Biografia di Carlo Goldoni
Nazione: Italia
Carlo Osvaldo Goldoni nacque a Venezia il 25 febbraio 1707 e morì a Parigi il 6 febbraio 1793. Fu commediografo e scrittore.
Nacque in una famiglia benestante di origini modenesi, da Giulio Goldoni, medico, e Margherita Savioni; fin dalla prima infanzia mostrò una grande passione per il teatro, ereditata dal nonno Carlo Alessandro, notaio, che organizzava spettacoli di marionette nella villa di famiglia a Piazzola sul Brenta, dove il piccolo Carlo compose la sua prima commedia a soli otto anni.
L'anno successivo scappò di casa per imbarcarsi su una nave diretta a Trieste, ma fu presto riportato indietro dai familiari, che lo mandarono a studiare in un collegio gesuita a Perugia nello stesso 1716, seguito da una scuola domenicana a Rimini nel 1720, dove il quattordicenne Goldoni si appassionò ai teatri locali, frequentando i camerini delle attrici giovani e affinando il suo interesse per la scena.
Dopo un breve tentativo di studiare medicina a Pavia, da cui fu espulso per un testo satirico, si dedicò alla giurisprudenza, laureandosi e lavorando come avvocato in varie città come Feltre, dove nel 1729 scrisse i suoi primi intermezzi teatrali, Il buon padre (andato perduto) e La cantatrice, entrando in contatto con la compagnia girovaga di Carlo Veronese.
Negli anni '30 Goldoni alternò l'avvocatura a Pisa e Modena con la scrittura drammatica, ottenendo il primo successo nel 1734 con la tragedia Belisario rappresentata a Verona dalla compagnia di Giuseppe Imer, capocomico del teatro San Samuele a Venezia, con cui firmò un contratto che segnò l'inizio della sua carriera teatrale vera e propria.
Fuggito da Venezia per debiti accumulati, si stabilì temporaneamente a Pisa, dove fu ammesso nell'Accademia dell'Arcadia, ma nel 1747 incontrò a Livorno Girolamo Medebach, capocomico della compagnia al Teatro Sant'Angelo, che lo ingaggiò come poeta di compagnia. L'anno successivo Goldoni abbandonò definitivamente la legge per dedicarsi al teatro con Medebach, tornando a Venezia nel 1749.
Fu in questo periodo che Goldoni avviò la sua celebre "riforma del teatro", passando dalla Commedia dell'arte improvvisata a copioni scritti in prosa realistica, rappresentando la vita quotidiana veneziana con personaggi umili e un linguaggio vicino al dialetto.
Tra le sue opere più celebri vi sono La locandiera del 1753, con la vivace protagonista Mirandolina che simboleggia l'emancipazione femminile, Il campiello del 1756, ambientato nei vicoli veneziani con intrecci amorosi popolari, e Le baruffe chiozzotte del 1762, che ritrae con umorismo le liti di pescatori. Altre commedie significative includono I rusteghi (1760), satira sulle ipocrisie borghesi, e La famiglia dell'antiquario (1760).
Goldoni collaborò anche con musicisti come Baldassare Galuppi per varie opere buffe, come L'arcadia in Brenta (1749), e nel 1761 si trasferì a Parigi come poeta della Comédie-Italienne per volere di Madame Du Barry, dove scrisse Le bourru bienfaisant ("Il burbero benefico", 1771) e dove visse fino alla morte, dopo aver subito gli strascichi della Rivoluzione francese.
Tra i contatti chiave della sua vita spiccano figure come Medebach e Imer, ma anche il rivale Carlo Gozzi, che nel 1762 lo attaccò con il suo Fiabe teatrali difendendo la Commedia dell'arte tradizionale contro la riforma goldoniana.
Nacque in una famiglia benestante di origini modenesi, da Giulio Goldoni, medico, e Margherita Savioni; fin dalla prima infanzia mostrò una grande passione per il teatro, ereditata dal nonno Carlo Alessandro, notaio, che organizzava spettacoli di marionette nella villa di famiglia a Piazzola sul Brenta, dove il piccolo Carlo compose la sua prima commedia a soli otto anni.
L'anno successivo scappò di casa per imbarcarsi su una nave diretta a Trieste, ma fu presto riportato indietro dai familiari, che lo mandarono a studiare in un collegio gesuita a Perugia nello stesso 1716, seguito da una scuola domenicana a Rimini nel 1720, dove il quattordicenne Goldoni si appassionò ai teatri locali, frequentando i camerini delle attrici giovani e affinando il suo interesse per la scena.
Dopo un breve tentativo di studiare medicina a Pavia, da cui fu espulso per un testo satirico, si dedicò alla giurisprudenza, laureandosi e lavorando come avvocato in varie città come Feltre, dove nel 1729 scrisse i suoi primi intermezzi teatrali, Il buon padre (andato perduto) e La cantatrice, entrando in contatto con la compagnia girovaga di Carlo Veronese.
Negli anni '30 Goldoni alternò l'avvocatura a Pisa e Modena con la scrittura drammatica, ottenendo il primo successo nel 1734 con la tragedia Belisario rappresentata a Verona dalla compagnia di Giuseppe Imer, capocomico del teatro San Samuele a Venezia, con cui firmò un contratto che segnò l'inizio della sua carriera teatrale vera e propria.
Fuggito da Venezia per debiti accumulati, si stabilì temporaneamente a Pisa, dove fu ammesso nell'Accademia dell'Arcadia, ma nel 1747 incontrò a Livorno Girolamo Medebach, capocomico della compagnia al Teatro Sant'Angelo, che lo ingaggiò come poeta di compagnia. L'anno successivo Goldoni abbandonò definitivamente la legge per dedicarsi al teatro con Medebach, tornando a Venezia nel 1749.
Fu in questo periodo che Goldoni avviò la sua celebre "riforma del teatro", passando dalla Commedia dell'arte improvvisata a copioni scritti in prosa realistica, rappresentando la vita quotidiana veneziana con personaggi umili e un linguaggio vicino al dialetto.
Tra le sue opere più celebri vi sono La locandiera del 1753, con la vivace protagonista Mirandolina che simboleggia l'emancipazione femminile, Il campiello del 1756, ambientato nei vicoli veneziani con intrecci amorosi popolari, e Le baruffe chiozzotte del 1762, che ritrae con umorismo le liti di pescatori. Altre commedie significative includono I rusteghi (1760), satira sulle ipocrisie borghesi, e La famiglia dell'antiquario (1760).
Goldoni collaborò anche con musicisti come Baldassare Galuppi per varie opere buffe, come L'arcadia in Brenta (1749), e nel 1761 si trasferì a Parigi come poeta della Comédie-Italienne per volere di Madame Du Barry, dove scrisse Le bourru bienfaisant ("Il burbero benefico", 1771) e dove visse fino alla morte, dopo aver subito gli strascichi della Rivoluzione francese.
Tra i contatti chiave della sua vita spiccano figure come Medebach e Imer, ma anche il rivale Carlo Gozzi, che nel 1762 lo attaccò con il suo Fiabe teatrali difendendo la Commedia dell'arte tradizionale contro la riforma goldoniana.
Frasi di Carlo Goldoni
Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
Leggi le frasi di Carlo Goldoni
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
Evviva la bottiglia, evviva l'allegria.
Leggi le frasi di Carlo Goldoni