Biografia di Julien Green
Nazione: Stati Uniti d'America
Julian Hartridge Green nacque a Parigi il 6 settembre 1900 e morì sempre a Parigi il 13 agosto 1998. Fu scrittore e drammaturgo.
Nacque da genitori americani di origine anglosassone, provenienti dal Sud degli Stati Uniti, che si erano stabiliti in Francia dopo la Guerra di Secessione, entro una famiglia colta e profondamente protestante, ma anche molto legata alla tradizione religiosa occidentale.
Cresciuto nella capitale francese, scrisse fin da piccolo in francese, la lingua che resterà la sua vera patria letteraria, e frequentò il liceo Janson de Sailly, dove si formò una personalità già attratta dal mistero, dal male e dal martirio, in un clima di grande rigore morale e di forte tensione religiosa.
La morte della madre quando aveva tredici anni segnò profondamente la sua sensibilità, e poco dopo, a sedici, operò una scelta decisiva, convertendosi al cattolicesimo, decisione che permeerà per tutta la vita la sua scrittura di drammi interiori, tentazioni e redenzione.
Durante la Prima guerra mondiale, pur essendo americano, si arruolò nei servizi ambulanza e poi nell'artiglieria francese, vivendo in prima persona la violenza e la morte del fronte, esperienze che alimenteranno in lui un'ossessione per la guerra, la colpa e la fragilità dell'anima.
Dopo il conflitto, trascorse un periodo in America, dove terminò gli studi all'Università della Virginia, compiendo un viaggio culturale e geografico lungo il Sud statunitense, prima di tornare a Parigi, dove decise di dedicarsi alla letteratura in francese e pubblicò, nel 1924, il suo primo libro, Pamphlet contre les catholiques de France, sotto pseudonimo, segno di un rapporto ambivalente e polemico con la sua stessa conversione.
Nel 1926 il suo primo romanzo, Mont-Cinère, lo pose subito al centro dell'attenzione critica: una storia di peccato, passione e disperazione, con un'atmosfera crepuscolare e psicologica che annuncia la cifra del suo universo narrativo, dominato da rapporti erotici ambigui, presenza del male e tentazione diabolica, con un'attenzione quasi clinica all'inconscio e al desiderio.
In seguito pubblicò una serie di romanzi che consolidarono la sua fama, come Le violent, Adrienne Mesurat (1927), Léviathan (1936), Épaves e il ciclo americano composto da Dixie, Les étoiles froides e Sud, dove fonde il suo retaggio meridionale con un'analisi psicologica intensa e un'ambientazione romantica, misteriosa, a volte quasi gotica.
Parallelamente scrisse anche teatro, con opere come Sud, L'ombre e Demain n'existe pas, che proseguono la medesima ricerca di conflitti interiori e di sconfitta dei caratteri di fronte alla forza dei sensi e alla pressione del male.
Durante la Seconda guerra mondiale, Green, dichiarato francese d'adozione ma ancora cittadino americano, lasciò Parigi e si rifugiò negli Stati Uniti, dove lavorò in ambito di propaganda, collaborando con la Voix de l'Amérique, e pubblicando un volume di memorie in inglese, Memories of happy days, che ottenne un grande successo, offrendo un affresco della sua giovinezza e del suo percorso spirituale.
In quegli anni apparve anche il primo volume del suo sterminato Journal ("Diario"), che proseguirà per oltre settant'anni, libro di confessione, riflessione estetica e annotazione quotidiana, considerato oggi uno dei diari letterari più importanti del Novecento.
Dopo il ritorno a Parigi nel secondo dopoguerra, continuò a produrre romanzi, saggi, testi autobiografici e volumi del Journal, consolidando un'immagine di intellettuale rigoroso, classicamente moderno, profondamente cristiano ma inquieto, legato alla tradizione francese eppure irrimediabilmente bilingue, spirituale e cosmopolita.
Nel 1971 fu eletto all'Académie française, uno dei rari casi di scrittore non nato francese ad accedere a quella prestigiosa istituzione, e nei decenni successivi ricevette numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Grand prix national des Lettres (1966), il Grand prix de littérature de l'Académie française (1970), e diversi premi esteri, come quelli di Polonia, Germania e Italia.
Quando morì, a quasi novantotto anni, lasciò dietro di sé un'eredità vasta e complessa: un'opera che unisce classicismo formale, psicologia profonda, spiritualità tormentata e un'attenzione continua al rapporto tra letteratura, fede e desiderio, che lo colloca tra i grandi maestri della letteratura francese del XX secolo.
Nacque da genitori americani di origine anglosassone, provenienti dal Sud degli Stati Uniti, che si erano stabiliti in Francia dopo la Guerra di Secessione, entro una famiglia colta e profondamente protestante, ma anche molto legata alla tradizione religiosa occidentale.
Cresciuto nella capitale francese, scrisse fin da piccolo in francese, la lingua che resterà la sua vera patria letteraria, e frequentò il liceo Janson de Sailly, dove si formò una personalità già attratta dal mistero, dal male e dal martirio, in un clima di grande rigore morale e di forte tensione religiosa.
La morte della madre quando aveva tredici anni segnò profondamente la sua sensibilità, e poco dopo, a sedici, operò una scelta decisiva, convertendosi al cattolicesimo, decisione che permeerà per tutta la vita la sua scrittura di drammi interiori, tentazioni e redenzione.
Durante la Prima guerra mondiale, pur essendo americano, si arruolò nei servizi ambulanza e poi nell'artiglieria francese, vivendo in prima persona la violenza e la morte del fronte, esperienze che alimenteranno in lui un'ossessione per la guerra, la colpa e la fragilità dell'anima.
Dopo il conflitto, trascorse un periodo in America, dove terminò gli studi all'Università della Virginia, compiendo un viaggio culturale e geografico lungo il Sud statunitense, prima di tornare a Parigi, dove decise di dedicarsi alla letteratura in francese e pubblicò, nel 1924, il suo primo libro, Pamphlet contre les catholiques de France, sotto pseudonimo, segno di un rapporto ambivalente e polemico con la sua stessa conversione.
Nel 1926 il suo primo romanzo, Mont-Cinère, lo pose subito al centro dell'attenzione critica: una storia di peccato, passione e disperazione, con un'atmosfera crepuscolare e psicologica che annuncia la cifra del suo universo narrativo, dominato da rapporti erotici ambigui, presenza del male e tentazione diabolica, con un'attenzione quasi clinica all'inconscio e al desiderio.
In seguito pubblicò una serie di romanzi che consolidarono la sua fama, come Le violent, Adrienne Mesurat (1927), Léviathan (1936), Épaves e il ciclo americano composto da Dixie, Les étoiles froides e Sud, dove fonde il suo retaggio meridionale con un'analisi psicologica intensa e un'ambientazione romantica, misteriosa, a volte quasi gotica.
Parallelamente scrisse anche teatro, con opere come Sud, L'ombre e Demain n'existe pas, che proseguono la medesima ricerca di conflitti interiori e di sconfitta dei caratteri di fronte alla forza dei sensi e alla pressione del male.
Durante la Seconda guerra mondiale, Green, dichiarato francese d'adozione ma ancora cittadino americano, lasciò Parigi e si rifugiò negli Stati Uniti, dove lavorò in ambito di propaganda, collaborando con la Voix de l'Amérique, e pubblicando un volume di memorie in inglese, Memories of happy days, che ottenne un grande successo, offrendo un affresco della sua giovinezza e del suo percorso spirituale.
In quegli anni apparve anche il primo volume del suo sterminato Journal ("Diario"), che proseguirà per oltre settant'anni, libro di confessione, riflessione estetica e annotazione quotidiana, considerato oggi uno dei diari letterari più importanti del Novecento.
Dopo il ritorno a Parigi nel secondo dopoguerra, continuò a produrre romanzi, saggi, testi autobiografici e volumi del Journal, consolidando un'immagine di intellettuale rigoroso, classicamente moderno, profondamente cristiano ma inquieto, legato alla tradizione francese eppure irrimediabilmente bilingue, spirituale e cosmopolita.
Nel 1971 fu eletto all'Académie française, uno dei rari casi di scrittore non nato francese ad accedere a quella prestigiosa istituzione, e nei decenni successivi ricevette numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Grand prix national des Lettres (1966), il Grand prix de littérature de l'Académie française (1970), e diversi premi esteri, come quelli di Polonia, Germania e Italia.
Quando morì, a quasi novantotto anni, lasciò dietro di sé un'eredità vasta e complessa: un'opera che unisce classicismo formale, psicologia profonda, spiritualità tormentata e un'attenzione continua al rapporto tra letteratura, fede e desiderio, che lo colloca tra i grandi maestri della letteratura francese del XX secolo.
Frasi di Julien Green
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Non potendo fare di noi degli umili, Dio fa di noi degli umiliati.
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