dell'ambiente intellettuale inglese, come il poeta e cortigiano Philip Sidney, al quale dedicò alcune sue opere, e lo studioso italiano John Florio.

Fu proprio durante il soggiorno londinese che compose in lingua italiana i suoi dialoghi filosofici più importanti, tra cui La cena de le ceneri, nel quale difese e radicalizzò la teoria eliocentrica di Copernico, il De la causa, principio e uno e il De l'infinito universo e mondi, nei quali sostenne l'idea di un universo infinito, privo di un centro, popolato da un numero illimitato di mondi possibilmente abitati, oltre allo Spaccio de la bestia trionfante e al De gli eroici furori, opere di più ampio respiro etico e poetico.

Lasciata l'Inghilterra, si spostò nelle terre di lingua tedesca, soggiornando tra l'altro a Wittenberg, Praga e Francoforte, e insegnando per un periodo anche a Helmstedt; furono questi gli anni in cui, tornando a scrivere prevalentemente in latino, compose alcuni dei suoi trattati più sistematici, come il De triplici minimo et mensura, il De monade, numero et figura e il De immenso et innumerabilibus, nei quali approfondì ulteriormente la propria cosmologia infinitista e la propria metafisica dell'unità, debitrice in parte della dottrina della coincidenza degli opposti già elaborata da Nicola Cusano.

Nel 1591 accettò l'invito del nobile veneziano Giovanni Mocenigo, che desiderava essere istruito da lui nell'arte della memoria, e si trasferì a Venezia; fu tuttavia lo stesso Mocenigo, insoddisfatto dell'insegnamento ricevuto e insospettito dalle sue idee, a denunciarlo all'Inquisizione veneziana nel 1592.

Arrestato e sottoposto a un primo processo a Venezia, l'anno seguente venne estradato a Roma su richiesta del Sant'Uffizio romano, che rivendicava la propria giurisdizione sul caso. Ebbe così inizio una lunghissima detenzione, durata circa otto anni, durante la quale fu più volte interrogato e invitato ad abiurare le proprie posizioni filosofiche, giudicate eretiche su numerosi punti dalla dottrina cattolica.

Bruno rifiutò fino all'ultimo di ritrattare le proprie convinzioni, e il 17 febbraio 1600 venne condotto a Campo de' Fiori, a Roma, dove fu bruciato vivo sul rogo. In seguito le sue ceneri vennero gettate nel Tevere. La sua vicenda, insieme al corpus delle sue opere sull'infinità dell'universo, sulla pluralità dei mondi e sulla libertà del pensiero filosofico, ne fece in seguito una delle figure simbolo della lotta per la libertà di coscienza contro l'intolleranza religiosa e dogmatica.


Frasi di Filippo Giordano Bruno

Per ora abbiamo un totale di 20 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Quei che manco intendono, credono di sapere di più, e quei che sono del tutto pazzi, pensano di sapere tutto.


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