Biografia di Simón Bolívar
Nazione: Venezuela
Simón José Antonio de la Santísima Trinidad Bolívar y Palacios de Aguirre, Ponte-Andrade y Blanco nacque a Caracas il 24 luglio 1783 e morì a Santa Marta, Colombia il 17 dicembre 1830. Fu militare e patriota.
Proveniente da una famiglia aristocratica creola, i cosiddetti "mantuani", proprietaria di vaste piantagioni e di numerosi schiavi, ebbe un'infanzia segnata da lutti precoci: perse il padre quando aveva appena tre anni.
La madre, che secondo alcuni biografi non gli mostrò mai un grande affetto, morì quando ne aveva nove, lasciandolo orfano ed erede presunto di un ingente patrimonio, ma privo, come avrebbe poi scritto lo storico Arturo Uslar Pietri, di un'infanzia serena o di un'educazione sistematica.
Fu affidato alle cure del nonno materno, Feliciano Palacios, che si premurò comunque di procurargli i migliori precettori disponibili a Caracas: tra questi vi furono Carrasco e Vides, che gli insegnarono scrittura e aritmetica, fra Jesús Nazareno Zidardia, il presbitero José Antonio Negrete, docente di storia e religione, e Guillermo Pelgrón, insegnante di latino, oltre a lezioni private di storia e geografia impartitegli dal giovane Andrés Bello, che sarebbe poi diventato uno dei maggiori intellettuali latinoamericani dell'epoca.
Fu tuttavia il precettore Simón Rodríguez, pedagogo e riformatore sociale caraqueño presso il quale Bolívar visse per qualche tempo come interno, a stabilire con il giovane allievo un legame di intesa e affetto reciproco destinato a durare per tutta la vita; Rodríguez lasciò Caracas nel 1797, ma i due avrebbero mantenuto i contatti negli anni successivi, e le idee illuministe del maestro avrebbero lasciato un'impronta duratura sul pensiero politico del futuro Libertador.
Ancora adolescente, Bolívar fu inviato in Spagna per completare la propria educazione, e nel 1802 sposò a Madrid María Teresa Rodríguez del Toro, una giovane di nobile famiglia caraqueña; la coppia si trasferì poco dopo in Venezuela, ma la moglie morì l'anno seguente di febbre gialla, un lutto che segnò profondamente Bolívar, tanto che non si sarebbe mai più risposato.
Distrutto dal dolore, Bolívar tornò in Europa, dove tra il 1804 e il 1807 viaggiò a lungo tra Francia e Italia, entrando in contatto con le idee illuministe e con gli ideali della Rivoluzione francese che stavano allora scuotendo il continente. Fu proprio durante questo soggiorno, nell'agosto del 1805, che sul Monte Sacro, alle porte di Roma, pronunciò davanti al proprio antico precettore Simón Rodríguez il celebre giuramento di non darsi pace finché non avesse spezzato le catene che opprimevano il proprio popolo sotto il dominio spagnolo, un momento che i suoi biografi hanno sempre considerato decisivo per la maturazione della sua vocazione politica.
Rientrato in Venezuela, Bolívar prese parte agli eventi che portarono, il 19 aprile 1810, alla costituzione a Caracas di una Giunta Suprema, formalmente ancora fedele al re di Spagna Fernando VII ma di fatto primo passo verso l'indipendenza; la Giunta lo nominò colonnello di fanteria e lo inviò a Londra, insieme ad Andrés Bello e Luis López Méndez, in cerca di appoggi per il nuovo governo.
A Londra fu ricevuto dal ministro degli Esteri britannico Lord Wellesley, che dopo vari colloqui scelse tuttavia di mantenere una posizione di neutralità; il viaggio, pur fallendo nel suo scopo diplomatico, permise comunque a Bolívar di chiarire e affinare le proprie idee sull'emancipazione dell'America Latina, complice anche l'incontro londinese con Francisco de Miranda, il precursore venezuelano dell'indipendenza, che Bolívar convinse a tornare in patria per guidare la rivoluzione.
Il 5 luglio 1811 il Congresso venezuelano proclamò formalmente l'indipendenza, dando vita alla Prima Repubblica, ma questa cadde già l'anno seguente sotto la pressione delle forze realiste spagnole, anche a causa di un devastante terremoto che colpì le zone controllate dai patrioti e che il clero filospagnolo non mancò di presentare come un segno divino contro la causa indipendentista.
Bolívar, dopo aver contribuito, forse in modo controverso, alla cattura dello stesso Miranda da parte degli spagnoli, riparò in Nuova Granada, da dove nel 1813 organizzò quella che sarebbe passata alla storia come la "Campagna Ammirevole", una fulminea serie di vittorie militari che lo riportarono a Caracas, dove fu acclamato con il titolo di Libertador; anche questa Seconda Repubblica, tuttavia, ebbe vita breve, travolta nel 1814 dalla reazione realista e dalla violenta guerra sociale scatenata dalle forze del caudillo José Tomás Boves.
Costretto di nuovo all'esilio, Bolívar trovò rifugio prima in Giamaica, dove nel 1815 scrisse la celebre Lettera della Giamaica, un documento fondamentale in cui delineava la propria visione politica per il futuro dell'America ispanica, e poi ad Haiti, dove il presidente Alexandre Pétion gli fornì armi, uomini e denaro per riprendere la lotta, chiedendo in cambio l'abolizione della schiavitù nei territori che sarebbe riuscito a liberare, un impegno che Bolívar avrebbe effettivamente onorato.
Tornato sul continente, dopo alterne vicende belliche riorganizzò le proprie forze nei territori dell'Orinoco e, il 24 giugno 1821, sconfisse decisivamente gli spagnoli nella battaglia di Carabobo, che sancì l'indipendenza definitiva del Venezuela; l'anno precedente era già stata fondata la Repubblica della Gran Colombia, comprendente gli attuali territori di Venezuela, Colombia, Ecuador e Panama, di cui Bolívar divenne presidente.
Proseguendo la propria campagna verso sud, Bolívar liberò Quito nel 1822, e in questa occasione, a Guayaquil, ebbe il celebre e per certi versi ancora misterioso colloquio con l'altro grande protagonista dell'indipendenza sudamericana, il generale argentino José de San Martín, che di lì a poco avrebbe rinunciato al proprio ruolo di comando lasciando a Bolívar il compito di completare la liberazione del Perù.
In quegli anni Bolívar visse la relazione sentimentale più celebre della propria vita, quella con la nobildonna quiteña Manuela Sáenz, che divenne sua compagna e confidente e che in un'occasione gli salvò la vita durante un attentato, meritandosi da lui l'appellativo di "liberatrice del Libertador".
Nominato dittatore del Perù con poteri illimitati dal Congresso locale, Bolívar guidò personalmente la fase finale della guerra d'indipendenza sudamericana: il 6 agosto 1824 sconfisse le forze realiste nella battaglia di Junín, mentre il 9 dicembre dello stesso anno il suo luogotenente, il generale Antonio José de Sucre, pose fine a tre secoli di dominio spagnolo in Sudamerica con la decisiva vittoria di Ayacucho. L'anno seguente, il 6 agosto 1825, nacque un nuovo Stato dall'Alto Perù, battezzato in suo onore Repubblica di Bolívar e in seguito ribattezzato Bolivia, coronamento del sogno di emancipazione a cui Bolívar aveva dedicato l'intera esistenza.
Negli anni successivi Bolívar si dedicò al consolidamento politico dei nuovi Stati indipendenti e al proprio grande progetto di unione confederale delle repubbliche ispanoamericane, sul modello di quanto era avvenuto in Nord America con la nascita degli Stati Uniti; a questo scopo convocò nel giugno 1826 il Congresso di Panama, che tuttavia ebbe una partecipazione limitata e non produsse risultati concreti immediati, pur ponendo importanti precedenti per i futuri tentativi di integrazione regionale latinoamericana.
A partire dal 1827 le divisioni interne, le rivalità personali tra i generali della rivoluzione e i crescenti contrasti regionali minarono la fragile unità della Gran Colombia; la Convenzione di Ocaña, riunitasi tra aprile e giugno 1828 per riformare la costituzione del 1821, si concluse senza un accordo, e la frammentazione politica del progetto bolivariano divenne ormai inarrestabile.
Accusato da più parti di tendenze autoritarie per i pieni poteri che aveva finito per assumere nel disperato tentativo di tenere insieme la confederazione, Bolívar si dimise infine dalla presidenza nel 1830, mentre Venezuela ed Ecuador si separavano definitivamente dalla Gran Colombia, che di fatto cessava di esistere.
Malato di tubercolosi e ormai esausto, si ritirò verso la costa caraibica con l'intenzione di imbarcarsi per l'Europa, ma le condizioni di salute non gli permisero di completare il viaggio: si fermò a Santa Marta, in Colombia, dove trascorse gli ultimi mesi in relativa solitudine, sentendo ormai svanito il proprio sogno di un'America unita. Simón Bolívar morì all'età di quarantasette anni, lasciando un'eredità che avrebbe continuato a ispirare movimenti di indipendenza e di integrazione in tutto il continente americano, e che ancora oggi fa di lui la figura storica più venerata e discussa di tutta l'America Latina.
Proveniente da una famiglia aristocratica creola, i cosiddetti "mantuani", proprietaria di vaste piantagioni e di numerosi schiavi, ebbe un'infanzia segnata da lutti precoci: perse il padre quando aveva appena tre anni.
La madre, che secondo alcuni biografi non gli mostrò mai un grande affetto, morì quando ne aveva nove, lasciandolo orfano ed erede presunto di un ingente patrimonio, ma privo, come avrebbe poi scritto lo storico Arturo Uslar Pietri, di un'infanzia serena o di un'educazione sistematica.
Fu affidato alle cure del nonno materno, Feliciano Palacios, che si premurò comunque di procurargli i migliori precettori disponibili a Caracas: tra questi vi furono Carrasco e Vides, che gli insegnarono scrittura e aritmetica, fra Jesús Nazareno Zidardia, il presbitero José Antonio Negrete, docente di storia e religione, e Guillermo Pelgrón, insegnante di latino, oltre a lezioni private di storia e geografia impartitegli dal giovane Andrés Bello, che sarebbe poi diventato uno dei maggiori intellettuali latinoamericani dell'epoca.
Fu tuttavia il precettore Simón Rodríguez, pedagogo e riformatore sociale caraqueño presso il quale Bolívar visse per qualche tempo come interno, a stabilire con il giovane allievo un legame di intesa e affetto reciproco destinato a durare per tutta la vita; Rodríguez lasciò Caracas nel 1797, ma i due avrebbero mantenuto i contatti negli anni successivi, e le idee illuministe del maestro avrebbero lasciato un'impronta duratura sul pensiero politico del futuro Libertador.
Ancora adolescente, Bolívar fu inviato in Spagna per completare la propria educazione, e nel 1802 sposò a Madrid María Teresa Rodríguez del Toro, una giovane di nobile famiglia caraqueña; la coppia si trasferì poco dopo in Venezuela, ma la moglie morì l'anno seguente di febbre gialla, un lutto che segnò profondamente Bolívar, tanto che non si sarebbe mai più risposato.
Distrutto dal dolore, Bolívar tornò in Europa, dove tra il 1804 e il 1807 viaggiò a lungo tra Francia e Italia, entrando in contatto con le idee illuministe e con gli ideali della Rivoluzione francese che stavano allora scuotendo il continente. Fu proprio durante questo soggiorno, nell'agosto del 1805, che sul Monte Sacro, alle porte di Roma, pronunciò davanti al proprio antico precettore Simón Rodríguez il celebre giuramento di non darsi pace finché non avesse spezzato le catene che opprimevano il proprio popolo sotto il dominio spagnolo, un momento che i suoi biografi hanno sempre considerato decisivo per la maturazione della sua vocazione politica.
Rientrato in Venezuela, Bolívar prese parte agli eventi che portarono, il 19 aprile 1810, alla costituzione a Caracas di una Giunta Suprema, formalmente ancora fedele al re di Spagna Fernando VII ma di fatto primo passo verso l'indipendenza; la Giunta lo nominò colonnello di fanteria e lo inviò a Londra, insieme ad Andrés Bello e Luis López Méndez, in cerca di appoggi per il nuovo governo.
A Londra fu ricevuto dal ministro degli Esteri britannico Lord Wellesley, che dopo vari colloqui scelse tuttavia di mantenere una posizione di neutralità; il viaggio, pur fallendo nel suo scopo diplomatico, permise comunque a Bolívar di chiarire e affinare le proprie idee sull'emancipazione dell'America Latina, complice anche l'incontro londinese con Francisco de Miranda, il precursore venezuelano dell'indipendenza, che Bolívar convinse a tornare in patria per guidare la rivoluzione.
Il 5 luglio 1811 il Congresso venezuelano proclamò formalmente l'indipendenza, dando vita alla Prima Repubblica, ma questa cadde già l'anno seguente sotto la pressione delle forze realiste spagnole, anche a causa di un devastante terremoto che colpì le zone controllate dai patrioti e che il clero filospagnolo non mancò di presentare come un segno divino contro la causa indipendentista.
Bolívar, dopo aver contribuito, forse in modo controverso, alla cattura dello stesso Miranda da parte degli spagnoli, riparò in Nuova Granada, da dove nel 1813 organizzò quella che sarebbe passata alla storia come la "Campagna Ammirevole", una fulminea serie di vittorie militari che lo riportarono a Caracas, dove fu acclamato con il titolo di Libertador; anche questa Seconda Repubblica, tuttavia, ebbe vita breve, travolta nel 1814 dalla reazione realista e dalla violenta guerra sociale scatenata dalle forze del caudillo José Tomás Boves.
Costretto di nuovo all'esilio, Bolívar trovò rifugio prima in Giamaica, dove nel 1815 scrisse la celebre Lettera della Giamaica, un documento fondamentale in cui delineava la propria visione politica per il futuro dell'America ispanica, e poi ad Haiti, dove il presidente Alexandre Pétion gli fornì armi, uomini e denaro per riprendere la lotta, chiedendo in cambio l'abolizione della schiavitù nei territori che sarebbe riuscito a liberare, un impegno che Bolívar avrebbe effettivamente onorato.
Tornato sul continente, dopo alterne vicende belliche riorganizzò le proprie forze nei territori dell'Orinoco e, il 24 giugno 1821, sconfisse decisivamente gli spagnoli nella battaglia di Carabobo, che sancì l'indipendenza definitiva del Venezuela; l'anno precedente era già stata fondata la Repubblica della Gran Colombia, comprendente gli attuali territori di Venezuela, Colombia, Ecuador e Panama, di cui Bolívar divenne presidente.
Proseguendo la propria campagna verso sud, Bolívar liberò Quito nel 1822, e in questa occasione, a Guayaquil, ebbe il celebre e per certi versi ancora misterioso colloquio con l'altro grande protagonista dell'indipendenza sudamericana, il generale argentino José de San Martín, che di lì a poco avrebbe rinunciato al proprio ruolo di comando lasciando a Bolívar il compito di completare la liberazione del Perù.
In quegli anni Bolívar visse la relazione sentimentale più celebre della propria vita, quella con la nobildonna quiteña Manuela Sáenz, che divenne sua compagna e confidente e che in un'occasione gli salvò la vita durante un attentato, meritandosi da lui l'appellativo di "liberatrice del Libertador".
Nominato dittatore del Perù con poteri illimitati dal Congresso locale, Bolívar guidò personalmente la fase finale della guerra d'indipendenza sudamericana: il 6 agosto 1824 sconfisse le forze realiste nella battaglia di Junín, mentre il 9 dicembre dello stesso anno il suo luogotenente, il generale Antonio José de Sucre, pose fine a tre secoli di dominio spagnolo in Sudamerica con la decisiva vittoria di Ayacucho. L'anno seguente, il 6 agosto 1825, nacque un nuovo Stato dall'Alto Perù, battezzato in suo onore Repubblica di Bolívar e in seguito ribattezzato Bolivia, coronamento del sogno di emancipazione a cui Bolívar aveva dedicato l'intera esistenza.
Negli anni successivi Bolívar si dedicò al consolidamento politico dei nuovi Stati indipendenti e al proprio grande progetto di unione confederale delle repubbliche ispanoamericane, sul modello di quanto era avvenuto in Nord America con la nascita degli Stati Uniti; a questo scopo convocò nel giugno 1826 il Congresso di Panama, che tuttavia ebbe una partecipazione limitata e non produsse risultati concreti immediati, pur ponendo importanti precedenti per i futuri tentativi di integrazione regionale latinoamericana.
A partire dal 1827 le divisioni interne, le rivalità personali tra i generali della rivoluzione e i crescenti contrasti regionali minarono la fragile unità della Gran Colombia; la Convenzione di Ocaña, riunitasi tra aprile e giugno 1828 per riformare la costituzione del 1821, si concluse senza un accordo, e la frammentazione politica del progetto bolivariano divenne ormai inarrestabile.
Accusato da più parti di tendenze autoritarie per i pieni poteri che aveva finito per assumere nel disperato tentativo di tenere insieme la confederazione, Bolívar si dimise infine dalla presidenza nel 1830, mentre Venezuela ed Ecuador si separavano definitivamente dalla Gran Colombia, che di fatto cessava di esistere.
Malato di tubercolosi e ormai esausto, si ritirò verso la costa caraibica con l'intenzione di imbarcarsi per l'Europa, ma le condizioni di salute non gli permisero di completare il viaggio: si fermò a Santa Marta, in Colombia, dove trascorse gli ultimi mesi in relativa solitudine, sentendo ormai svanito il proprio sogno di un'America unita. Simón Bolívar morì all'età di quarantasette anni, lasciando un'eredità che avrebbe continuato a ispirare movimenti di indipendenza e di integrazione in tutto il continente americano, e che ancora oggi fa di lui la figura storica più venerata e discussa di tutta l'America Latina.
Frasi di Simón Bolívar
Per ora abbiamo un totale di 2 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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La caratteristica distintiva delle piccole repubbliche è la stabilità.
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