Biografia di Scipione l'Africano

 Scipione l'Africano
Nazione: Italia    
Publio Cornelio Scipione Africano (nome originale latino Publius Cornelius Scipio Africanus) nacque a Roma nel 235 a.C. e morì a Liternum (NA) nel 183 a.C.. Fu politico e militare.

Proveniva da una delle più nobili e antiche famiglie patrizie della Repubblica, la gens Cornelia; suo padre, anch'egli di nome Publio Cornelio Scipione, e suo zio Gneo Cornelio Scipione erano comandanti romani inviati in Spagna allo scoppiare della seconda guerra punica contro Cartagine.

Ancora adolescente, Scipione si distinse per il coraggio nella battaglia del Ticino (218 a.C.), dove salvò la vita al padre ferito, e poi nella disastrosa battaglia di Canne (216 a.C.), dove, nonostante la sconfitta romana, fu tra i pochi ufficiali a emergere per valore e determinazione, segnando l'inizio di una carriera militare e politica destinata a diventare leggendaria.

Nel 211 a.C., l'anno in cui suo padre morì in Spagna combattendo contro i Cartaginesi, Scipione, all'età di soli 24 anni, fu nominato comandante proconsolare in Iberia con una procedura d'eccezione dovuta alla sua giovane età; giunto in Spagna, risollevò immediatamente la situazione romana, impadronendosi nel 209 a.C. di Carthago Nova (l'attuale Cartagena), una città chiave per gli approvvigionamenti cartaginesi, dove dimostrò clemenza verso le popolazioni vinte e apprese importanti tecniche belliche dallo stesso Annibale.

L'anno successivo, nel 208 a.C., sconfisse nella battaglia di Baecula (oggi Santo Tomé) Asdrubale Barca, fratello di Annibale, e nel 206 a.C. ottenne una vittoria decisiva nella battaglia di Ilipa, nella Spagna sud-occidentale, spezzando definitivamente il potere cartaginese nella penisola iberica e mettendo l'Italia al riparo da ulteriori invasioni.

Tornato a Roma, non ancora trentenne, Scipione fu eletto console nel 205 a.C.; concepì la strategia audace di portare la guerra direttamente in Africa, nel cuore del territorio cartaginese, costringendo così Annibale a lasciare l'Italia e a tornare per difendere la patria.

La campagna in Africa culminò con la battaglia di Zama nel 202 a.C., dove Scipione ottenne una schiacciante vittoria su Annibale, ponendo fine alla seconda guerra punica e guadagnandosi il cognomen ex virtute di "Africano" per la vittoria sui Cartaginesi.

Dopo Zama, continuò la sua carriera politica: nel 199 a.C. fu eletto censore e nuovamente console nel 194 a.C.; nel 190 a.C. affiancò suo fratello Lucio Scipione, che aveva il comando della guerra contro Antioco III di Siria, e grazie soprattutto al contributo dell'Africano e alle sue capacità strategiche, i Romani ottennero una brillante vittoria a Magnesia in Asia Minore.

Nonostante i suoi immensi meriti militari e politici, Scipione fu colpito da accuse ingiuste di essersi appropriato indebitamente del bottino di guerra; troppo orgoglioso per difendersi pubblicamente da un'accusa tanto infamante, preferì ritirarsi in volontario esilio a Literno, in Campania, dove morì nel 183 a.C., poco dopo la morte del suo eterno rivale Annibale.

Scipione l'Africano ebbe come moglie Emilia Paola e da lei ebbe due figli e due figlie; la più giovane, Cornelia, sarebbe diventata la madre dei famosi fratelli Gracchi, Tiberio e Caio, figure chiave della storia romana del II secolo a.C..

La sua figura è ricordata come quella di uno dei più grandi comandanti militari e strateghi di tutti i tempi, l'unico generale che riuscì a piegare Annibale e a guidare l'espansione romana verso l'Africa e l'Oriente, contribuendo in modo decisivo a far di Roma la potenza dominante del Mediterraneo.


Frasi di Scipione l'Africano

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Il terrore delle cose ignote è maggiore.


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