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Come il soverchio dire reca fastidio, così reca il soverchio tacere odio.
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O Sonno, o de la queta, umida, ombrosa
notte placido figlio; o de' mortali
egri conforto, oblìo dolce de' mali
sì gravi, ond'è la vita aspra e noiosa.
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Male fanno ancora quelli, che tratto tratto si pongono a recitar i sogni loro con tanta affezione e facendone sì gran maraviglia, che è uno sfinimento di cuore a sentirli.
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Conviene ubbidire non alla buona, ma alla moderna usanza.
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E se tutta la tua città averà tonduti i capelli, non si vuol portare la zazzera.
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Gloria non di virtù figlia, che vale?
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Gli uomini odiano in altrui eziandio i loro vizii medesimi.
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Non dee l'uomo nobile correre per via né troppo affrettarsi: che ciò conviene a palafreniere e non a gentiluomo.
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Sono ancora di quelli che così si dimenano e scontorconsi e prostendonsi e sbadigliano.
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Egli è maggior fatica a guadagnare il primo migliaio, che poi col primo migliaio, il decimo e il vigesimo.
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Gli uomini deonsi piuttosto pesare con la stadera del mugnaio che con la bilancia dell'orafo.
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Lasso, che 'nvan te chiamo, e queste oscure
e gelide ombre invan lusingo. O piume
d'asprezza colme! o notti acerbe e dure!
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Il rompere altrui le parole in bocca è noioso e spiace, non altrimenti che quando l'uomo è mosso a correre, ed altri lo ritiene.