1/27
Al giovenile bollor tutto par lieve.
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Emone. Acchiusa spesso
nel silenzio è vendetta.
Creonte. In quel di pochi; ma, nel silenzio di una gente intera,
si acchiude, o servitù.
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Che speri?
Che in cor di serva plebe odio od amore
possa esternarsi mai? Dai lunghi ceppi
guasta, avvilita, or l'un tiranno vede
cadere, or sorger l'altro; e nullo n'ama
e a tutti serve.
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O Morte. Morte
cui tanto invoco, al mio dolor tu sorda
sempre sarai?
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Amar chi t'odia, ell'è impossibil cosa.
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Tanto è pur vero che in ogni poesia il vestito fa la metà del corpo.
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Il rispetto delle altrui proprietà, nasce, e prospera prestissimo negl'individui che ne posseggono alcune legittime loro.
8/27
La ragione e il vero sono quei tali conquistatori che per vincere e conquistare durevolmente nessuna arme sevono adoperare che le semplici parole. Perciò le religioni diverse e la cieca obbedienza si sono sempre insegnate coll'armi, ma la sana filosofia e i moderati governi coi libri.
9/27
Oh trista
sorte dei re! del proprio cor gli affetti,
non che seguir, né pur spiegar, ne lice.
Spiegar? che dico? né accennar: tacerli,
dissimularli, le più volte è forza.
10/27
Un re, dal trono
cader non debbe, che col trono istesso:
sotto l'alte rovine, ivi sol, trova
morte onorata, ed onorata tomba.
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Il credere in Dio insomma, non nocque a nessun popolo mai; giovò anzi a molti; agli altri individui di robusto animo non toglie nulla; ai deboli è sollievo ed appoggio.
12/27
Nato e cresciuto a rio servaggio in seno.
13/27
Scoperta, a cui per ottenere il titolo di sublime, altro non manca finora che la possibilità o verisimiglianza di essere adattata ad una qualche utilità.
14/27
Dare e tôr quel che non s'ha
è una nuova abilità.
Chi dà fama?
I giornalisti.
Chi diffama?
I giornalisti.
Chi s'infama?
I giornalisti.
Ma chi sfama
i giornalisti?
Gli oziosi, ignoranti, invidi, tristi.
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Oh come mal si avvolge affetto vero
fra pompose parole! un tacer havvi,
figlio d'amor, che tutto esprime; e dice
più che lingua non puote.
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Circostanza nessuna vi può essere che, nelle cose non necessarie a farsi, scusi il mal farle, o il farle meno bene della propria capacità; il che in letteratura è un malissimo fare; mente tutte le circostanze si poteano pure interamente domare, col non far nulla.
17/27
Or qual fec'io delitto
per meritarmi il favor tuo?
18/27
Liberi sensi a rio servaggio in seno
lieve il trovar non è; libero sempre
non è il pensier liberamente espresso,
e talor anco la viltà si veste
di finta audacia.
19/27
A che la fraude, ove è la forza?
20/27
Mi inabissai nel vortice grammatichevole, come già Curzio nella voragine, tutto armato, e guardandola.
21/27
Tutto fanno e nulla sanno;
Tutto sanno e nulla fanno;
gira, volta, e' son Francesi;
Più li pesi,
men ti danno.
22/27
Ove son leggi
tremar non dee chi leggi non infranse.
23/27
Dalla paura di tutti nasce nella tirannide la viltà dei più.
24/27
Uom, se' tu grande, o vil? Muori, e il saprai.
25/27
Basso affetto non cape in cor sublime.
26/27
Gli odî di una nazione contro l'altra essendo stati pur sempre né altro potendo essere che il necessario frutto di danni vicendevolmente ricevuti o temuti, non possono esser mai né ingiusti né vili. Parte anzi preziosissima del paterno retaggio, questi odî soltanto hanno operato quei veri prodigi politici che nelle storie poi tanto si ammirano.
27/27
Al poter mio,
altro confin che il voler mio non veggio.