Biografia di Gaetano Sbodio
Nazione: Italia
Gaetano Sbodio nacque a Milano il 10 dicembre 1844 e morì a Milano il 31 maggio 1920. Fu drammaturgo e attore di teatro.
In gioventù si spostò con la famiglia a Roma dove, quindicenne, esercitò la professione di orefice e si arruolò volontario nella "Legione cacciatori del Tevere" durante le campagne contro i briganti dello Stato Pontificio nel 1859. Dopo questa esperienza militare, si rifugiò poi a Torino e infine a Milano, sua città natia, dove riprese il mestiere dell'orefice e si dilettava, alla sera, a recitare la parte dell'amoroso in italiano in una compagnia di dilettanti.
Dopo il 1865, Sbodio decise di dedicarsi all'arte dell'attore ed entrò nella Compagnia Codognola, dove esordì fra i fischi e le risate al teatro Chiabrera di Savona. L'insuccesso fu tale che cambiò compagnia aggregandosi a una nuova, miserissima, che si esibiva in un granaio di Finalmarina, dove patì la fame.
Nei due anni successivi visse di stenti esibendosi nei caffè fino a quando, nel 1869, fu scritturato nella compagnia di Carlo Righetti (in arte Cletto Arrighi), a quel tempo importante riferimento culturale del teatro milanese e che nel 1876 accoglierà poi anche Edoardo Ferravilla.
Sbodio divenne uno dei massimi sostegni della compagnia di Cletto Arrighi, consolidando la sua posizione nel teatro dialettale milanese. Uscito dalla compagnia nel 1890, ne fondò una propria assieme a Davide Carnaghi, in cui verranno rappresentate commedie di Carlo Bertolazzi e Luigi Illica.
Una delle sue ultime apparizioni nella vita pubblica milanese fu quando nel maggio del 1913 intervenne sul settimanale satirico L'Uomo di pietra per commemorare la ristrutturazione del Teatro Carcano, volendo sottintendere come fosse ormai conclusa la generazione di commedianti ai quali apparteneva.
Delle sue opere drammaturgiche fanno parte i suoi lavori teatrali, tra cui l'Almanacco di guerra dell'anno 1916. Sbodio scrisse anche per il teatro dialettale milanese, contribuendo significativamente a questo genere.
Morì cieco e in povertà nella sua casa di via Cerva a Milano. La sua vita fu avventurosa, avendo fatto la campagna d'Umbria e quella contro il brigantaggio nella Legione dei Cacciatori del Tevere. Gaetano Sbodio è ricordato come il "guerrigliero del dialetto", per il suo impegno nel sostenere e promuovere il teatro dialettale milanese.
In gioventù si spostò con la famiglia a Roma dove, quindicenne, esercitò la professione di orefice e si arruolò volontario nella "Legione cacciatori del Tevere" durante le campagne contro i briganti dello Stato Pontificio nel 1859. Dopo questa esperienza militare, si rifugiò poi a Torino e infine a Milano, sua città natia, dove riprese il mestiere dell'orefice e si dilettava, alla sera, a recitare la parte dell'amoroso in italiano in una compagnia di dilettanti.
Dopo il 1865, Sbodio decise di dedicarsi all'arte dell'attore ed entrò nella Compagnia Codognola, dove esordì fra i fischi e le risate al teatro Chiabrera di Savona. L'insuccesso fu tale che cambiò compagnia aggregandosi a una nuova, miserissima, che si esibiva in un granaio di Finalmarina, dove patì la fame.
Nei due anni successivi visse di stenti esibendosi nei caffè fino a quando, nel 1869, fu scritturato nella compagnia di Carlo Righetti (in arte Cletto Arrighi), a quel tempo importante riferimento culturale del teatro milanese e che nel 1876 accoglierà poi anche Edoardo Ferravilla.
Sbodio divenne uno dei massimi sostegni della compagnia di Cletto Arrighi, consolidando la sua posizione nel teatro dialettale milanese. Uscito dalla compagnia nel 1890, ne fondò una propria assieme a Davide Carnaghi, in cui verranno rappresentate commedie di Carlo Bertolazzi e Luigi Illica.
Una delle sue ultime apparizioni nella vita pubblica milanese fu quando nel maggio del 1913 intervenne sul settimanale satirico L'Uomo di pietra per commemorare la ristrutturazione del Teatro Carcano, volendo sottintendere come fosse ormai conclusa la generazione di commedianti ai quali apparteneva.
Delle sue opere drammaturgiche fanno parte i suoi lavori teatrali, tra cui l'Almanacco di guerra dell'anno 1916. Sbodio scrisse anche per il teatro dialettale milanese, contribuendo significativamente a questo genere.
Morì cieco e in povertà nella sua casa di via Cerva a Milano. La sua vita fu avventurosa, avendo fatto la campagna d'Umbria e quella contro il brigantaggio nella Legione dei Cacciatori del Tevere. Gaetano Sbodio è ricordato come il "guerrigliero del dialetto", per il suo impegno nel sostenere e promuovere il teatro dialettale milanese.
Frasi di Gaetano Sbodio
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Ma se el continua a moeuves, mi podi minga mazzall!
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