Biografia di Giacinto Facchetti
Nazione: Italia
Giacinto Facchetti nacque a Treviglio (BG) il 18 luglio 1942 e morì a Milano il 4 settembre 2006. Fu calciatore e dirigente sportivo.
Nacque da un padre ferroviere e una madre casalinga, crescendo in un contesto operaio della bassa bergamasca che lo immerse fin da piccolo nei valori di impegno e sacrificio, prendendosi cura di fratello e sorelle dopo la morte prematura del padre quando aveva solo diciassette anni.
Durante la giovinezza, appassionato di calcio sin dall'oratorio di San Martino nel paese natale, esordì nella squadra locale Zanconti come attaccante prolifico, passando poi nel 1957 al settore giovanile della Trevigliese. Qui attirò le attenzioni dell'Atalanta, ma rifiutò l'offerta per volontà dei genitori che preferivano un percorso più stabile, fino a essere scoperto dall'allenatore Helenio Herrera che lo portò all'Inter nel finale della stagione 1960-1961, trasformandolo nel primo terzino d'attacco moderno del calcio italiano.
Esordì in Serie A il 21 maggio 1961 contro la Roma, vincendo subito lo scudetto e diventando pilastro della Grande Inter di Herrera, con cui conquistò due Coppe dei Campioni consecutive (1964 e 1965, segnando in finale contro il Real Madrid), tre scudetti e due Coppe Intercontinentali, mentre in nazionale azzurra, esordendo nel 1963, collezionò 94 presenze come capitano, vincendo l'Europeo 1968 e sfiorando il Mondiale 1970.
Negli anni '70 continuò a brillare come difensore totale, passando al ruolo di libero e concludendo la carriera nel 1978 con 634 partite nerazzurre e 75 gol, record per un difensore fino ai tempi di Sergio Ramos. Nel frattempo, nel 1967, si sposò con Giovanna, conosciuta come impiegata e madre dei suoi quattro figli, Barbara, Vera, Gianfelice e Luca, mantenendo una vita familiare riservata e devota nonostante la fama.
Dopo il ritiro divenne vice presidente dell'Atalanta nel 1980 e successivamente dirigente dell'Inter, collaborando strettamente con Angelo Moratti e suo figlio Massimo, assumendo la vicepresidenza nel 2001 dopo la morte di Giuseppe Prisco e la presidenza nel 2004 fino alla scomparsa, guidando il club con fair play e integrità etica che lo resero simbolo di un calcio pulito.
Pur non essendo autore di libri o opere letterarie, le sue memorie orali raccolte in interviste e documentari come "Una vita in nero e azzurro" testimoniano la sua filosofia sportiva, mentre strinse rapporti duraturi con leggende come Javier Zanetti, Francesco Moriero e Gianni Brera, che ne esaltò le qualità offensive, fino alla morte per un tumore pancreatico il 4 settembre 2006 a Milano, lasciando un'eredità di capitano gentiluomo celebrato annualmente dall'Inter e dalla Figc.
Ciononostante, non mancarono i detrattori. Durante lo scandalo di Calciopoli, il direttore generale della Juventus Luciano Moggi, poi condannato per gli illeciti commessi, accusò pubblicamente Facchetti di condotte analoghe. Il figlio di Facchetti, Gianfelice, querelò Moggi per diffamazione, ma i giudici lo assolsero sia in primo grado nel 2015 sia in appello nel 2018. La querela passò poi in giudicato l'anno successivo.
Nel 2006 l'Inter ha deciso di ritirare la maglia numero 3 del grande giocatore.
Nacque da un padre ferroviere e una madre casalinga, crescendo in un contesto operaio della bassa bergamasca che lo immerse fin da piccolo nei valori di impegno e sacrificio, prendendosi cura di fratello e sorelle dopo la morte prematura del padre quando aveva solo diciassette anni.
Durante la giovinezza, appassionato di calcio sin dall'oratorio di San Martino nel paese natale, esordì nella squadra locale Zanconti come attaccante prolifico, passando poi nel 1957 al settore giovanile della Trevigliese. Qui attirò le attenzioni dell'Atalanta, ma rifiutò l'offerta per volontà dei genitori che preferivano un percorso più stabile, fino a essere scoperto dall'allenatore Helenio Herrera che lo portò all'Inter nel finale della stagione 1960-1961, trasformandolo nel primo terzino d'attacco moderno del calcio italiano.
Esordì in Serie A il 21 maggio 1961 contro la Roma, vincendo subito lo scudetto e diventando pilastro della Grande Inter di Herrera, con cui conquistò due Coppe dei Campioni consecutive (1964 e 1965, segnando in finale contro il Real Madrid), tre scudetti e due Coppe Intercontinentali, mentre in nazionale azzurra, esordendo nel 1963, collezionò 94 presenze come capitano, vincendo l'Europeo 1968 e sfiorando il Mondiale 1970.
Negli anni '70 continuò a brillare come difensore totale, passando al ruolo di libero e concludendo la carriera nel 1978 con 634 partite nerazzurre e 75 gol, record per un difensore fino ai tempi di Sergio Ramos. Nel frattempo, nel 1967, si sposò con Giovanna, conosciuta come impiegata e madre dei suoi quattro figli, Barbara, Vera, Gianfelice e Luca, mantenendo una vita familiare riservata e devota nonostante la fama.
Dopo il ritiro divenne vice presidente dell'Atalanta nel 1980 e successivamente dirigente dell'Inter, collaborando strettamente con Angelo Moratti e suo figlio Massimo, assumendo la vicepresidenza nel 2001 dopo la morte di Giuseppe Prisco e la presidenza nel 2004 fino alla scomparsa, guidando il club con fair play e integrità etica che lo resero simbolo di un calcio pulito.
Pur non essendo autore di libri o opere letterarie, le sue memorie orali raccolte in interviste e documentari come "Una vita in nero e azzurro" testimoniano la sua filosofia sportiva, mentre strinse rapporti duraturi con leggende come Javier Zanetti, Francesco Moriero e Gianni Brera, che ne esaltò le qualità offensive, fino alla morte per un tumore pancreatico il 4 settembre 2006 a Milano, lasciando un'eredità di capitano gentiluomo celebrato annualmente dall'Inter e dalla Figc.
Ciononostante, non mancarono i detrattori. Durante lo scandalo di Calciopoli, il direttore generale della Juventus Luciano Moggi, poi condannato per gli illeciti commessi, accusò pubblicamente Facchetti di condotte analoghe. Il figlio di Facchetti, Gianfelice, querelò Moggi per diffamazione, ma i giudici lo assolsero sia in primo grado nel 2015 sia in appello nel 2018. La querela passò poi in giudicato l'anno successivo.
Nel 2006 l'Inter ha deciso di ritirare la maglia numero 3 del grande giocatore.
Frasi di Giacinto Facchetti
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Il segreto di ogni trionfo sta nella propria convinzione.
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