Biografia di Benvenuto Cellini

Benvenuto Cellini
Nazione: Italia    
Benvenuto Cellini nacque a Firenze il 3 novembre 1500 e morì sempre a Firenze il 13 febbraio 1571. Fu scultore, orafo e scrittore.

Era figlio di Giovanni Cellini, musicista e costruttore di strumenti musicali, e di Maria Lisabetta Granacci. Il padre avrebbe voluto avviarlo alla musica, arte che coltivava con passione, ma il giovane Benvenuto mostrò fin da ragazzo una spiccata inclinazione per il disegno e per le arti figurative.

Dopo alcuni contrasti familiari, il padre acconsentì a farlo avviare all'apprendistato presso l'orafo fiorentino Antonio di Sandro, detto Marcone, presso il quale Cellini apprese le tecniche dell'oreficeria che avrebbero costituito la base della sua futura fama.

Fin da giovanissimo Cellini fu coinvolto in risse e vicende turbolente, caratteristiche di un temperamento impulsivo e violento che lo accompagnò per tutta la vita, tanto da costringerlo, ancora adolescente, a un primo esilio da Firenze in seguito a una lite.

Dopo un periodo trascorso a Siena e a Bologna, dove perfezionò ulteriormente la sua arte, Cellini si trasferì a Roma nel 1519, città che sarebbe diventata teatro di gran parte della sua prima maturità artistica. Nella città eterna lavorò come orafo e cesellatore, guadagnandosi una solida reputazione presso la nobiltà e il clero, ed ebbe modo di entrare in contatto con importanti figure del suo tempo.

Fu proprio a Roma che, secondo il celebre racconto autobiografico, partecipò alla difesa di Castel Sant'Angelo durante il Sacco di Roma del 1527 a opera dei Lanzichenecchi, vantandosi in seguito di aver personalmente ferito a morte il Connestabile di Borbone, capo delle truppe imperiali, episodio che contribuì non poco alla sua fama di uomo d'azione oltre che di artista.

Durante gli anni romani lavorò per papa Clemente VII de' Medici, per il quale realizzò preziosi lavori di oreficeria, e in seguito anche per papa Paolo III Farnese, sebbene i rapporti con quest'ultimo furono più tesi, complicati anche da accuse di furto e omicidio che portarono Cellini a un periodo di prigionia presso Castel Sant'Angelo, da cui riuscì rocambolescamente a evadere.

Nel 1540 Cellini si trasferì in Francia, alla corte di Francesco I, sovrano che apprezzava profondamente il suo talento e che gli commissionò numerose opere, tra cui la celebre Saliera, un capolavoro di oreficeria in oro e smalto raffigurante le personificazioni della Terra e del Mare, oggi conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna e considerata uno dei massimi esempi di arte manierista applicata all'oreficeria.

Alla corte francese Cellini lavorò anche a un grande progetto per la Fontana di Fontainebleau, realizzando la celebre Ninfa di Fontainebleau, un rilievo bronzeo destinato a ornare la residenza reale. Nonostante il favore del re, i rapporti di Cellini con l'entourage di corte furono spesso conflittuali, in particolare con la favorita del re, Anne de Pisseleu d'Heilly, duchessa d'Étampes, che l'artista percepiva come una sua avversaria e che contribuì a rendergli la vita a corte sempre più difficile, tanto da spingerlo infine a lasciare la Francia nel 1545.

Tornato a Firenze, Cellini entrò al servizio del duca Cosimo I de' Medici, per il quale realizzò una delle sue opere più celebri e ambiziose, il Perseo con la testa di Medusa, un gruppo bronzeo completato nel 1554 e collocato nella Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria, dove tuttora si trova, considerato il capolavoro assoluto della sua produzione scultorea e uno dei vertici della scultura manierista italiana.

Negli anni fiorentini Cellini realizzò anche altre opere di rilievo, tra cui il busto di Cosimo I, oggi conservato al Museo del Bargello, e si dedicò con crescente impegno anche alla scrittura. Fu in questo periodo che iniziò a redigere la sua celebre autobiografia, la Vita di Benvenuto Cellini, opera scritta tra il 1558 e il 1563 e rimasta incompiuta, che costituisce una delle testimonianze più vivide e sincere del Rinascimento italiano.

Si tratta di un racconto in cui l'autore mescola vicende artistiche, avventure personali, incontri con potenti dell'epoca e riflessioni sulla propria arte, restituendo un ritratto straordinariamente diretto di sé stesso e del suo tempo. Scrisse inoltre due trattati tecnici, uno sull'oreficeria e uno sulla scultura, pubblicati nel 1568, in cui raccolse la sua esperienza pratica a beneficio delle generazioni successive di artisti.

Gli ultimi anni di vita di Cellini a Firenze furono segnati da difficoltà economiche e da un progressivo allontanamento dai favori della corte medicea, oscurato in parte dal successo di altri artisti come Baccio Bandinelli, con cui ebbe sempre un rapporto di rivalità e ostilità dichiarata.

Benvenuto Cellini morì all'età di settant'anni, e fu sepolto nella chiesa della Santissima Annunziata a Firenze. La sua eredità artistica, fondata sulla straordinaria maestria tecnica nell'oreficeria e nella scultura bronzea, e la sua autobiografia, pubblicata solo nel 1728, quasi due secoli dopo la sua morte, gli garantirono una fama duratura, facendone una delle figure più affascinanti e rappresentative dell'arte e della cultura del Rinascimento italiano.


Frasi di Benvenuto Cellini

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Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Quando il povero dona al ricco, il diavol se ne ride.


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