Biografia di Alexander Fleming

Alexander Fleming
Nazione: Regno Unito    
Alexander Fleming nacque a Darvel, Scozia il 6 agosto 1881 e morì a Londra il giorno 11 marzo 1955. Fu medico, biologo e farmacologo.

Era il terzo di quattro figli nati dal secondo matrimonio del padre, un agricoltore che morì quando Alexander aveva appena sette anni. Trascorse l'infanzia e la prima adolescenza frequentando le piccole scuole di campagna della zona, in un ambiente rurale che gli lasciò per tutta la vita un carattere pratico e osservatore.

All'età di tredici anni si trasferì a Londra per raggiungere il fratello maggiore Thomas, già avviato agli studi di medicina, e lì frequentò per qualche tempo il Regent Street Polytechnic Institute, lavorando poi per circa quattro anni come impiegato in una compagnia di spedizioni marittime, un'occupazione modesta e in apparenza priva di prospettive scientifiche.

Fu solo nel 1901, grazie a una piccola eredità ricevuta da uno zio e all'insistenza del fratello, che Fleming poté iscriversi alla Scuola di Medicina del St Mary's Hospital, a Londra, dove si rivelò uno studente brillante, tanto da essere avviato inizialmente a una promettente carriera chirurgica. Fu però l'iscrizione al club dei fucilieri dell'università, su consiglio del proprio capitano, ad avvicinarlo casualmente al gruppo di ricerca della facoltà di medicina, guidato dal celebre batteriologo Almroth Wright, di cui divenne assistente dopo la laurea, conseguita nel 1906.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale prestò servizio come medico militare nei laboratori da campo in Francia, dove poté osservare direttamente i limiti della chirurgia e degli antisettici tradizionali nel contenere le infezioni delle ferite di guerra, un'esperienza che avrebbe orientato profondamente la sua successiva ricerca sui meccanismi di difesa naturale dell'organismo.

Tornato al St Mary's al termine del conflitto, nel 1922 Fleming compì la sua prima importante scoperta: notò che il muco nasale, così come le lacrime e la saliva, era in grado di dissolvere alcune colonie batteriche presenti nelle proprie colture, un effetto dovuto a un enzima naturale che chiamò lisozima; l'entusiasmo iniziale per la scoperta si attenuò tuttavia rapidamente, quando si rese conto che l'enzima era efficace solo contro batteri innocui e non contro i patogeni più pericolosi per l'uomo.

Fu però nel settembre 1928 che Fleming, complice anche una certa disorganizzazione nel proprio metodo di lavoro, che lo portava a lasciare le piastre di coltura accumularsi per settimane prima di esaminarle e scartarle, fece la scoperta che lo avrebbe reso celebre: rientrato da un periodo di vacanza, notò che una delle sue colture di stafilococchi era stata contaminata da una muffa, identificata come Penicillium notatum, attorno alla quale le colonie batteriche si erano completamente dissolte.

Fleming comprese immediatamente l'importanza del fenomeno, che chiamò "antibiosi", e pubblicò i propri risultati l'anno seguente in un lavoro che sarebbe diventato un classico della letteratura scientifica, sebbene all'epoca ricevesse scarsissima attenzione da parte della comunità medica; per quasi un altro decennio e mezzo la penicillina restò infatti una curiosità di laboratorio, poiché lo stesso Fleming non riuscì a isolarne e purificarne una quantità sufficiente per un impiego terapeutico su vasta scala.

Fu solo grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori dell'Università di Oxford, guidato da Howard Florey e da Ernst Boris Chain, che negli anni tra il 1939 e il 1941 la penicillina venne finalmente isolata, purificata e testata con successo su pazienti umani, aprendo la strada alla sua produzione su scala industriale durante la Seconda guerra mondiale, quando il farmaco salvò le vite di innumerevoli soldati feriti sui campi di battaglia.

Per questo contributo decisivo alla medicina moderna, Fleming fu insignito nel 1944 del titolo di cavaliere, e l'anno seguente ricevette, insieme a Florey e Chain, il premio Nobel per la Medicina.

Divenuto negli ultimi dieci anni della propria vita una celebrità mondiale e un vero e proprio ambasciatore della scienza, Fleming mantenne sempre un temperamento mite e generoso: rifiutò categoricamente di richiedere brevetti o diritti commerciali sulla penicillina, e quando nel 1945 alcune industrie chimiche americane vollero riconoscergli un premio in denaro come ringraziamento per il proprio contributo, scelse di reinvestire l'intera somma nella ricerca scientifica anziché trattenerla per sé.

Nel 1949 perse la prima moglie, l'infermiera irlandese Sarah Marion McElroy, sposata anni prima; nel 1953 si risposò con la batteriologa greca Amalia Coutsouris-Voureka, sua stretta collaboratrice al St Mary's fin dal 1946 e già protagonista della resistenza greca durante la guerra.

Fleming morì improvvisamente per un attacco cardiaco l'11 marzo 1955, nella propria abitazione londinese, e fu sepolto con tutti gli onori nella cripta della Cattedrale di St Paul.

La sua scoperta, nata da un fortunato incidente di laboratorio ma colta grazie a un'attenzione scientifica capace di riconoscere l'eccezionale dietro l'apparente disordine, avrebbe inaugurato l'era degli antibiotici moderni, cambiando per sempre il volto della medicina e salvando, da allora, un numero incalcolabile di vite umane in tutto il mondo.


Frasi di Alexander Fleming

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