1/13
Pure la felicità ha bisogno di un certo oblio di se stessi e di dire, con Nietzsche, "che cosa importa di me!".
2/13
History shows that it is not only senseless and cruel, but also difficult to state who is a foreigner.
3/13
Nell'alienazione universale l'unica autenticità possibile è quella riflessa e relativa.
4/13
La letteratura insegna a varcare i limiti, ma consiste nel tracciare i limiti, senza i quali non può esistere nemmeno la tensione a superarli.
5/13
Scrivere significa sapere di non essere nella Terra Promessa e di non potervi arrivare mai, ma continuare tenacemente il cammino nella sua direzione, attraverso il deserto.
6/13
Si può avere o non avere la fede, ma la ragione non consiste nell'averla o non nell'averla, bensì nel modo in cui si articola.
7/13
Ogni viaggio è una resistenza alla privazione, perché si viaggia non per arrivare ma per viaggiare e fra gli indugi brilla il puro presente.
8/13
La storia dimostra che non solo è insensato e crudele, ma è anche difficile, stabilire chi sia uno straniero.
9/13
Io penso che le frontiere vadano superate, ma anche mantenute assieme alla propria identità. Un modo corretto di viverle è sentirsi anche dall'altra parte.
10/13
Mettersi a tavola è un modo di far ordine, di arginare il caos, di dedicare alla nostra carne, fragile, peritura e destinata a corrompersi, l'attenzione e il rispetto che essa, in alcuni momenti "gloriosa", come dice la fede, merita.
11/13
La prima frontiera che l'uomo supera, è quando lascia il padre e la madre. Ma non li rinnega. Io non difendo la diaspora, però credo che lì si sia formata la resistenza interiore, la capacità che ha fatto dell'ebreo il simbolo dell'universale umano.
12/13
La letteratura è un continuo viaggio fra la scrittura diurna e quella notturna, in cui uno scrittore ascolta e ripete ciò che dicono i suoi demoni.
13/13
L'Italiano è la lingua della dilazione e dell'accomodamento con l'insostenibile, buona per divagare e confondere un po' il destino a furia di chiacchiere.