Biografia di Auguste Blanqui

Auguste Blanqui
Nazione: Francia    
Louis-Auguste Blanqui nacque a Puget-Théniers, Francia il giorno 8 febbraio 1805 e morì a Parigi il giorno 1 gennaio 1881. Fu rivoluzionario, attivista e uomo politico.

Era figlio di un convenzionale regicida divenuto sottoprefetto sotto il primo Impero, e fu educato a Parigi nell'istituto Massin, dove insegnava il fratello maggiore Adolphe, futuro economista liberale. Il padre, Jean Dominique Blanqui, era stato deputato girondino. Il contrasto tra le idee dei due fratelli, l'uno liberale e l'altro rivoluzionario, rimase un tratto distintivo della famiglia. Studiò legge e medicina a Parigi.

Nel decennio 1820 si avvicinò alla cospirazione repubblicana. Nel 1824 era membro della società rivoluzionaria dei Carbonari. Tra il 1827 e il 1830 divenne un rivoluzionario convinto. Frequentò i giovani rivoluzionari, partecipò a manifestazioni e scontri sulle barricate, e nel 1829 finì in prigione per la prima volta.

Alla rivoluzione di luglio del 1830 era di nuovo sulle barricate. Rimase deluso dall'esito di quella rivoluzione, che portò al trono Luigi Filippo e non cambiò la società, e ne trasse la convinzione che servisse un'organizzazione disciplinata e segreta. Fu influenzato dal comunista rivoluzionario Philippe Buonarroti. Nel 1832 affrontò un processo davanti alla corte d'assise e pubblicò la sua difesa; il testo è conservato come Défense du citoyen Louis Auguste Blanqui devant la Cour d'assises.

Negli anni Trenta la vita privata e politica si intrecciarono. Dopo un anno di carcere tornò all'attività rivoluzionaria e organizzò due società segrete con centinaia di aderenti operai; la moglie Amélie-Suzanne, a cui rimase molto legato, morì nel 1841. Fu catturato un mese dopo un tentativo di insurrezione e condannato all'ergastolo, e Luigi Filippo lo graziò per non farne un martire, ma Blanqui rimase in prigione con i compagni. Il dettaglio, che non è chiaro nel testo, riguarda l'insurrezione del 1839 organizzata con Armand Barbès.

Sotto la monarchia di luglio la sua figura divenne un simbolo. Il club repubblicano di cui era guida, la Société républicaine centrale, divenne il punto di riferimento dell'agitazione rivoluzionaria, e Blanqui il simbolo della volontà di lotta del proletariato parigino. Nel 1848 la sua attività fu intensa ma di breve durata. Gli fu concesso solo qualche mese di libertà. Nei primi anni del Secondo Impero tornò in prigione e vi rimase a lungo, soprattutto nelle fortezze come Belle-Île.

Nel 1865 la prigionia ebbe una svolta. I suoi giovani seguaci organizzarono un'evasione e lo portarono oltre confine, in Belgio. Tornò in Francia dopo l'amnistia del 1869 e nel 1870 guidò un nuovo tentativo di insurrezione, che fallì. Con la guerra franco-prussiana pubblicò il giornale La Patrie en danger, dove sostenne la difesa nazionale della Repubblica. Tra gli allievi che formò in quegli anni si possono ricordare Gustave Tridon, Raoul Rigault, Émile Eudes ed Édouard Vaillant, alcuni dei quali ebbero un ruolo nella Comune.

Il 1871 fu per lui un destino ironico. Fu scoperto e arrestato il 17 marzo, un giorno prima dello scoppio della Comune. I blanquisti vi ebbero una parte molto importante, e lui fu eletto presidente della Comune, ma il governo di Thiers rifiutò di liberarlo. La Comune offrì a Versailles tutti gli ostaggi, con l'arcivescovo in testa, in cambio del solo Blanqui.

Dal carcere condannò la repressione e firmò i suoi proclami con "Dungeon of Vincennes". Karl Marx, che pure aveva con lui un forte contrasto teorico, disse che Blanqui era il capo che era mancato alla Comune. La differenza di fondo, secondo un'analisi, era che Marx vedeva nella classe operaia una forza rivoluzionaria in sé, mentre Blanqui puntava sull'azione di una minoranza organizzata. Dalla prigionia, nel Fort du Taureau, venne anche un testo di argomento cosmologico intitolato L'Éternité par les astres (1872).

Gli ultimi anni lo videro liberato. Il 20 aprile 1879 fu eletto deputato a Bordeaux; l'elezione fu dichiarata invalida, ma Blanqui fu liberato e riprese subito la sua agitazione. Nel 1880 fondò il giornale Ni Dieu ni maître. Morì a Parigi a settantacinque anni, dopo averne passato in prigione più di trentatré. Fu soprannominato "l'Enfermé", il recluso, titolo del libro di Gustave Geffroy, una biografia romanzata e di parte, che rappresenta a tutt'oggi l'opera più famosa su di lui.

Gli studiosi lo considerano non solo un cospiratore, ma anche un pensatore a pieno titolo: il libro di Alan Spitzer sulle sue teorie rivoluzionarie mostra, secondo l'Encyclopedia, che Blanqui va preso sul serio come teorico, e Maurice Dommanget è indicato come il maggiore esperto di tutti gli aspetti della sua carriera.


Frasi di Auguste Blanqui

Per ora abbiamo un totale di 2 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Il capitale è lavoro rubato.


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