Biografia di Fulvio Testi

Fulvio Testi
Nazione: Italia    
Fulvio Testi nacque a Ferrara il 23 agosto 1593 e morì a Modena il 28 agosto 1646. Fu diplomatico e poeta.

Nacque da Giulio, speziale arricchitosi al servizio degli Estensi, e da Margherita Calmoni, in un contesto familiare modesto ma legato alla corte ducale estense.

Fin da giovanissimo mostrò un talento precoce per la poesia, studiando lettere e filosofia presso i gesuiti a Modena e perfezionando poi la sua arte privatamente a Bologna sotto la guida di Claudio Achillini all'Università, dove esordì con epigrammi in latino nell'Accademia degli Ardenti grazie all'intercessione di Girolamo Bisaccioni e divenne membro degli Intrepidi di Ferrara.

Già nel 1611 compose sonetti che gli valsero una precoce fama, entrando nel 1612 come copista di cancelleria alla corte estense, dove il suo temperamento ambizioso e sanguigno lo spinse a riscattare le umili origini, dedicando il suo primo volume di versi, pubblicato a Venezia nel 1613, ad Alfonso III d'Este e ispirato al marinismo barocco.

Nel 1614 viaggiò a Napoli e Roma, stringendo amicizia con Alessandro Tassoni e Giuseppe Fontanelli, e frequentando la società letteraria classicista nella villa tiburtina del cardinale Alessandro d'Este, dove trascorse serate con Gabriello Chiabrera, Maffeo Barberini (futuro papa Urbano VIII), Giovanni Ciampoli, Virginio Cesarini, Agostino Mascardi e forse Gianlorenzo Bernini nell'Accademia dei Fantastici.

Lo stesso anno sposò Anna Leni e rientrò a Modena, ma la sua vita si riempì presto di missioni diplomatiche per i duchi estensi, tra Vienna, Roma, Venezia e Torino, culminate nel 1635 con il conferimento di un feudo e del titolo comitale da parte di Francesco I d'Este.

Nel 1636 partì per Madrid come ambasciatore, incontrando di nuovo Chiabrera a Vado e venendo insignito della croce di Santiago, per poi tornare nel 1637 e assumere la carica di segretario di Stato, ruolo che mantenne con interruzioni fino al 1640, quando, stanco della corte che lo vedeva come un parvenu, ottenne il governo della Garfagnana.

Tra le sue opere principali spicca la Poetica (1624-1640), un trattato incompiuto che riflette le tensioni tra classicismo e barocco, accanto a raccolte come i Silenii ossia eccellenze del sonetto e traduzioni di poeti greci e latini, mentre nel 1640 pubblicò lettere e rime che rivelano la sua lotta interiore tra ambizione cortigiana e ideali poetici.

Negli anni '40 tornò alla corte per incarichi diplomatici, ma la sua fedeltà agli Estensi durante le turbolenze politiche lo portò a scontri, culminati nel 1646 con l'arresto per sospetta congiura, e morì a Modena il 28 agosto di quell'anno, forse suicida o assassinato in carcere.​


Frasi di Fulvio Testi

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Saggio cor poco ride e poco piange.


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