Biografia di Protagora
Nazione: Grecia
Protagora nacque ad Abdera, Grecia nel 490 a.C. e morì nel mar Ionio intorno al 420 a.C. Fu retore e filosofo.
Sulla sua giovinezza le fonti antiche tramandano scarne e spesso leggendarie notizie: si racconta, ad esempio, che in gioventù avesse esercitato il mestiere di facchino o bracciante, e che fosse stato notato dal filosofo Democrito, anch'egli originario di Abdera, il quale ne avrebbe intuito le straordinarie capacità intellettuali osservando il modo ingegnoso con cui era solito legare i fasci di legna che trasportava.
Si tratta tuttavia quasi certamente di un aneddoto di natura moralistica più che di una notizia storicamente attendibile, dato che Democrito era probabilmente più giovane di lui. Più verosimile è che Protagora abbia ricevuto una formazione legata agli ambienti persiani presenti in Tracia, regione a lungo sotto l'influenza dell'impero achemenide, il che potrebbe spiegare il suo precoce interesse per le questioni linguistiche e retoriche. Quello che è certo è che la sua data di nascita sia approssimativa.
Divenuto adulto, Protagora abbracciò la professione itinerante di sofista, ossia di maestro di sapienza e di eloquenza retribuito, viaggiando per le principali città del mondo greco e offrendo ai giovani rampolli delle famiglie più abbienti un'educazione pratica orientata al successo nella vita pubblica, in particolare all'arte della persuasione necessaria nell'assemblea e nel tribunale.
Fu il primo, secondo la tradizione, a definirsi apertamente sofista e a farsi pagare compensi assai elevati per il proprio insegnamento, contribuendo così a dare a questa professione una fisionomia definita all'interno della cultura greca del tempo. Si recò più volte ad Atene, dove ottenne grande fama e considerazione.
Secondo un'antica tradizione, riferita fra gli altri da Diogene Laerzio, fu proprio a lui che Pericle, il grande statista ateniese di cui divenne amico e consigliere, affidò l'incarico di redigere le leggi per Thurii, colonia panellenica fondata nel 444 a.C. nell'Italia meridionale sul sito dell'antica Sibari, un compito che testimonia il prestigio di cui godeva Protagora anche in ambito politico e giuridico.
Fu proprio ad Atene che Protagora entrò in contatto con alcune delle personalità più importanti della vita culturale della città, in particolare con circoli intellettuali legati alla figura di Pericle, e che sviluppò un confronto e una rivalità intellettuale destinati a diventare celebri grazie alla testimonianza platonica: i dialoghi di Platone intitolati Protagora e Teeteto lo mettono infatti direttamente a confronto con Socrate, presentandolo come un maestro autorevole e rispettato, sia pure sottoposto alla critica serrata del metodo socratico.
Proprio dal Teeteto proviene la sua affermazione più celebre e influente, secondo cui l'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono: un principio che pone l'esperienza individuale, e non una verità oggettiva e trascendente, come criterio ultimo di conoscenza e di giudizio, e che è considerato il fondamento del relativismo gnoseologico e morale dell'intera tradizione sofistica.
Nella medesima direzione si muoveva un'altra opera attribuitagli, intitolata Discorsi demolitori o Antilogie, in cui sosteneva la possibilità di argomentare con pari forza a favore e contro qualunque tesi, tecnica dialettica che costituiva il nucleo del suo insegnamento retorico e che influenzò profondamente lo sviluppo dell'eristica greca.
Un'altra opera fondamentale fu quella intitolata Sugli dèi, il cui incipit, tramandato dalle fonti antiche, affermava l'impossibilità di sapere con certezza se gli dèi esistano o quale forma abbiano, sia per l'oscurità della questione sia per la brevità della vita umana: un'affermazione di cauto agnosticismo che, secondo un'antica tradizione ripresa da autori come Diogene Laerzio, gli sarebbe costata l'accusa di empietà da parte degli Ateniesi, con la conseguente condanna all'esilio e la pubblica distruzione dei suoi libri, bruciati nella pubblica piazza.
Su questo episodio, tuttavia, gli studiosi moderni nutrono forti dubbi, ritenendo che possa trattarsi in parte di un'invenzione o di un'esagerazione posteriore. Sempre secondo la tradizione biografica antica, Protagora sarebbe morto in circostanze legate proprio a questo esilio, forse per naufragio durante un viaggio in Sicilia, attorno al 420 a.C., all'età di circa settant'anni.
Al di là delle incertezze che circondano i dettagli della sua vicenda personale, Protagora resta una delle figure più rappresentative e influenti della sofistica greca del V secolo a.C., avendo posto al centro della riflessione filosofica occidentale questioni fondamentali relative al rapporto fra conoscenza, linguaggio, verità e convenzione sociale, destinate a essere riprese e discusse per tutta la storia successiva del pensiero.
Sulla sua giovinezza le fonti antiche tramandano scarne e spesso leggendarie notizie: si racconta, ad esempio, che in gioventù avesse esercitato il mestiere di facchino o bracciante, e che fosse stato notato dal filosofo Democrito, anch'egli originario di Abdera, il quale ne avrebbe intuito le straordinarie capacità intellettuali osservando il modo ingegnoso con cui era solito legare i fasci di legna che trasportava.
Si tratta tuttavia quasi certamente di un aneddoto di natura moralistica più che di una notizia storicamente attendibile, dato che Democrito era probabilmente più giovane di lui. Più verosimile è che Protagora abbia ricevuto una formazione legata agli ambienti persiani presenti in Tracia, regione a lungo sotto l'influenza dell'impero achemenide, il che potrebbe spiegare il suo precoce interesse per le questioni linguistiche e retoriche. Quello che è certo è che la sua data di nascita sia approssimativa.
Divenuto adulto, Protagora abbracciò la professione itinerante di sofista, ossia di maestro di sapienza e di eloquenza retribuito, viaggiando per le principali città del mondo greco e offrendo ai giovani rampolli delle famiglie più abbienti un'educazione pratica orientata al successo nella vita pubblica, in particolare all'arte della persuasione necessaria nell'assemblea e nel tribunale.
Fu il primo, secondo la tradizione, a definirsi apertamente sofista e a farsi pagare compensi assai elevati per il proprio insegnamento, contribuendo così a dare a questa professione una fisionomia definita all'interno della cultura greca del tempo. Si recò più volte ad Atene, dove ottenne grande fama e considerazione.
Secondo un'antica tradizione, riferita fra gli altri da Diogene Laerzio, fu proprio a lui che Pericle, il grande statista ateniese di cui divenne amico e consigliere, affidò l'incarico di redigere le leggi per Thurii, colonia panellenica fondata nel 444 a.C. nell'Italia meridionale sul sito dell'antica Sibari, un compito che testimonia il prestigio di cui godeva Protagora anche in ambito politico e giuridico.
Fu proprio ad Atene che Protagora entrò in contatto con alcune delle personalità più importanti della vita culturale della città, in particolare con circoli intellettuali legati alla figura di Pericle, e che sviluppò un confronto e una rivalità intellettuale destinati a diventare celebri grazie alla testimonianza platonica: i dialoghi di Platone intitolati Protagora e Teeteto lo mettono infatti direttamente a confronto con Socrate, presentandolo come un maestro autorevole e rispettato, sia pure sottoposto alla critica serrata del metodo socratico.
Proprio dal Teeteto proviene la sua affermazione più celebre e influente, secondo cui l'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono: un principio che pone l'esperienza individuale, e non una verità oggettiva e trascendente, come criterio ultimo di conoscenza e di giudizio, e che è considerato il fondamento del relativismo gnoseologico e morale dell'intera tradizione sofistica.
Nella medesima direzione si muoveva un'altra opera attribuitagli, intitolata Discorsi demolitori o Antilogie, in cui sosteneva la possibilità di argomentare con pari forza a favore e contro qualunque tesi, tecnica dialettica che costituiva il nucleo del suo insegnamento retorico e che influenzò profondamente lo sviluppo dell'eristica greca.
Un'altra opera fondamentale fu quella intitolata Sugli dèi, il cui incipit, tramandato dalle fonti antiche, affermava l'impossibilità di sapere con certezza se gli dèi esistano o quale forma abbiano, sia per l'oscurità della questione sia per la brevità della vita umana: un'affermazione di cauto agnosticismo che, secondo un'antica tradizione ripresa da autori come Diogene Laerzio, gli sarebbe costata l'accusa di empietà da parte degli Ateniesi, con la conseguente condanna all'esilio e la pubblica distruzione dei suoi libri, bruciati nella pubblica piazza.
Su questo episodio, tuttavia, gli studiosi moderni nutrono forti dubbi, ritenendo che possa trattarsi in parte di un'invenzione o di un'esagerazione posteriore. Sempre secondo la tradizione biografica antica, Protagora sarebbe morto in circostanze legate proprio a questo esilio, forse per naufragio durante un viaggio in Sicilia, attorno al 420 a.C., all'età di circa settant'anni.
Al di là delle incertezze che circondano i dettagli della sua vicenda personale, Protagora resta una delle figure più rappresentative e influenti della sofistica greca del V secolo a.C., avendo posto al centro della riflessione filosofica occidentale questioni fondamentali relative al rapporto fra conoscenza, linguaggio, verità e convenzione sociale, destinate a essere riprese e discusse per tutta la storia successiva del pensiero.
Frasi di Protagora
Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
Leggi le frasi di Protagora
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
Trasformare l'argomentazione più debole nella più forte.
Leggi le frasi di Protagora