Biografia di Girolamo Savonarola
Nazione: Italia
Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola nacque a Ferrara il 21 settembre 1452 e morì a Firenze il 23 maggio 1498. Fu religioso, politico e predicatore.
Nacque da Niccolò, un notaio e medico empirico di modeste origini, e da Lodovica Ubaldi, in una famiglia che lo educò tra studi umanistici e medicina, ma già adolescente mostrò un'indole malinconica e religiosa, componendo poesie come De ruina mundi che denunciavano la corruzione del mondo.
A ventidue anni, turbato dalla dissolutezza ferrarese e ispirato dalla figura di san Domenico, entrò nel convento domenicano di Santa Maria degli Angeli a Ferrara nel 1475, assumendo il nome di Girolamo e dedicandosi a studi teologici e filosofici tra Bologna, Padova e Firenze. Qui giunse nel 1482 come lettore al convento di San Marco, inizialmente poco efficace come predicatore fino a una visione profetica nel 1485 a San Gimignano che lo spinse a predicare riforme radicali contro il lusso e la corruzione ecclesiastica.
Nel 1489, richiamato a Firenze da Lorenzo de' Medici su suggerimento di Pico della Mirandola, divenne priore di San Marco, ottenendo dal cardinale Oliviero Carafa e poi da papa Alessandro VI l'autonomia della congregazione toscana che includeva conventi come Fiesole, Pisa e Prato, e le sue prediche infuocate contro i Medici e la curia romana attirarono folle immense, profetizzando invasioni e flagelli come l'arrivo di Carlo VIII di Francia nel 1494.
Dopo la cacciata dei Medici, Savonarola guidò di fatto la repubblica fiorentina teocratica, istituendo il "governo largo" con grandi consigli popolari, i "fuochi delle vanità", dove i fanciulli raccoglievano oggetti lussuosi da bruciare in piazza della Signoria, e riforme morali, fiscali progressive e assistenziali che ridistribuivano ricchezze, mentre organizzava processioni penitenziali e la "fiorita" dei bambini adornati di fiori.
La sua alleanza con i frateschi contro gli Arrabbiati e i Bigi, fedeli ai Medici, e i suoi sermoni apocalittici lo misero presto contro papa Alessandro VI, che lo sospese dalla predicazione nel 1495, lo scomunicò nel 1497 e impose un'umiliante prova del fuoco nel 1498 che fallì tragicamente, scatenando tumulti.
Arrestato il 12 aprile 1498 con i confratelli fra Domenico da Pescia e fra Silvestro Maruffi, fu torturato nella prigione del Bargello per fargli ritrattare le profezie, ma Savonarola compose in catene trattati come il Trattato del libero arbitrio e poesie spirituali, venendo infine processato per eresia, falso profetismo e ribellione, condannato a morte e giustiziato il 23 maggio 1498 mediante impiccagione e rogo in piazza della Signoria, dove le sue ceneri furono disperse in Arno per mano del boia.
La sua eredità di profeta millenarista e riformatore influenzò il Rinascimento fiorentino e la Riforma protestante, nonostante la damnatio memoriae papale, con San Marco che divenne centro di devozione e culto privato fino alla beatificazione popolare.
Nacque da Niccolò, un notaio e medico empirico di modeste origini, e da Lodovica Ubaldi, in una famiglia che lo educò tra studi umanistici e medicina, ma già adolescente mostrò un'indole malinconica e religiosa, componendo poesie come De ruina mundi che denunciavano la corruzione del mondo.
A ventidue anni, turbato dalla dissolutezza ferrarese e ispirato dalla figura di san Domenico, entrò nel convento domenicano di Santa Maria degli Angeli a Ferrara nel 1475, assumendo il nome di Girolamo e dedicandosi a studi teologici e filosofici tra Bologna, Padova e Firenze. Qui giunse nel 1482 come lettore al convento di San Marco, inizialmente poco efficace come predicatore fino a una visione profetica nel 1485 a San Gimignano che lo spinse a predicare riforme radicali contro il lusso e la corruzione ecclesiastica.
Nel 1489, richiamato a Firenze da Lorenzo de' Medici su suggerimento di Pico della Mirandola, divenne priore di San Marco, ottenendo dal cardinale Oliviero Carafa e poi da papa Alessandro VI l'autonomia della congregazione toscana che includeva conventi come Fiesole, Pisa e Prato, e le sue prediche infuocate contro i Medici e la curia romana attirarono folle immense, profetizzando invasioni e flagelli come l'arrivo di Carlo VIII di Francia nel 1494.
Dopo la cacciata dei Medici, Savonarola guidò di fatto la repubblica fiorentina teocratica, istituendo il "governo largo" con grandi consigli popolari, i "fuochi delle vanità", dove i fanciulli raccoglievano oggetti lussuosi da bruciare in piazza della Signoria, e riforme morali, fiscali progressive e assistenziali che ridistribuivano ricchezze, mentre organizzava processioni penitenziali e la "fiorita" dei bambini adornati di fiori.
La sua alleanza con i frateschi contro gli Arrabbiati e i Bigi, fedeli ai Medici, e i suoi sermoni apocalittici lo misero presto contro papa Alessandro VI, che lo sospese dalla predicazione nel 1495, lo scomunicò nel 1497 e impose un'umiliante prova del fuoco nel 1498 che fallì tragicamente, scatenando tumulti.
Arrestato il 12 aprile 1498 con i confratelli fra Domenico da Pescia e fra Silvestro Maruffi, fu torturato nella prigione del Bargello per fargli ritrattare le profezie, ma Savonarola compose in catene trattati come il Trattato del libero arbitrio e poesie spirituali, venendo infine processato per eresia, falso profetismo e ribellione, condannato a morte e giustiziato il 23 maggio 1498 mediante impiccagione e rogo in piazza della Signoria, dove le sue ceneri furono disperse in Arno per mano del boia.
La sua eredità di profeta millenarista e riformatore influenzò il Rinascimento fiorentino e la Riforma protestante, nonostante la damnatio memoriae papale, con San Marco che divenne centro di devozione e culto privato fino alla beatificazione popolare.
Frasi di Girolamo Savonarola
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Non è animale più cattivo dell'uomo senza legge.
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