Biografia di Gian Pietro Lucini
Nazione: Italia
Pieter Lucini nacque a Milano il 30 settembre 1867 e morì a Breglia di Plesio (CO) il 13 luglio 1914. Fu poeta, scrittore e critico letterario.
Figlio di un eroico garibaldino, cominciò assai giovane l'attività letteraria, spinto dal poeta Flaminio Cameroni; si laureò in giurisprudenza a Pavia nel 1892, ma investì quasi tutte le sue sostanze nella fondazione di una casa editrice, iniziativa che si risolse in un disastroso fallimento, segnando l'inizio dei suoi gravissimi problemi economici.
Già in giovane età fu colpito dalla tubercolosi ossea, malattia che lo consumò di giorno in giorno fino alla morte e lo costrinse a ritirarsi sul lago di Como, dove risiedette per il resto della sua vita, in una solitudine che lo portò a condurre una vita martoriata, sdegnosa di esibizionismi, raccolta ma drammatica per "enormi avventure cerebrali", come egli stesso disse.
La sua formazione poetica iniziò con gli esordi scapigliati: nel 1888 pubblicò Spirito ribelle, racconto di stampo zoliano, e nel 1894 Il libro delle figurazioni ideali, prima raccolta di versi simbolisti; nel 1895 pubblicò il romanzo Gian Pietro da Core, che rielaborava la tematica sociale di Spirito ribelle, mentre nel 1898 vide la luce Il libro delle immagini terrene.
Nel 1902 pubblicò La prima ora della Academia (datato 1895), versi programmatici, e negli anni successivi collaborò con quotidiani e riviste come Cronaca d'Arte, La voce e Il Resto del Carlino. Dal 1905 collaborò alla rivista Poesia di Filippo Tommaso Marinetti, per le cui edizioni pubblicò nel 1908 Ragion poetica e programma del verso libero, e nel 1909 Revolverate, testo futurista con prefazione dello stesso Marinetti.
La stagione futurista di Lucini fu breve ma intensa: oltre al già citato Revolverate pubblicò anche La solita canzone del Melibeo (1910), ma poi si distaccò apertamente e clamorosamente dai futuristi, in aperto contrasto con le scelte poetiche (il paroliberismo) e ideologiche (il militarismo) di Marinetti, come espose nel suo saggio polemico Come ho sorpassato il futurismo pubblicato nel 1913 sulla rivista fiorentina La Voce.
Nell'ultimo periodo della sua vita furono dominanti gli scritti critico-saggistici: dall'appassionata rievocazione della scapigliatura lombarda, L'ora topica di Carlo Dossi (1911), in cui come ammiratore e studioso di Dossi ne curò l'opera poetica, alla riproposta di aspetti vitali della tradizione, Giosuè Carducci (1912), dalla rassegna dei Filosofi ultimi (1913) all'invettiva Antidannunziana (1914), nella quale, pur essendo dannunziano, scrisse fiere invettive contro D'Annunzio, a cui lo univa l'amore sensuale della parola pur intendendo ribellarsi.
Socialista, antimilitarista e anarchico per temperamento, non aderì a nessun partito per una sorta di sdegno aristocratico, preferendo mantenere la propria indipendenza. Fu un grande ingegno che non giunse mai alla compiuta conquista di sé stesso, caratterizzato da un esasperato intellettualismo che gli impedì di raggiungere la limpidità e l'equilibrio propri a ogni opera duratura, e nel quale si fondono misticismo e alessandrinismo, ironia e lussuria, anarchismo e costante predilezione per il simbolo.
Gian Pietro Lucini è attualmente considerato precursore della neoavanguardia e importante innovatore della poesia italiana, dopo essere stato per lungo tempo poco valutato dai critici. Il suo percorso poetico ha attraversato la Scapigliatura, il Simbolismo e il Futurismo, lasciando un'opera che oggi è riconosciuta come fondamentale per la storia della letteratura italiana del primo Novecento.
Figlio di un eroico garibaldino, cominciò assai giovane l'attività letteraria, spinto dal poeta Flaminio Cameroni; si laureò in giurisprudenza a Pavia nel 1892, ma investì quasi tutte le sue sostanze nella fondazione di una casa editrice, iniziativa che si risolse in un disastroso fallimento, segnando l'inizio dei suoi gravissimi problemi economici.
Già in giovane età fu colpito dalla tubercolosi ossea, malattia che lo consumò di giorno in giorno fino alla morte e lo costrinse a ritirarsi sul lago di Como, dove risiedette per il resto della sua vita, in una solitudine che lo portò a condurre una vita martoriata, sdegnosa di esibizionismi, raccolta ma drammatica per "enormi avventure cerebrali", come egli stesso disse.
La sua formazione poetica iniziò con gli esordi scapigliati: nel 1888 pubblicò Spirito ribelle, racconto di stampo zoliano, e nel 1894 Il libro delle figurazioni ideali, prima raccolta di versi simbolisti; nel 1895 pubblicò il romanzo Gian Pietro da Core, che rielaborava la tematica sociale di Spirito ribelle, mentre nel 1898 vide la luce Il libro delle immagini terrene.
Nel 1902 pubblicò La prima ora della Academia (datato 1895), versi programmatici, e negli anni successivi collaborò con quotidiani e riviste come Cronaca d'Arte, La voce e Il Resto del Carlino. Dal 1905 collaborò alla rivista Poesia di Filippo Tommaso Marinetti, per le cui edizioni pubblicò nel 1908 Ragion poetica e programma del verso libero, e nel 1909 Revolverate, testo futurista con prefazione dello stesso Marinetti.
La stagione futurista di Lucini fu breve ma intensa: oltre al già citato Revolverate pubblicò anche La solita canzone del Melibeo (1910), ma poi si distaccò apertamente e clamorosamente dai futuristi, in aperto contrasto con le scelte poetiche (il paroliberismo) e ideologiche (il militarismo) di Marinetti, come espose nel suo saggio polemico Come ho sorpassato il futurismo pubblicato nel 1913 sulla rivista fiorentina La Voce.
Nell'ultimo periodo della sua vita furono dominanti gli scritti critico-saggistici: dall'appassionata rievocazione della scapigliatura lombarda, L'ora topica di Carlo Dossi (1911), in cui come ammiratore e studioso di Dossi ne curò l'opera poetica, alla riproposta di aspetti vitali della tradizione, Giosuè Carducci (1912), dalla rassegna dei Filosofi ultimi (1913) all'invettiva Antidannunziana (1914), nella quale, pur essendo dannunziano, scrisse fiere invettive contro D'Annunzio, a cui lo univa l'amore sensuale della parola pur intendendo ribellarsi.
Socialista, antimilitarista e anarchico per temperamento, non aderì a nessun partito per una sorta di sdegno aristocratico, preferendo mantenere la propria indipendenza. Fu un grande ingegno che non giunse mai alla compiuta conquista di sé stesso, caratterizzato da un esasperato intellettualismo che gli impedì di raggiungere la limpidità e l'equilibrio propri a ogni opera duratura, e nel quale si fondono misticismo e alessandrinismo, ironia e lussuria, anarchismo e costante predilezione per il simbolo.
Gian Pietro Lucini è attualmente considerato precursore della neoavanguardia e importante innovatore della poesia italiana, dopo essere stato per lungo tempo poco valutato dai critici. Il suo percorso poetico ha attraversato la Scapigliatura, il Simbolismo e il Futurismo, lasciando un'opera che oggi è riconosciuta come fondamentale per la storia della letteratura italiana del primo Novecento.
Frasi di Gian Pietro Lucini
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Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Luna,luogo comune delli sfaccendati...
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