Frasi di Giulio Andreotti



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L'umiltà è una virtù stupenda. Il guaio è che molti italiani la esercitano nella dichiarazione dei redditi.

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Il potere logora chi non ce l'ha.

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A parte le guerre puniche, mi viene attribuito veramente tutto.

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A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina.

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L'umiltà è una virtù stupenda. Ma non quando si esercita nella dichiarazione dei redditi.

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La cattiveria dei buoni è pericolosissima.

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Quando scrivo un libro non mi estraneo dal mio impegno politico anche se cerco di immedesimarmi a fondo nelle situazioni studiate e descritte, attualizzandole e prendendole in un certo senso a prestito.

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La stabilità è l'obiettivo naturale per ogni espressione di potere politico ed è una finalità indispensabile per una nazione che ha conosciuto cinquanta anni fa le conseguenze nefaste di un periodo di estrema debolezza governativa, crisaiola e poco concludente.

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In Italia vi è un'onda di corsi e ricorsi che fa passare l'opinione pubblica media, e talvolta anche quella di cospicue personalità politiche, da una autarchia avvilente e incostruttiva a una vera e propria soggiacenza alle altrui esperienze e fenomenologie.

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Non basta avere ragione: bisogna avere anche qualcuno che te la dia.

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Se fossi nato in un campo profughi del Libano, forse sarei diventato anch'io un terrorista.

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Austerità: costume di parsimonia nel comportamento e nell'utilizzo dei beni; tanto più meritevole se non imposta e strettamente necessaria.

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Chiederei di essere esentato dal parlare di contemporanei, molti dei quali seguo - nei limiti di tempo che mi sono consentiti - e apprezzo. Ma non vorrei assumere le funzioni di un giudice.

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Chiudo un occhio sui peccati di gola purché non si consumino con troppi generi d'importazione danneggiando la bilancia commerciale. Almeno per l'attuale periodo perfezionerei un famoso detto popolare: "Moglie, cibi e buoi...", comprendendo in questi ultimi soprattutto quelli destinati a bistecche.

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Clericalismo: la confusione abituale tra quel che è di Cesare e quel che è di Dio.

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Credo fermamente ai ricorsi storici ed in qualche modo alla immutabilità della subcoscienza collettiva delle città e delle popolazioni.

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Da studente, la lettura dei classici, che di solito si subisce come una tortura, a me piacque molto. È nata forse lì una mia simpatia per Cicerone, che mi portò fino a presiedere un istituto di studi sul grande Arpinate.

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In quanto ai romanzi - se vogliamo trascurare una divertente parentesi giovanile per Wodehouse, ma che disillusione rileggerlo ora... - non ho avuto né ho particolari preferenze.

19/42

Tra gli autori di ieri, a Fogazzaro va la mia convinta simpatia. Ma resta per me insuperata l'attrattiva verso la stupenda costruzione logica delle pagine di Biagio Pascal.

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Avrei dovuto, sia pur con rammarico ma per coerente obiettività, rinunciare a partecipare a questa collana di meditazioni non avendo trovato tempo sufficiente per coordinare idee, controllare fonti e stendere senza fretta un presentabile testo. Tra i due mali - quello dell'inadempienza e quello della inadeguatezza - ho scelto tuttavia il secondo e sono qui lo stesso a dichiarare, senza esitazioni e scontando tutte le possibili critiche, che lascio aperte molte lacune e non approfondisco neppure a dovere i singoli punti che ho individuato come linee-guide di un discorso compiuto che in argomento andrebbe ben altrimenti fatto.

21/42

Un punto fermo è quello della non opportuna modificabilità della costituzione.

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La libertà vera ha un intrinseco contenuto di moralità, irrinunciabile.

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Dire no alla repubblica presidenziale in Italia non significa esprimere un giudizio svalutativo sul modo di reggersi degli Stati Uniti d'America o di altri paesi.

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Nella sua semplicità popolare il cittadino non sofisticato, passando dinanzi al parlamento o ai ministeri, è talora indotto a porre il dubbio se sia proprio lì che si governi l'Italia.

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Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due.

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Aveva spiccatissimo il senso della famiglia. Era infatti bigamo ed oltre.

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Ci sono pazzi che credono di essere Napoleone e pazzi che credono di poter risanare le ferrovie dello Stato.

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Ho visto nascere la Prima Repubblica, e forse anche la Seconda. Mi auguro di vedere la Terza.

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I miei amici che facevano sport sono morti da tempo.

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In politica i tempi del sole e della pioggia sono rapidamente cangianti.

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Meglio tirare a campare che tirare le cuoia.

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Non bisogna mai lasciare tracce.

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Vi è un genere pericoloso di numismatici: i collezionisti di moneta corrente.

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Essendo noi uomini medi, le vie di mezzo sono, per noi, le più congeniali.

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I Verdi sono come i cocomeri: verdi fuori ma rossi dentro.

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Preferisco andare ai battesimi piuttosto che ai funerali.

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Si fa bene a tenere un diario; ed è utile che tanta gente lo sappia.

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Alla visita medica militare, il medico responsabile mi diede sei mesi di vita; quando diventai ministro della difesa lo chiamai per dirgli che ero ancora vivo, ma era morto lui!

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In fondo, io sono postumo di me stesso.

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Nessuna regola è infallibile.
Ci sono solo errori da non commettere.

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Molti giovani universitari italiani sono come un fiume in perenne piena. Sono sempre fuori corso.

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Posso avere compiuto degli errori, non dei peccati.




Biografia di Giulio Andreotti