Biografia di Rinaldo d'Aquino

Rinaldo d'Aquino
Nazione: Italia    
Rinaldo d'Aquino nacque a Montella (AV) nel 1227 circa e morì non si sa bene dove all'incirca nel 1281. Fu notaio e poeta.

Tutte le fonti concordano nel segnalare fin da subito una biografia estremamente incerta e problematica, tanto che gli stessi studiosi che se ne sono occupati nel tempo sono giunti a ricostruzioni fra loro discordanti.

Secondo un'ipotesi tradizionale, sarebbe appartenuto alla medesima famiglia di san Tommaso d'Aquino, forse come fratello o come parente più prossimo del grande teologo scolastico; secondo questa stessa linea interpretativa sarebbe stato nominato falconiere alla corte dell'imperatore Federico II di Svevia nel 1240, per poi tradire in seguito Manfredi, figlio e successore di Federico, schierandosi con Carlo d'Angiò, che lo avrebbe ricompensato con un feudo a Roccasecca.

Una lettura ancora più audace lo ha voluto identificare addirittura con il fratello dello stesso san Tommaso, secondo cui sarebbe stato lui a rapirlo nel 1244, con l'aiuto del funzionario imperiale Pier della Vigna, quando il futuro filosofo, contro il volere della propria famiglia, decise di entrare nell'ordine domenicano.

Questa ricostruzione, per quanto a lungo diffusa, è stata tuttavia messa fortemente in discussione dagli studi filologici più rigorosi: secondo la voce a lui dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani, è anzi da escludersi che il poeta della scuola siciliana possa essere identificato con il valletto e falconiere di Federico II citato in una lettera imperiale del 12 febbraio 1240, il quale era per l'appunto il fratello di san Tommaso, fatto uccidere, pare ingiustamente, dallo stesso sovrano svevo.

Il poeta, rimatore della scuola siciliana, dovette appartenere piuttosto a una generazione precedente, dal momento che la tradizione manoscritta e i suoi scambi poetici lo collocano come contemporaneo di Giacomo da Lentini, di Ruggieri d'Amici e dello stesso imperatore Federico II.

Altri studiosi, come Mario Garofalo, hanno proposto ancora una diversa collocazione, facendolo nascere nell'ultimo decennio del XII secolo dalla nobile Teodora e da Landolfo, e considerandolo quindi fratello, non figlio né nipote, di Filippo d'Aquino e dello stesso san Tommaso: una vera e propria giungla genealogica che rende Rinaldo uno dei casi più dibattuti nell'ambito degli studi sulla lirica delle origini. Più solida appare invece l'ipotesi della sua origine montellese, confermata dallo stesso poeta il quale, nella canzone Amorosa donna fina, si definisce apertamente "il Montellese".

Al di là delle incertezze biografiche, ciò che risulta chiaro dalla tradizione manoscritta è il ruolo di Rinaldo come una delle voci più autorevoli della prima generazione della Scuola poetica siciliana, il cenacolo di rimatori attivo alla corte di Federico II, la celebre Magna Curia, che elaborò per la prima volta in volgare italiano le forme e i temi della lirica trobadorica provenzale.

Le sue liriche si concentrano prevalentemente sul tema amoroso, pur non disdegnando accenti più popolareggianti, ed è generalmente considerato un abile retore più che un poeta di grande originalità formale. Di lui restano un sonetto e una dozzina di canzoni, fra cui spicca Per fin'amore vao sì allegramente, di intonazione più propriamente cortese, apprezzata al punto da essere citata due volte da Dante Alighieri nel De vulgari eloquentia, dove il sommo poeta lo definisce, insieme a Giacomo da Lentini, un esempio di rimatore pugliese capace di allontanarsi dai tratti più marcatamente dialettali della propria parlata regionale per raggiungere un registro linguistico più aulico e sovraregionale.

Accanto a questa vena cortese, Rinaldo coltivò anche il filone più popolareggiante della scuola, di cui resta celebre testimonianza il Lamento dell'amante del crociato, un componimento nel quale una donna esprime il proprio dolore per la separazione dall'amato partito per la crociata, testo che l'ingenuità apparente del tono ha reso particolarmente caro alla sensibilità della critica romantica ottocentesca, la quale ne sopravvalutò forse i meriti rispetto al resto della sua produzione.

Considerato ancora oggi, nonostante la scarsità e la contraddittorietà delle notizie biografiche a lui relative, uno dei protagonisti più rappresentativi della lirica delle origini, Rinaldo d'Aquino resta una figura fondamentale per comprendere la nascita della poesia italiana in volgare e il passaggio dai modelli provenzali a una tradizione lirica autonoma, di lì a poco destinata a fiorire pienamente con la scuola toscana e con lo stesso Dante.


Frasi di Rinaldo d'Aquino

Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Ommo che tempo aspetta tempo perde.


Leggi le frasi di Rinaldo d'Aquino